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Gp del Giappone, vince Hamilton. Affossati i sogni di Vettel

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formula 1

Gp del Giappone, vince Hamilton. Affossati i sogni di Vettel

Brillante, solare ma, come raramente accade, mesta, almeno per il pubblico italiano. Il GP del Giappone 2018 non potrà essere ricordato per la consacrazione definitiva di Hamilton, visto che secondo la matematica il campionato non è ancora suo letteralmente per un “soffio”, quanto per l'assenza di “disturbo” da parte della Ferrari, che ha avuto poca possibilità di farsi vedere in gara, partendo già da qualifiche mediocri per colpa di un errore tattico della squadra piuttosto grossolano sulla scelta delle gomme.

Un fatto ampiamente discusso che ha portato Vettel a partire molto indietro, trovandosi quindi a dover superare troppi avversari non coinvolti nella lotta mondiale ma che ancora una volta gli hanno messo i bastoni fra le ruote.

Ma il momento decisivo arriva con un contatto in parte “cercato” su Verstappen. Un sorpasso nella ripartenza da una safety car, arrivata nelle prime fasi di gara per colpa di detriti di una monoposto persi da Magnussen. A quel punto, dopo una partenza più che bella di Vettel e un inizio di rimonta, quando si trova davanti l'olandese tenta di infilarlo all'interno di una curva a sinistra, meno stretta rispetto a un'altra, sempre a sinistra, d'ora in poi per lui “maledetta” a Monza.

Tuttavia un contatto ritenuto soltanto “di gara” fra i due porta Max all'esterno con poco danno e Sebastian invece va in testa coda e deve aspettare il passaggio del diciottesimo prima di poter ripartire in sicurezza. Da lì una seconda rimonta su su fino al sesto posto, dietro a Raikkonen, alle due Red Bull, con Verstappen che supera Ricciardo non con poca fatica, e naturalmente alle due stelle d'argento. Un altro podio Inghilterra, Finlandia e Olanda, senza rosso neanche per sbaglio lì sotto, perché da oggi il campionato è senza dubbio perso, solo che bisognerà andare avanti con dignità e, “come al solito”, in ottica di sviluppo dell'auto futura.

Nessuna penalità per Verstappen, Ferrari paga il conto – Anche questa volta un contatto con Verstappen farà discutere e venire molti mal di pancia. L'olandese continua a collezionare penalità, spesso anche troppo leggere. Non è bastato scendere dal terzo al quinto posto a Monza. Non è bastato ricevere cinque secondi dai commissari anche oggi al quinto giro per un contatto con Raikkonen. A Monza Max non aveva dato abbastanza spazio a Valtteri sempre in una curva a sinistra: un contatto che aveva portato il secondo pilota Mercedes a tagliare una curva. Oggi invece i suoi contatti hanno portato danni a entrambe le rosse come senza troppa polemica ha ricordato a fine gara Maurizio Arrivabene, dicendo che senza quegli eventi le sue monoposto sarebbero state sicuramente da podio. Non si potrà certo dire che il mondiale sia stato perso oggi né per colpa di Verstappen, ma di sicuro l'episodio dell'attacco di Vettel, dove appare chiaramente che il pilota sia stato “ingaggiato” di mezza vettura già ben prima dell'entrata in curva, richiama a discussioni già affrontate in passato: c'è forse ancora troppa tolleranza con questo famoso golden boy della Red Bull? Si dirà che anche questa volta Vettel se la sia un po' cercata, ma se gli avversari non sono intimiditi dal regolamento allora questo sport ha un altro problema da analizzare con attenzione.

Il ricordo di Senna - A fronte di un Hamilton vicino al quinto titolo e in questo weekend visto in pole, primo sul podio e perfino più veloce in gara negli ultimi giri, non si poteva evitare l'accostamento ad Ayrton Senna che, d'altra parte, era già stato ricordato dagli organizzatori con l'incisione del nome sui premi di quest'anno. Ricorrono infatti i 30 anni dal primo titolo vinto qui dall'indimenticato brasiliano, quando il Giappone era il penultimo gran premio in calendario e Prost non faceva più di tanto paura, visto che per la regola degli scarti aveva ancora meno possibilità di avanzarlo rispetto a Vettel contro Hamilton a questo punto della stagione. Si corse sotto la pioggia e a Senna si spense anche il motore, scivolando ultimo come oggi è accaduto anche a Vettel. Ma di quel giorno si ricorda una rimonta memorabile fino al primo posto, nella quale Senna dichiarò anche di aver visto Dio, e da lì iniziò il suo mito. Lui da solo sotto il diluvio a un ritmo insostenibile per tutti: una scena vista anche molte altre volte negli anni a seguire. Fu una gara elettrizzante anche per altri motivi: si ricorda di aver visto ad esempio in testa anche un emergente Ivan Capelli sulla March.

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