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Caccia ai falsi invalidi, se l'Inps premia i medici a cottimo

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Caccia ai falsi invalidi, se l'Inps premia i medici a cottimo

Ansa
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Medici Inps a caccia di falsi invalidi con l'incentivo di un premio “a cottimo”. Una misura prevista dalla determinazione presidenziale n. 24 firmata dal presidente dell'Istituto nazionale della Previdenza sociale Tito Boeri, che prevede tra gli indicatori di efficacia dei medici - da considerare ai fini della «retribuzione di risultato» - il numero di «revoche prestazioni invalidità civili». In sostanza secondo il «Piano delle Performance 2018-2020» oggetto della determinazione, l'Inps riconoscerà un incentivo economico ai medici dell'area medico-legale in base a quante prestazioni per malattia e invalidità riusciranno a revocare. E la loro efficienza sarà valutata anche in base a quanto faranno “risparmiare” l'Istituto, tagliando o abbassando il grado di invalidità da riconoscere durante le visite di accertamento.

Per saperne di più: la relazione annuale del Presidente dell'Inps Tito Boeri

Rischio caccia alle streghe
Un criterio che potrebbe innescare una vera caccia alle streghe, con il rischio di andare ben oltre l'auspicabile obiettivo di stanare i furbetti. Il pericolo dietro l'angolo è infatti che i medici Inps - molti dei quali tra l'altro precari e con contratti a termine - sotto la spinta dei possibili aumenti in busta paga perdano di vista il corretto criterio di «terzietà» e la necessaria distanza psicologica, con il triste risultato di vessare chi invalido lo è davvero. La vicenda è stata sollevata da un articolo de «Il Fatto quotidiano» e ha subito provocato un vespaio di reazioni e polemiche. A partire dall'Ordine dei medici FnomCeo, il cui presidente Filippo Anelli ha stigmatizzato il provvedimento Inps e invitato i medici all'obiezione di coscienza, tutelando in primis gli invalidi, come deontologia comanda.

Anmic all’attacco
Tra i primi a scendere in campo, anche l'Associazione nazionale mutilati e invalidi civili (Anmic): «È scandaloso creare un sistema nel quale si premiano con forti aumenti della retribuzione - sottolinea il presidente nazionale Anmic, Nazaro Pagano - i medici legali Inps che negheranno legittimi diritti a cittadini con disabilità, innescando in tal modo sfiducia nei loro giudizi, a causa dell'oggettivo conflitto di interessi che si verrà a creare. I medici legali devono poter decidere solo in base a scienza e coscienza. Come associazione di rappresentanza e tutela delle persone con disabilità chiediamo all'Inps che tale disposizione venga subito ritirata perché eticamente inaccettabile. Gli obiettivi di bilancio dell'Istituto- dichiara la Anmic - non possono essere raggiunti violando norme deontologiche dei medici a scapito di migliaia di cittadini indifesi».

Il chiarimento Inps: incentivi regionali, nessun interesse privato
La risposta dell'Inps nega che ci sia un potenziale conflitto di interessi e chiarisce che nel caso dei medici, tra i molteplici fattori che valutano la loro attività gli indicatori economico-finanziari considerano nello specifico gli effetti collegati alle attività relative alle “Revoche Prestazioni invalidità civile”, “Visite mediche di controllo”, “Azioni Surrogatorie”. Indicatore che incide mediamente - sottolinea l'Inps – per l'1,7% della totale della retribuzione. Fatta questa premessa, l'Inps precisa che «la performance relativa alle revoche è valutata a livello regionale. Ciò significa che concorrono quindi al risultato tutti i medici della regione. Per questo riesce arduo immaginare che un singolo professionista possa incidere sul risultato finale della retribuzione attesa, vista tra l'altro la bassa incidenza dell'indicatore in questione sulla performance complessiva».

«Incentivo collettivo» e non interesse privato
Non ci sarebbe pertanto, ribadisce l'istituto, un privato interesse economico. «C'è invece un incentivo collettivo - spiega - a essere più efficienti e scrupolosi nei giudizi medici e, soprattutto, nelle valutazioni relative al possibile mutamento della malattia che potrebbero comportare un miglioramento più rapido rispetto ai tempi standard previsti per legge e, pertanto, potrebbe tradursi in un risparmio per l'Inps e quindi per la collettività. Troviamo, infine, fortemente lesiva della professionalità dei medici Inps l'insinuazione secondo cui reagirebbero a questi incentivi non rispettando il codice deontologico, che ha da sempre ispirato ogni giudizio medico legale dell'istituto. Di questo comportamento rispondono alla giustizia penale e civile e allo stesso Ordine dei Medici da cui non abbiamo mai avuto segnalazioni di comportamenti non corretti».

Pagano (Anmic): «Risposta fumosa, resta il baratto»
Un chiarimento che non convince l'Associazione degli invalidi. «È una risposta articolata - commenta Pagano, presidente Anmic - ma fumosa. Per noi vale quello che è scritto nella determina, dove sono previsti degli incentivi a fronte di tagli alle prestazioni di invalidità. È la prima volta che veniamo a conoscenza di questo baratto sull'invalidità civile. Una misura che conferma i nostri sospetti di eccessiva severità di alcune commissioni. Io non metto in dubbio la deontologia professionale dei medici, ma come si fa a non sospettare che la valutazione venga influenzata da un interesse economico personale del medico. Il cittadino non può non pensare che ci sarà un accanimento. Non è così che si fa la caccia ai furbi. Chiediamo all'Inps di farci avere i dati reali sul problema e di attualizzare in maniera efficiente il sistema di valutazione e verifica delle invalidità. Infine, sul fenomeno dei falsi invalidi, che va sicuramente contrastato, resta da chiarire un elemento certamente non da poco: chi controlla il controllore?».

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