Italia

Magi (Radicali): «Va reciso il rapporto perverso tra Roma e…

  • Abbonati
  • Accedi
verso il referendum dell’11novembre

Magi (Radicali): «Va reciso il rapporto perverso tra Roma e Atac»

«Bisogna recidere il rapporto malato e perverso tra Roma e Atac. Finora sindaci e assessori si sono comportati come i proprietari di un’azienda fallita anziché come il soggetto pubblico capace di far garantire ai cittadini un servizio. Si sono capovolte le priorità». Il segretario dei Radicali italiani e deputato di +Europa, Riccardo Magi, è tra i promotori del primo referendum consultivo della storia di Roma Capitale: quello che si terrà l’11 novembre e che riguarda proprio il futuro di Atac. Due quesiti per chiedere ai cittadini se vogliono che l’amministrazione affidi tutti i servizi di trasporto pubblico locale mediante gare pubbliche e che favorisca e promuova l’esercizio di trasporti collettivi non di linea in ambito locale a imprese operanti in concorrenza.

La semestrale 2018 ha fatto registrare il primo utile della storia di Atac. Perché non vi convince la strada del risanamento attraverso il concordato preventivo in continuità imboccata dalla Giunta Raggi?
Quei dati - minimamente positivi: parliamo di un utile netto di 5 milioni per un’azienda che conta 11mila dipendenti ed è gravata da un debito di quasi 1,4 miliardi - riguardano l’aspetto economico-finanziario dell’azienda. Non si cancellano minimamente le perdite e il debito è soltanto congelato. Ma soprattutto è facile poter dimostrare di avere degli utili se contestualmente si taglia il servizio. Quello che abbiamo visto accadere negli ultimi anni è che il numero di milioni di chilometri prodotti dall’azienda è andato via via diminuendo. Vuol dire che si sta tentando un risanamento finanziario collegato alla procedura di concordato preventivo, che è in corso e che dovrà vedere l’assemblea dei creditori pronunciarsi o meno a favore del piano validato dal tribunale. Ma sono due vie divergenti, purtroppo. Un conto è la priorità di pagare i debiti, un altro è il dato di un servizio che peggiora sempre di più.

Non vede margini di miglioramento del servizio?
Ormai abbiamo un’azienda che prevede nel proprio ultimo piano industriale la produzione di un numero di milioni di chilometri inferiore a quello previsto nel contratto di servizio. Una cosa gravissima. Abbiamo un’azienda pubblica che rinuncia a rispettare il contratto siglato con il proprio azionista unico, che è il Comune di Roma. Vuol dire che ormai l’amministrazione pubblica si comporta come il proprietario di un’azienda fallita o in via di fallimento anziché come soggetto pubblico che deve garantire un servizio ai cittadini. Si sono capovolte le priorità. Questo è il nodo centrale.

Vi si accusa di essere contro il pubblico e a favore della privatizzazione.
Il nostro referendum non è contro il pubblico, ma vuole ristabilire le funzioni pubbliche fondamentali: per il Comune sono quelle di capire la domanda, programmare il servizio e controllare che chi lo eroga rispetti il contratto di servizio. Da molti anni non avviene più perché controllore e controllato sono diventati la stessa cosa. Siamo ormai in una situazione completamente allo sbando. Fa sorridere presentare 5 milioni di euro di utili come se fosse una cosa di cui i cittadini devono essere contenti mentre continuano a essere soppresse non solo le corse, ma a volte intere linee. Si vuole spacciare per risanamento e rilancio una procedura prefallimentare che se tutto andrà bene, con molte difficoltà, riuscirà a pagare una parte del debito. Così Atac continua a essere la zavorra della Capitale di un Paese del G7. La mobilità a Roma è il problema più sentito dai cittadini, come registrano tutte le rilevazioni, e non si riesce a invertire la tendenza. Ormai è la città che si deve adattare all’azienda, non l’amministrazione che programma un servizio da far eseguire. Siamo ostaggi di quest’azienda.

Che cosa garantisce che la messa a gara produca risultati diversi?
Intanto noi proponiamo di affidare la gestione del servizio non più in house ad Atac ma attraverso una gara europea e prevediamo un modello di gara che veda la suddivisione in lotti della città, dunque l’affidamento a gestori differenti, pubblici e privati. Perché crediamo che la dimensione della Capitale rende difficile se non impossibile gestire un trasporto in maniera efficiente. La suddivisione in lotti rende più facile i controlli al Comune e al tempo stesso semplifica, per i soggetti, la gestione di porzioni del territorio o di tipologie di servizio. Non è una battaglia ideologica. Il problema è Roma, il rapporto malato e perverso che si è creato ormai tra l’amministrazione e l’azienda. L’unica soluzione è reciderlo. Dobbiamo far tornare il Comune nella possibilità di disegnare un servizio e avere il potere contrattuale per far rispettare il contratto di servizio. Anche perché l’affidamento in house è giustificato dalla normativa europea soltanto se le amministrazioni dimostrano che è il modo più efficiente per gestire il servizio. È evidente che a Roma gli ultimi affidamenti in house, quello di Alemanno e la proroga al 2021 stabilita da Virginia Raggi, sono avvenuti affermando il falso. Come può essere il modo più economico ed efficiente se si è prodotto un debito di 1,4 miliardi e se il servizio è in questo stato? Se il costo chilometro-vettura è il più alto in Europa?

Vi aspettate che la città risponda?I romani andranno a votare?
Abbiamo innanzitutto conquistato l’unica occasione in cui i cittadini possono esprimere, direi quasi urlare in maniera democratica e partecipativa, il loro disagio. Per anni abbiamo sentito sindaci di diverso colore politico promettere il risanamento di Atac e il rilancio del servizio. Nessuno ci è riuscito. Questo appuntamento ha un grande valore politico. In un momento in cui ci sembra di sentire da più parti, compreso il Governo nazionale, che le nazionalizzazioni sono tornate di moda in ogni settore, è un’occasione di dibattito sul rapporto tra pubblico e privato anche nella gestione dei servizi pubblici e delle concessioni. Su questo tema il Pd dov’è? Forza Italia? E la stessa Lega? Finora c’è un silenzio tombale. Dall’altra parte, i Cinque Stelle e la sindaca Raggi si sono comportati più come un Comitato del No, ostacolandoci in ogni modo. Eppure si ergono a paladini della democrazia diretta e vogliono introdurre il referendum propositivo nella Costituzione.


© Riproduzione riservata