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Due spade di Damocle minacciano la crescita

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L'Analisi|i conti della manovra

Due spade di Damocle minacciano la crescita

Tra il 2001 e il 2005 la Germania superò le colonne d’Ercole di un rapporto deficit-Pil del 3 per cento, per finanziare le importanti riforme strutturali che irrobustirono enormemente l’economia del Paese. Si può immaginare la stessa efficacia per la manovra abbozzata nella Nadef, che ancora non c’è, ma già appare centrata prevalentemente sul sostegno dei consumi? E a che serve assumersi il pesantissimo rischio di calpestare le regole europee sui conti pubblici, se poi la crescita economica non arriva?

GUARDA IL VIDEO / Manovra, nottata di lavoro sul Def

È denso di dubbi l’ultimo rapporto del centro studi Confindustria. E il primo dubbio riguarda proprio quell’obiettivo di sviluppo dell’1,6 per cento programmatico, contro uno scenario tendenziale del 2019 che lo stesso CsC colloca a non più dello 0,9 per cento(anche per effetto del forte rallentamento dell'export già in atto).

Su quell’obiettivo pendono infatti due pesanti spade di Damocle. La prima è rappresentata dall’eventualità di un circolo vizioso di fenomeni negativi che si propagano dall’aumento dello spread all’economia reale. Occorre conteggiare in primo luogo il mero effetto di aumento del costo del debito pubblico: secondo i calcoli del CsC con uno spread di 300 punti base perdurante nel 2019 il costo delle emissioni aumenterà di 1,3 miliardi quest’anno e di 3,2 miliardi l’anno prossimo a fronte di un incremento del deficit pari a 7 miliardi rispetto a un indebitamento netto tendenziale del 2 per cento. Ma per valutare i danni da spread occorre tener conto anche dell’aumento del costo della raccolta bancaria e della discesa del valore di titoli pubblici nel portafoglio delle banche: due elementi che rendono il denaro più costoso e al tempo stesso più razionato pe le imprese e le famiglie. Per questa strada si arriva all’impatto sull’economia reale, che secondo alcuni è non inferiore allo 0,2 per cento del prodotto.

La seconda spada di Damocle sulla crescita del prossimo anno riguarda il comportamento delle famiglie. Occorre tener conto del fatto, ci spiega il rapporto Confindustria, che un aumento dell’incertezza fa sì che la gente decida di aumentare il proprio risparmio precauzionale. Chi risparmia molto ha paura del futuro, ha sottolineato anche il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia.

In altre parole, se le scelte della politica di bilancio non sono credibili, si tende a mettere più soldi da parte, non a spendere. Non basta: se, di fronte a un maggior deficit finalizzato a sostenere i consumi, le famiglie si attendessero che questa maggior spesa è permanente e che inevitabilmente in futuro sarà necessario aumentare le tasse, invece di consumare, esse aumenterebbero ancora il risparmio, vanificando anche per questa via l’impulso impresso sulla crescita. Tria ha assicurato che lo scostamento consistente nel rapporto deficit/ Pil vi sarà solo nel 2019. Non resta che confidare nella sua credibilità.

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