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Reddito di cittadinanza e offerte di lavoro, spunta la regionalizzazione

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LA MANOVRA / 2

Reddito di cittadinanza e offerte di lavoro, spunta la regionalizzazione

Sul reddito di cittadinanza, ovvero uno degli ingredienti più importanti della manovra 2019 ma anche uno dei nodi principali (oltre a quello della pace fiscalee delle pensioni), spunta l’ipotesi “regionalizzazione”. Lo ha fatto capire il premier Giuseppe Conte, intervenuto domenica a Milano alla Scuola di formazione politica della Lega. «Stiamo pensando a come modulare le offerte di lavoro sulla base della distribuzione geografica», ha affermato il capo del Governo in quell’occasione.

Per capire come occorrerà attendere ancora: il reddito di cittadinanza, spiega il Documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles, sarà inserito in un ddl collegato alla legge di bilancio e i suoi criteri di attuazione saranno definiti con un decreto di natura non regolamentare da emanare successivamente. Allo stato attuale l’idea è quella di riconoscere la possibilità di rifiutare una proposta se l’offerta è distante dal luogo di residenza. In questa ipotesi il beneficio economico non sarebbe messo in discussione.

«Noi per adesso abbiamo designato la misura e le coperture relative - ha affermato Armando Siri, il sottosegretario alle Infrastrutture ai microfoni di 24Mattino su Radio 24 . Per potere determinare con precisione chi riceve il reddito di cittadinanza devono funzionare i centri per l’impiego e per farlo ci vuole tempo. Abbiamo detto agli alleati del Movimento 5 stelle che forse, per adesso, è il caso di potenziare il Reddito di inclusione. Sappiamo già però che il reddito di cittadinanza spetterò a coloro che sono in condizioni di indigenza cioè sotto i 9000 euro all'anno. La misura è indirizzata a chi è in povertà ed è alla ricerca di un lavoro».

Intanto il Dpb ha chiarito che il reddito di cittadinanza, «in base al proprio indice di povertà relativa potrà arrivare a 9.390 euro l’anno e 780 euro al mese». Riguarderà «adulti residenti in Italia da almeno 5 anni, disoccupati e inoccupati (inclusi i pensionati)». La misura rimpiazza il reddito di inclusione (Rei) dal primo gennaio e sarà accompagnato da una riforma degli uffici del lavoro.

L’attivazione vera e propria della misura scatterà nei primi tre mesi del 2019. Per la bandiera del M5S servono nove miliardi (di cui 2,6 da attingere dalle risorse già stanziate per il Rei) a cui aggiungere un ulteriore miliardo destinato al rafforzamento dei centri per l’impiego.

Il nodo dello squilibrio tra Nord e Sud delle offerte di lavoro
Ma che il tema della portata geografica del reddito di cittadinanza, che sia sotto la lente, e che M5s e Lega debbano individuare una soluzione che faccia i conti con una situazione di squilibrio - strettamente connessa anche allo stato attuale dei centri per l’impiego - tra la disponibilità di offerte di lavoro al Centro-Nord e quelle al Sud, lo dimostrano le indicazioni fornite nelle ultime ore da fonti di Governo: «Il reddito di cittadinanza - mettono in in evidenza - non sarà su base geografica, ma le offerte di lavoro» lo saranno.

Salvini: preferisco chiamarlo “reddito di reinserimento al lavoro”
Dietro queste dichiarazioni, la distanza politica tra i due azionisti di maggioranza dell’esecutivo Conte, con la Lega che teme che il reddito di cittadinanza sia alla prova dei fatti uno stumento di assistenzialismo, e non un’occasione per creare occupazione. Uno scenario molto poco digeribile per un elettorato leghista che negli imprenditori e nelle aziende del Nord ha il suo nocciolo duro. «Preferisco chiamarlo “reddito di reinserimento al lavoro», confida Matteo Salvini. «Sono assolutamente convinto - afferma in un passaggio del suo intervento all'assemblea nazionale di Confimi Industria - che il lavoro non si crea per decreto. È nei fatti che si vede e si fa la differenza. Non penso che questo paese abbia bisogno di assistenza ma che abbia bisogno di impresa e lavoro vero».

