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Conte visita l’Etiopia: «Primi dopo l’accordo di pace con l’Eritrea»

Il viaggio del premier Conte in Etiopia avviene in un momento particolare per Addis Abeba: il 16 settembre a Gedda il paese ha sottoscritto un trattato di pace con l’Eritrea che ha posto fine al conflitto più grave del Corno d’Africa. Il capo del Governo incontra il primo ministro etiope Abiy Ahmed Ali, domani sarà la volta del leader eritreo Isaias Afewerki. Grazie all’intesa sono ripresi i rapporti diplomatici, ripristinati i collegamenti telefonici e aerei e riaperte le frontiere terrestri, rilanciando così i commerci lungo uno dei confini che solo pochi mesi fa era uno dei più militarizzati al mondo e consentendo all’Etiopia, Paese senza sbocchi sul mare, di tornare ad accedere ai porti eritrei.

Conte: «Primi a fare visita a Etiopia ed Eritrea dopo l’accordo di pace»
L’Etiopia è un partner prioritario dell’Italia e dell’Unione Europea nell’Africa sub-sahariana. «L’Italia è il primo paese occidentale a fare visita all’Etiopia dopo lo storico accordo di pace con l’Eritrea, Paese dove mi recherò domani - scrive il presidente del Consiglio sul suo profilo Instagram -. Oggi pomeriggio incontrerò anche la comunità italiana che vive e lavora qui e domani farò visita ad alcune nostre realtà industriali che operano sul territorio».

L’Italia punta a gestire la stabilizzazione di Etiopia ed Eritrea
Dopo la pacificazione tra i due paesi, l’Italia punta a favorirne la stabilizzazione, ricamandosi un ruolo di primo piano. Già in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, a fine settembre, il ministro degli Affari esteri Moavero ha incontrato i ministri degli Esteri dei due paesi: Workneh Gebeyehu per l’Etipoia e Osman Saleh per l’Eritrea. In quell’occasione i due hanno chiarito che parteciperanno alla Conferenza Italia-Africa, che si terrà alla Farnesina il 25 ottobre. «L’Italia è pronta ad accompagnare la crescita economica e lo sviluppo sostenibile di Etiopia e Eritrea, mediante una strategia articolata, con investimenti, interventi di cooperazione e programmi di educazione e formazione professionale, per valorizzare il capitale umano dei due Paesi», ha spiegato il responsabile della Farnesina.

La spinta dei migranti
Senza dimenticare poi un altro aspetto, quello dei flussi dei migranti. Da questa regione, infatti, provengono dal 20 al 25% delle persone che tentano di raggiungere la Libia, e quindi l’Italia.

Dal 2004 per l’economia di Addis Abeba una crescita a doppia cifra
Per l’Italia si delineano dunque prospettive economiche e commerciali. Negli ultimi anni l’economia dell’Etiopia è cresciuta a doppia cifra (oltre 10% di crescita media del Pil dal 2004), uscendo dalla trappola del sottosviluppo e della povertà. La fase di espansione è stata però seguita da una flessione in coincidenza della crisi finanziaria internazionale. Adesso l’economia è di nuovo in ripresa. Si stima che manterrà un buon trend, con un tasso di crescita tra il 7 e l’8% annuo, anche nei prossimi anni.

Prospettive positive per l’Fmi
Stando allo scenario delineato dal Fondo monetario internazionale, attualmente l’Etiopia è il Paese che ha il più alto tasso di crescita tra gli stati dell’Africa sub-sahariana non produttori di petrolio e il terzo più alto se si considerano anche i Paesi produttori.

Un mercato da 90 milioni di persone
Un mercato da quasi 90 milioni di persone, l’economia si basa ancora prevalentemente sull’agricoltura, ma l’industria si sta sviluppando. La crescita del mercato interno ha posto le basi per un’industria manifatturiera di piccola scala nell’ambito dei prodotti di consumom e per l’affermazione di un artigianato locale. Il sistema ha compiuto passi in avanti: attualmente copre circa il 40% del Pil. Il settore minerario, infine, rappresenta soltanto lo 0,5% del prodotto interno lordo ed è principalmente incentrato sull’estrazione e sulla vendita di oro. L’Etiopia ha un grande potenziale di sviluppo nel settore agricolo, agro-industriale, nel tessile, nell’industria della pelle e nel settore energetico.

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Interscambio Italia-Etiopia in crescita costante
Per quanto riguarda l’interscambio commerciale con l’Italia, ancora al di sotto delle potenzialità e fortemente concentrato, è cresciuto costantemente negli anni, fino a raggiungere 365 milioni di euro nel 2015 (di cui 307 milioni di export italiano). L’Italia è il nono cliente e il quinto fornitore a livello mondiale; il secondo partner commerciale; primo fornitore e terzo cliente a livello europeo. Circa la metà dell’export italiano è basato su macchinari e apparecchiature, in particolare macchine industriali specializzate e di impiego generale. Segue il comparto degli autoveicoli, rimorchi e semirimorchi. Per quanto riguarda le importazioni, si concentrano, per circa i due terzi, nel settore agricolo (caffè, semi oleaginosi e altri prodotti di colture permanenti) e per il restante terzo nelle produzioni conciarie e tessili. Questi dati non tengono conto del fenomento delle triangolazioni (via Paesi del Golfo) e dei beni prodotti da aziende italiane presso stabilimenti in Paesi terzi (ad esempio, Iveco in Cina e Piaggio in India).

Comunità italiana limitata ma ben inserita
Nel biennio 2017-2018 l’Italia, che ha un rapporto storico con l’Etiopia - nel paese è presente una comunità italiana limitata ma ben inserita, con la parentesi del regime di Menghistu, che ha costretto molti a lasciare il Paese per poi farvi ritorno dopo il 1991 - ha erogato crediti di aiuto per 47 milioni di euro. Ha donato oltre 81 milioni di euro per interventi di sviluppo e umanitari non solo in quel paese, ma anche in Somalia ed Eritrea. Gli stanziamenti potrebbero aumentare, anche in funzione della stabilizzazione della regione.

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