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Guerra del pesce nel Mediterraneo: pescherecci di Mazara del Vallo in prima…

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Servizio |RISOLTO L’ULTIMO CASO

Guerra del pesce nel Mediterraneo: pescherecci di Mazara del Vallo in prima linea

Dopo essere stati posti sotto sequestro nel porto Ras Al Hilal nella tarda serata del 9 ottobre da motovedette libiche mentre navigavano a circa 29 miglia dalla costa libica di Derna, i due pescherecci della marineria di Mazara del Vallo - “Afrodite Pesca” (nella foto Ansa) con sei uomini a bordo e il “Matteo Marrarino”, con sette uomini - sono stati rimessi in libertà
Dopo essere stati posti sotto sequestro nel porto Ras Al Hilal nella tarda serata del 9 ottobre da motovedette libiche mentre navigavano a circa 29 miglia dalla costa libica di Derna, i due pescherecci della marineria di Mazara del Vallo - “Afrodite Pesca” (nella foto Ansa) con sei uomini a bordo e il “Matteo Marrarino”, con sette uomini - sono stati rimessi in libertà

Non c’è solo la “guerra delle capesante” al largo della Normandia tra i pescatori francesi e quelli inglesi. C’è anche quella tra pescatori italiani da una parte, guardia costiera libica e tunisina dall’altra, con le seconde che accusano i primi di effettuare battute di pesca nelle acque territoriali dei due paesi del Nord Africa. Lo scontro diplomatico tra i paesi di appartenenza delle imbarcazioni è costantemente dietro l’angolo. È una battaglia che si combatte a colpi di sequestri, anche se in qualche caso i pescatori italiani hanno denunciato il ricorso da parte delle autorità di Libia e Tunisia alle armi, anche a scopo intimidatorio. È una guerra che si combatte da anni nel Mediterraneo.

L’ultimo caso della “guerra del pesce” si è risolto nelle ultime ore. Dopo essere stati posti sotto sequestro nel porto Ras Al Hilal nella tarda serata di martedì scorso da motovedette libiche mentre navigavano a circa 29 miglia dalla costa libica di Derna, i due pescherecci della marineria di Mazara del Vallo - “Afrodite Pesca” con sei uomini a bordo e il “Matteo Marrarino”, con sette uomini - sono stati rimessi in libertà. Un risultato che è scaturito grazie a un’intensa attività diplomatica promossa dalla Farnesina.

Tra gli interlocutori di questo dialogo, quel generale Haftar che non vede di buon occhio la Conferenza sulla Libia che l’Italia sta cercando di organizzare per il 12 e 13 novembre. Le due motovedette, infatti, sono sotto il controllo dell’Esercito nazionale libico (Lna), di cui l’uomo forte della Cirenaica è comandante generale. I due pescherecci siciliani, è la posizione dei libici, sono stati intercettati «in acque territoriale libiche».

Ma quello dei due pescherecci di Mazara è solo l’ultimo di una serie di episodi che hanno interessato i pescatori italiani. Nel novembre del 2017 le autorità libiche hanno tentato di sequestrare i pescherecci Twenty three e Twenty four, ma l’intervento della Marina militare italiana ha fatto saltare il piano. Una curiosità: entrambi i pescherecci erano già stati sequestrati, il primo nel 2010 e il secondo nel 2012, da militari tunisini che in seguito, li avevano rilasciati dopo il pagamento di una ammenda.

Il mese prima un altro peschereccio mazarese, l’”Anna madre”, con a bordo una decina di marittimi mazaresi e tunisini, era stato sequestrato, questa volta dalle autorità tunisine, in quanto «sorpreso a pescare in zone interdette». In quell’occasione la commissione ministeriale tunisina aveva chiesto all’armatore di pagare 200mila dinari, circa 69mila euro, per dissequestrare l’imbarcazione, bloccata nel porto di Sfax. Durante la navigazione verso Sfax, il comandante era stato rinchiuso in una cabina e al timone si erano messi i guardacoste tunisini, che avevano portato il peschereccio al porto commerciale. Il pescato, del valore di circa 40 mila euro (tre tonnellate di gamberi e cento chili di pesce misto), era stato preso in consegna dalle autorità tunisine.

Una ventina di giorni prima l’Anna madre” era sfuggito a un tentativo di sequestro, sempre ad opera di militari tunisini, mentre si trovava in acque internazionali, a circa 30-35 miglia a nord-est da Zarzis. In quella circostanza i guardacoste avevano sparato colpi di arma da fuoco; mentre l’Aliseo, un peschereccio che operava nelle vicinanze, aveva assistito alla scena e dato l’allarme. Lo stesso Aliseo sarebbe sfuggito, qualche giorno dopo, a un altro tentativo di sequestro, sempre in acque internazionali e sempre da parte di militari tunisini. Di qui la decisione di porre una nave della Marina militare italiana a vigilanza dei pescherecci italiani.

Ma l’elenco degli episodi è lungo, e va indietro nel tempo. Novembre 2016: ancora un sequestro di pescherecci italiani nelle acque del Mediterraneo. Due imbarcazioni, ancora una volta di Mazara del Vallo, il “Ghibli I” e il “Giulia Pg”, vengono sequestrate e scortate dalle autorità egiziane nel porto di Alessandria d’Egitto. Nell’agosto del 2013 il Madonnina, iscritto a Scoglitti, e Principessa Prima, iscritto a Licata, sono fermati dalle autorità di Malta con l’accusa di pesca illegale in acque maltesi. A seguito del processo per direttissima, tenutosi il giorno dopo, i capitani delle due imbarcazioni patteggiano e vengono condannati a pagare 20mila euro di multa ciascuno. Nel 2012 due pescherecci, ancora di Mazara del Vallo, “Daniela L.” e “Giulia P.G.” sono sequestrati dai miliziani libici a circa 40 miglia al largo delle coste cirenaiche. E la storia, o meglio la battaglia del pesce, continua.

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