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Def, sì delle Camere. Priorità quota 100 e «avvio»…

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le indicazioni m5s-lega al governo

Def, sì delle Camere. Priorità quota 100 e «avvio» reddito di cittadinanza

(ANSA)
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Cinque pagine che registrano il «sostanziale fallimento delle politiche perseguite negli scorsi anni» e l’urgenza di «invertire le tendenze inerziali» attraverso una «netta discontinuità». Nella risoluzione di maggioranza discussa e approvata in giornata sia al Senato che alla Camera (161 sì e 109 no a Palazzo Madama, 331 favorevoli e 191 contrari a Montecitorio), anticipata dal Sole 24 Ore, i capigruppo di Lega e M5S, Massimilano Romeo e Stefano Patuanelli, difendono le misure contenute nella Nota di aggiornamento al Def e le previsioni di crescita ritenute inattendibili da Upb e Bankitalia.

IL DOCUMENTO /1 - La Risoluzione della maggioranza al Senato

L’impegno che si chiede al Governo nella manovra è quello di attuare «misure di riduzione del cuneo fiscale correlata all’offerta di rapporti di lavoro stabili con i giovani più meritevoli», quota 100 per le pensioni, «l’avvio del reddito di cittadinanza, della pensione di cittadinanza e rafforzamento dei centri dell’impiego», una cabina di regia al Mef in coordinamento con la presidenza del Consiglio sulla revisione della spesa , la cabina di regia sugli investimenti appena inaugurata a Palazzo Chigi. Ma c’è anche l’invito a mettere in campo azioni di contrasto al calo demografico e al fenomento delle “culle vuote”.

IL DOCUMENTO /2 - La Risoluzione della minoranza al Senato

Le richieste all’Esecutivo includono anche «un graduale azzeramento dal 2019 del Fondo per il pluralismo - quota del Dipartimento informazione editoria» ma assicurando il pluralismo dell’informazione e la libertà di espressione, il potenziamento degli investimenti pubblici e privati in intelligenza artificiale e tecnologie, la revisione dell’attuale modello di difesa «riducendo le spese militari, razionalizzando i sistemi di difesa» tranne la ricerca ad alto contenuto tecnologico e «salvaguardando i livelli occupazionali».

Non poteva mancare la sollecitazione a proseguire nel percorso di autonomia delle Regioni ex articolo 116 della Costituzione, a partire da Lombardia e Veneto dove si è già tenuto il referendum. Tra i Ddl collegati alla manovra si chiede di includere quello sulla dsabilità, cavallo di battaglia della Lega, una delega per il riassetto dell’Avvocatura dello Stato e un’altra per riformare «alcuni istituti disciplinati dal Codice civile». Quali non è dato sapere.

Nella risoluzione c’è anche un altro passaggio, stavolta caro ai Cinque Stelle: la raccomandazione a implementare in tempi rapidi la Banca per gli investimenti, «anche prevedendo un coinvolgimento di Banca d’Italia e Cassa depositi e prestiti» e pure per gestire ed erogare direttamente incentivi e finanziamenti all’economia reale. Sull’unione bancaria l’invito è a «promuovere iniziative a livello europeo» per correggerla, al fine di «non esporre il sistema finanziario nazionale a condizioni di precarietà».

Al documento della maggioranza fa da contraltare la risoluzione di minoranza del Pd sottoscritta dai senatori Misiani, Manca, Marino, Stefano, Ferrari, Cirinnà, Collina, Bini e Rossomando. Sei pagine che denunciano i ritardi e la confusione che hanno accompagnato il varo della Nadef, determinando secondo i dem «una componente di instabilità di natura endogena» che ha «pesantemente concorso» alla revisione al ribasso della stima di crescita del Pil per il 2018. Di qui il giudizio sulle nuove previsioni troppo «ottimistiche» e «scarsamente attendibili», legate come sono a misure di spesa ancora indefinite che «erodono in modo significativo l’avanzo primario».

Le contromosse proposte? Una riduzione permanente del cuneo fiscale per tutti i contratti a tutele crescenti di un punto all’anno per i prossimi quattro anni; l’avvio immediato delle grandi opere; una riforma complessiva dell’aiuto fiscale alle famiglie con figli anche attraverso un assegno universale di 240 euro al mese per ogni figlio a carico per i nuclei in cui il coniuge col reddito più elevato non superi i 100mila euro annui; potenziare con 3 miliardi il reddito di inclusione. Ma il Pd invoca anche, tra le altre misure, la clausola del 34% di investimenti al Sud, il decollo della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, l’aumento del Fondo sanitario nazionale.

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