Il precedente del Reddito di inclusione
Se si guarda al reddito di inclusione, ovvero alla misura di sostegno al reddito messa in campo dall’esecutivo precedente, emerge che in sette casi su dieci il beneficio è andato alle regioni del Sud. La metà dei nuclei che lo ricevono è in Campania e Sicilia.

Fonti Palazzo Chigi: distribuzione geografica delle offerte di lavoro
Le stesse fonti di Palazzo Chigi hanno spiegato che «si farà in modo, ad esempio, di non penalizzare chi rifiuterà come prima offerta di lavoro un’occupazione al di fuori della propria città o regione».

Di Maio: distribuzione equa, no esclusi
Di Maio sottolinea che la distribuzione del sostegno al reddito sarà equa. «La distribuzione delle risorse per il reddito di cittadinanza sarà “equa” e “non ci saranno esclusi al sud, come non ci saranno esclusi al nord», si legge in un post del Movimento cinque stelle condiviso dal vice presidente del Consiglio sul suo profilo Facebook. Nel post si definisce fake news quanto scritto su un quotidiano. «Semplicemente - si legge sul post - la distribuzione delle risorse, finalmente trovate dopo che per anni i giornali avevano raccontato che era impossibile, sarà equa. Questa è la pura e semplice verità, che viene stravolta per scopi propagandistici. Il Reddito di Cittadinanza - sottolinea - aiuta finalmente tutti gli italiani, da nord a sud, per sancire la parità di diritti sociali di ognuno davanti allo Stato».

«Il 47% delle famiglie destinatarie al centro-nord»
Nelle ultime ore il vicepremier pentastellato ha sottolineato che «il 47% delle famiglie destinatarie sarà del centro-nord». Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, ospite a Domenica Live, ha così inteso smentire un po’ di bugie», a partire dal fatto che la misura sarà per il Sud. L’obiettivo del capo del governo Conte e dei pentastellati è dunque quello far passare il messaggio che il reddito di cittadinanza non andrà a beneficio del solo Mezzogiorno. Sullo sfondo, il rischio che questo sostegno al reddito si manifesti, alla prova dell’applicazione, con due facce: la prima, al Nord, di politica attiva per l’inserimento nel mondo del lavoro; la seconda, al Sud, di strumento dalla portata essenzialmente assistenziale.

Le ipotesi in campo
Una soluzione per i Cinque Stelle potrebbe essere quella di valutare a chi far perdere o meno il sostegno dopo il rifiuto di posti di lavoro: come spiegato dalle fonti di Palazzo Chigi, considerato che dopo tre rifiuti il beneficiario perde il sostegno al reddito, si cercherà di non penalizzare chi non accetterà come prima offerta un’occupazione al di fuori della propria città o regione. Come? Anche concentrando una fetta del miliardo a disposizione per il “rilancio” dei centri per l’impiego a quelli che sorgono nelle aree a più alta concentrazione di disoccupati. Va comunque ricordato che già la normativa attuale prevede che i centri dell’impiego propongano offerte congrue sotto il profilo economico e occasioni di impiego in posti che non sono troppo lontani dalla residenza di chi è in cerca di un impiego. Rimane un nodo: al di là degli investimenti sulla capacità dei centri per l’impiego, occorre al contempo promuovere lo sviluppo economico di quelle regioni, altrimenti l’offerta di impiego rischia di rimanere contenuta.

Il coinvolgimento delle Regioni
La partita sul reddito di cittadinanza ha anche un’altra sfaccettatura, a dimostrazione della complessità dello strumento di sostegno al reddito . È quella del coinvolgimento delle Regioni. Di Maio infatti punterebbe a convincere i governatori a “fare la loro parte”, sia per mettere in campo un sistema di centri per l’impiego capace di gestire questo sostegno al reddito - cosa che attualmente non è in grado di fare -, sia per finanziare la parte del reddito di cittadinanza che è connessa alla formazione delle persone che lo percepiranno. Su questo fronte assume rilievo l’incontro di martedì 16 ottobre, che il vicepremier avrà al ministero del Lavoro con gli assessori regionali che seguono le problematiche inerenti il welfare e le politiche sociali.

Raggiunta intesa su trasferimenti per politiche sociali
Intanto il Governo ha raggiunto un accordo con la Conferenza delle Regioni. Rimarranno, quest’anno e per i prossimi anni, 1,4 miliardi di trasferimenti alle Regioni destinati alle politiche sociali.

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