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Spread, quando Grillo e M5s dicevano che era pericoloso per l’economia

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la lettera del 2011 a napolitano

Spread, quando Grillo e M5s dicevano che era pericoloso per l’economia

I tempi cambiano. Lo spread non sembra impensierire più di tanto il vicepremier Luigi Di Maio che ostenta sicurezza e incalza: «Questa storia dello spread a 400 è solo un modo per terrorizzare i cittadini». Ma qualche anno fa, nel luglio 2011, ai tempi del governo Berlusconi, pochi mesi prima dell’arrivo di Mario Monti, Beppe Grillo, causa impennata spread, scrisse una lettera accorata all’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiedere di intervenire (dicendosi preoccupato per le banche) e cambiare persino presidente del consiglio.

«L'Italia è vicina al default - scriveva Grillo sul blog - i titoli di Stato, l'ossigeno (meglio sarebbe dire l'anidride carbonica) che mantiene in vita la nostra economia, che permette di pagare pensioni e stipendi pubblici e di garantire i servizi essenziali, richiedono un interesse sempre più alto per essere venduti sui mercati. Interesse che non saremo in grado di pagare senza aumentare le tasse, già molto elevate, tagliare la spesa sociale falcidiata da anni e avviare nuove privatizzazioni. Un'impresa impossibile senza una rivolta sociale».

Per il fondatore del M5s «il Governo è squalificato, ha perso ogni credibilità internazionale, non è in grado di affrontare la crisi che ha prima creato e poi negato fino alla prova dell'evidenza. Le banche italiane sono a rischio, hanno 200 miliardi di euro di titoli pubblici e 85 miliardi di sofferenze, spesso crediti inesigibili. Non sono più in grado di salvare il Tesoro con l'acquisto di altri miliardi di titoli, a iniziare dalla prossima asta di fine agosto. Ora devono pensare a salvare se stesse».

In questa situazione l’invito al capo dello Stato è a non restare inerte. «Lei ha il diritto-dovere di nominare un nuovo presidente del Consiglio al posto di quello attuale. Una figura di profilo istituzionale, non legata ai partiti, con un l’unico mandato di evitare la catastrofe economica e di incidere sulla carne viva degli sprechi. Gli italiani, io credo, sono pronti ad affrontare grandi sacrifici per uscire dal periodo che purtroppo li aspetta, ma solo a condizione che siano ripartiti con equità e che l’esempio sia dato per primi da coloro che li governano». E ancora: «Credo che lei concordi con me che con questo governo l'Italia è avviata al fallimento economico e sociale e non può aspettare le elezioni del 2013 per sperare in un cambiamento».

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