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Falsi invalidi, Inps: le verifiche dei medici non seguono obiettivi finanziari ma linee guida valide

Caccia ai falsi invalidi incentivata da premi in busta paga per i medici legali dell'Inps. La notizia della determina dell'Istituto ha allarmato le associazioni delle persone con disabilità e suscitato forti reazioni, come quella dell'Ordine dei camici bianchi (FnomCeo), che ha invitato i professionisti all'obiezione di coscienza, e della stessa ministra della Salute Giulia Grillo, che ha bocciato la misura come contraria alla deontologia dei medici. Ma i furbi vanno stanati, anche per garantire chi ha realmente diritto alle tutele previste dalla legge. La «carota» dell'aumento retributivo inficia realmente l'azione di verifica delle commissioni? Ne parliamo con il coordinatore generale medico legale dell'Inps, Massimo Piccioni.

Questa misura ha generato una diffusa sfiducia tra i cittadini. Come si possono rassicurare gli invalidi veri?
Come li abbiamo sempre rassicurati, ovvero attraverso i giudizi medico legali espressi dai medici dell’Istituto nella loro più totale autonomia tecnico professionale.

Ovviamente il sospetto è quello di una possibile mancanza di terzietà del medico, anche se l’incentivo è a livello regionale, come chiarito dalla vostra risposta. Quali sono i meccanismi che possono scongiurare questo rischio?
L’unico strumento di riferimento a cui deve ispirarsi l’azione i medici dell’Istituto è rappresentato da quanto previsto dalle norme di legge, vale a dire le tabelle sugli stati invalidanti. I medici debbono poi applicare le linee guida che l’Inps ha emanato nel corso degli anni a tutela dei soggetti disabili. Quindi non c'è nessun rischio di condizionare l’autonomia tecnico professionale dei medici da questa determinazione. Che tra l’altro riguarda unicamente un settore dell’attività assistenziale, ovvero le revisioni ordinarie.

Ci può spiegare meglio?
Le revisioni ordinarie sono attività ereditate dalle commissioni Asl, perché la competenza è passata all’Inps dal 2014. Quindi non riguardano gli accertamenti degli stati invalidanti in generale, ma solamente quei soggetti per i quali è stato espresso un giudizio medico legale nel tempo che prevedeva una rivedibilità dopo un certo numero di anni. Quindi si tratta solo di questo campione di soggetti, non di prime domande. Soggetti quindi che avevano una prestazione a scadenza. Che devono essere sottoposti nuovamente a visita e per i quali era stata già intravista una possibilità di miglioramento. Quindi il medico dovrà verificare se permangono i requisiti sanitari o se lo stato morboso del soggetto è migliorato.

Allora la caccia ai falsi invalidi chi la fa?
Questo è un concetto giudiziario. I medici possono solo accertare la permanenza di un diritto. Se a distanza di tempo la valutazione è diversa, non necessariamente il soggetto era allora un falso invalido. Questo è la magistratura che lo accerta.

Quindi nessun rischio di accanimento?
Il rischio è solo in positivo. I medici dell'Inps hanno avuto indicazioni di ridurre ai casi strettamente necessari la posizione di rivedibilità, che in passato era utilizzata in eccesso. L’obiettivo è stato proprio quello di evitare un disagio al cittadino.

Il fenomeno dei furbi come va ridimensionato? Ci sono stime attendibili?
L’unico riferimento sono i piani di verifica straordinari approvati dal legislatore. In Italia purtroppo il quadro è disomogeneo. La revoca della prestazioni è un provvedimento amministrativo e non sanitario. Un medico può accertare o non accertare una percentuale di invalidità, ma i limiti reddituali da cui deriva l’erogazione della prestazione sono indipendenti dallo stato invalidante. Il vero problema è che lo strumento che il legislatore ha messo a disposizione delle commissioni risente di una certa discrezionalità tabellare. Una delle iniziative dell’istituto è stata quella di revisionare le tabelle delle percentuali invalidanti, che risalgono al lontano febbraio del 1992.

L’associazione degli invalidi chiede infatti, oltre a dati reali, anche un’attualizzazione dei sistemi di verifica, anche perché tante malattie rare non sono comprese. Concorda?
Sono totalmente d’accordo.

E che tempi avrà secondo lei questa revisione?
Dipende dal legislatore. Alcuni anni fa il ministero della Salute istituì una commissione per ridefinire le tabelle, la Conferenza Stato Regioni e le commissioni sanitarie di Camera e Senato espressero parere negativo e poi non se ne è fatto più niente.

C'è anche una responsabilità interna all’Inps e le associazioni delle persone con disabilità richiamano la necessità di controllare il controllore. Che ne pensa?
Innanzitutto va detto che l’Anmic, così come l’Unione italiana ciechi e l’Ente nazionale sordi sono enti che hanno garantite per legge la presenza del loro medico nelle commissioni. E io non ho avuto mai notizia di giudizi medico legali su cui i medici rappresentanti delle associazioni di categoria abbiano espresso un parere diverso da quello dei medici della stessa commissione. La garanzia la deve dare il loro medico.

Quindi le responsabilità sono diversificate?
Sì. Ognuno ha la sua responsabilità. Le nostre commissioni mediche si adoperano non solo per tutelare i diritti dei cittadini ma rendono trasparente qualsiasi passaggio del proprio operato. Anche perché tra l’altro va ricordato che tutto il processo è tracciato e informatizzato. Quindi se ci sono delle anomalie - e il margine di errore su due milioni di giudizi ci può essere - è sempre possibile migliorare. Ma credo che rispetto al passato le linee guida che abbiamo emanato siano una garanzia per i veri disabili. Nello stesso tempo ci occuperemo anche di verificare se coloro che hanno avuto prestazioni economiche in passato ne hanno ancora diritto. Se non ce l'hanno, revocheremo la prestazione. Ma non è detto che questo soggetto sia stato un falso invalido, può essere migliorato o può significare che c'è stato un errore di valutazione in passato.

Ci sono però anche dei precisi obiettivi di risparmio per regione stabiliti dall'Inps. Come si sposa questo con l’autonomia del medico legale?
Il medico non può agire sulla base di obiettivi finanziari. Deve ispirare la sua azione alla dottrina medico legale e alle linee guida delle società scientifiche, in particolare della Società italiana di medicina legale, e alle linee guida dell'Istituto. Il medico deve lavorare bene.

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