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Ema, Governo ed europarlamentari vogliono riaprire la partita sulla sede

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L'Inchiesta |interrogazioni m5S, Lega e Pd

Ema, Governo ed europarlamentari vogliono riaprire la partita sulla sede

Il Governo e gli europarlamentari italiani non mollano la presa sulla possibilità di riaprire i giochi sulla sede dell'Agenzia europea del farmaco (Ema). Nella riunione convocata ieri alla Farnesina con i rappresentanti del ministero della Salute, dell’Avvocatura dello Stato, della Regione Lombardia e del Comune di Milano, il ministro Enzo Moavero Milanesi ha annunciato che il Governo presenterà nuove memorie, atti e documenti a sostegno del procedimento avviato presso la Corte di Giustizia europea e si è impegnato a sostenere la causa intentata dal Comune di Milano presso la stessa corte. L’Italia, dunque, non molla la presa.

GUARDA IL VIDEO / Case, scuole e personale: i nodi di Ema ad Amsterdam

Nelle stesse ore, dopo le inchieste del Sole-24 Ore sui problemi e sul contenzioso legale tra la stessa Agenzia e Canary Wharf T1 Ltd proprietaria dell'immobile londinese preso in affitto dall’Ema, il Movimento 5 Stelle, Lega e Partito Democratico hanno presentato pressoché contemporaneamente tre interrogazione parlamentari alla Commissione europea. Gli eurodeputati italiani denunciano l’incertezza sui costi del trasferimento e sui tempi della costruzione della nuova sede, e chiedono di riaprire i giochi sull’assegnazione.

La posizione del M5S

«Oggi i fatti smentiscono l'impegno assunto dalla Commissione – scrivono gli europarlamentari Piernicola Pedicini, Eleonora Evi e Marco Valli – poiché né il Consiglio né l'Olanda forniscono al Parlamento gli aggiornamenti concordati inerenti lo stato dei lavori dell'edificio Ema e nessuna istituzione sembra preoccuparsi dell'esplosione dei prezzi delle case ad Amsterdam, del piano di ridimensionamento dello scalo aeroportuale, un punto forte dell'offerta olandese, della mancanza di insegnanti per le scuole internazionali, della circostanza che non solo l'Ema non ha ottenuto 40 agenti contrattuali supplementari a tempo determinato, ma ne ha persi addirittura 135, delle mutate condizioni salariali, ostacolo all'assunzione dei migliori profili».

I tre europarlamentari chiedono quindi alla Commissione quali misure stia adottando per assicurare l'operatività piena di Ema, quando saranno forniti al Parlamento e ai cittadini informazioni sullo stato dei lavori necessari al trasferimento e quali accorgimenti siano stati presi per evitare spreco di denaro pubblico e un potenziale danno erariale. L'interrogazione si chiude con la domanda se siano stati calcolati i nuovi costi del trasferimento alla luce della richiesta di indennizzo che a gennaio la Corte di giustizia del Regno Unito potrebbe riconoscere a Canary Wharf T1 ltd.

Le dichiarazioni dei tre europarlamentari
«Su Ema avevamo ragione – sottolineano Pedicini, Evi e Valli –. Lo stato dei lavori dell'edificio in costruzione ad Amsterdam è in vergognoso ritardo. Inoltre, i costi previsti per il trasferimento sono lievitati fino a prefigurare un beffardo danno erariale nei confronti dei cittadini europei. Questo inutile spreco di denaro pubblico poteva essere evitato ammettendo che Amsterdam non era e non è pronta a ospitare l'Agenzia del farmaco. La nostra posizione è semplice: bisogna dare a Milano l'opportunità di ritornare in gioco perché è la soluzione più pratica per i dipendenti dell'Ema, più conveniente per i contribuenti europei e più veloce visto che garantisce la continuità operativa. Milano è pronta», concludono i tre europarlamentari.

Le domande della Lega

Anche gli eurodeputati della Lega, Danilo Oscar Lancini e Mario Borghezio, hanno presentato un'interrogazione che ricorda come la stessa Ema abbia comunicato che perderà più personale rispetto a quello inizialmente previsto e che non tutti i dipendenti attualmente impiegati si trasferiranno da Londra ad Amsterdam a causa dei salari inferiori.

Lancini e Borghezio chiedono alla Commissione europea se ritenga ancora valida la valutazione fornita prima dell'assegnazione e se valuti la possibilità di riaprire la procedura di assegnazione. L'interrogazione fa innanzitutto notare che «la stessa Agenzia prevede una perdita di circa il 30% del personale oltre che un alto grado di incertezza riguardo la fidelizzazione della forza lavoro a medio termine».

L'interrogazione prosegue dicendo che «Ema dovrà riorganizzarsi per far fronte alle attività ritenute fondamentali, ridimensionare temporaneamente le attività secondarie e non intraprendere nuove attività nel 2019, ed è previsto anche un ridimensionamento della collaborazione a livello internazionale. La ridotta capacità operativa ha un impatto diretto sull'approvazione di medicinali per lunghi periodi di tempo. Le potenziali ricadute negative sono quindi sia sulla salute pubblica che per il mercato dei farmaci».

Le richieste del Pd

Anche l'europarlamentare del Pd Patrizia Toia mette l'accento, attraverso un'interrogazione parlamentare, sui conti, sui costi e sulle procedure del trasferimento dell’Ema. Toia denuncia che, paradossalmente, «il Parlamento europeo non è stato adeguatamente coinvolto nella individuazione della sede definitiva, che è ancora in atto un ricorso da parte del Comune di Milano alla Corte europea di Giustizia e che permangono dubbi sulla possibilità che la sede, seppure provvisoria, dell'Agenzia europea del farmaco ad Amsterdam sia disponibile entro marzo 2019».

L'interrogazione si conclude con una tripla richiesta alla Commissione: valutare l'opportunità di riaprire la procedura di assegnazione, sapere se è in possesso dei dati relativi ai costi già sostenuti per il trasferimento e avere una stima dell'ammontare necessario, a carico del bilancio europeo, per coprire i costi aggiuntivi legati alla mancata disponibilità di una sede nel 2019 e all'eventuale perdita della causa con Canary Wharf T1 ltd.

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