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Conosci il mondo meglio di uno scimpanzé? Le 13 domande per mettersi…

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Conosci il mondo meglio di uno scimpanzé? Le 13 domande per mettersi alla prova

Prendete un test a risposta multipla: avete tre opzioni tra cui scegliere la risposta corretta e potete far conto solo sulle vostre conoscenze. Chi vi sfida è uno scimpanzé, qualcuno, cioè che non può far leva sulla propria cultura ma che sceglierà le risposte in modo del tutto casuale e che quindi, poniamo, ha la possibilità di indovinare solo un terzo delle risposte corrette. Siete certi di riuscire a batterlo? Dalla pare dello scimpanzé la fortuna, dalla vostra tutto ciò che sapete e che avete imparato negli anni. Riuscirete a indovinare una percentuale di risposte superiore al 33%? Provateci rispondendo a queste tredici domande di una prova internazionale che ha visto migliaia di persone misurarsi con queste domande.

Com'è andata? Se non siete riusciti a far meglio dello scimpanzé, non disperate: siete in buona compagna. Ve lo garantisce Hans Rosling, un medico svedese scomparso lo scorso anno, che per anni ha girato il mondo tenendo numerose conferenze sottoponendo queste domande a molti soggetti per spiegare quanto sia importante conoscere davvero il mondo in cui viviamo, per poterlo affrontare e migliorare. Proprio lui ha posto la questione in forma di sfida tra umani e scimpanzè: una provocazione, se volete, ma fino a un certo punto.

“Decisori” alla prova
Al di là del gioco, infatti, la questione è molto seria e riguarda tutti ma in particolare quella che in qualche modo definiamo classe dirigente: politici, rappresentanti di istituzioni sovranazionali, ma anche imprenditori, finanzieri, esperti che a vario livello guidano i processi di trasformazione della nostra società. Sono adeguatamente preparati a prendere le decisioni giuste? Che conseguenze avrebbe una scelta di politica economica, per esempio, presa senza conoscere la realtà su cui si applica o sulla base di una cattiva interpretazione della realtà? Teoricamente non fa una piaga: la classe dirigente è tale ed è selezionata a questo compito – ciò prevede l’assunto – proprio in ragione delle competenze che ha per governare il mondo. L'esperienza insegna che non è così: la crisi finanziaria del 2008 e il fallimento Lehman sono l'ultima testimonianza vivente che ce lo ricordano.

“L’Italia Solo il 37% degli italiani sa rispondere alle tre domande chiave in materia su inflazione, diversificazione e tassi di rendimento”

 

Lo sottolinea lo stesso Rosling che nel suo libro Factfulness racconta come abbia sottoposto questi quiz a un gruppo di decisori molto prestigioso a Davos, la cittadina svizzera dove ogni anno d'inverno si riuniscono i “grandi” della terra. La platea era composta da ministri, presidenti, leader politici, banchieri, influencer di diversi ambiti e, racconta Rosling senza indicarne il nome, un ex segretario generale delle Nazioni Unite.

Fatti, convinzioni e opinioni
Ebbene, anche i partecipanti a quel convegno hanno ottenuto un risultato assolutamente in linea con quello realizzato da altri platee: in media le risposte corrette sono state il 12%, meno della metà di quanto avrebbe realizzato lo sfidante (lo scimpanzè).

Istruzione, vaccini, demografia: ogni giorno sentiamo o leggiamo notizie che riguardano queste materie, magari sotto forma degli aggiornamenti sui migranti, sulle pensioni, sulla salute. Ci facciamo delle opinioni su questo ma è lecito dubitare che ciò accada in modo fondato, se poco più di una persona su dieci ha una cognizione fondata sul mondo che ci circonda. E lo non lo dice solo il compianto Hans Rosling.

Un recente sondaggio internazionale di Ipsos ha analizzato lo spread tra realtà e percezione, la differenza per esempio tra quanti sono gli immigrati presenti in un paese e quanti i cittadini di quel paese ritengono che siano. La differenza tra realtà e percezione è rilevante in alcuni paesi e l'Italia detiene il primato dello spread maggiore: a fronte di un 9% di popolazione di origine migrante presente sul territorio il percepito è pari al 26% in Italia, così come in Francia e in Germania, dove però la quota di extracomunitari sulla popolazione residente è maggiore (12%). Analogo discorso sul tema demografico: alla domanda quanti sono gli under14 in percentuale sulla popolazione residente gli ungheresi ritengono siano il 28% contro il 15% effettivo, gli italiani il 26% contro un effettivo 14%, mentre in Irlanda il percepito dice 33% contro un 22% effettivo.

Insidia fake news
Non è solo un gioco: se si ha una percezione errata della realtà siamo sicuri che le nostre opinioni siano fondate su dati concreti o su fake news? Sappiamo bene come la proliferazione di notizie infondate online possa condizionare l’orientamento politico di milioni di elettori, come accaduto nel recente passato. Gli stessi social network sono passati ai ripari, per frenare la proliferazion edi account falsi, che diffondono notizie infondate, spesso gravemente lesive dell’onorabilità e dell’immagine di alcune persone. Ma ciò non basta: il rischio di non distinguere notizia fondata e verificata da una testata e una bufala resta alto. E per questo è necessario che il pubblico sviluppi una preparazione la più adeguata possibilie per distinguere ciò che fake e ciò che è attendibile. È dura, ma è molto importante.

La “maleducazione finanziaria”
Il tema non è solo politico, ma anche economico e finanziario: il risparmio per gli italiani ha un grande valore, ma solo il 37% degli italiani sa rispondere alle tre domande chiave in materia su inflazione, diversificazione e tassi di rendimento. Come mettere a frutto il proprio denaro con la scelta giusta se non conosciamo gli elementi di base del risparmio (appunto inflazione, diversificazione e redimenti) e la nostra alfabetizzazione finanziaria è insufficiente? Occorre dedicare un po’ del nostro tempo alla cura dei nostri soldi, come spiega Annamaria Lusardi, che guida il Comitato per l’educazione finanziaria.

Sappiamo come va a finire in genere: ci fidiamo delle persone che riteniamo affidabili. I molti casi di risparmio tradito, per non parlare di tutti gli errori che noi e i nostri conoscenti abbiamo fatti in materia di denaro, testimoniano di quanto sia fallace fidarsi e delegare ad altri. Gestire il proprio intermediario o consulente non è cosa da poco: necessita competenze, tempo, attenzione.

Quando ci sono in gioco i risparmi di una vita - con gli obiettivi, i sogni da realizzare che quel denaro è chiamato a produrre -, la questione non può essere presa sotto gamba. A questo punto sorge un sospetto: che sia più semplice imparare i rudimenti della finanza personale che rischiare tutti nostri soldi (e i nostri sogni, i nostri progetti che produrranno) affidandoli alla persona che crediamo sia quella giusta. Che la chiamiate educazione finanziaria o alfabetizzazione finanziaria è un po’ come la salute: la devi curare quando ce l’hai e prevenire i problemi.

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