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Sanzioni Russia, Salvini: «Jolly del veto in Europa ce lo possiamo…

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A MOSCA CON GLI IMPRENDITORI ITALIANI

Sanzioni Russia, Salvini: «Jolly del veto in Europa ce lo possiamo giocare una volta sola»

Matteo Salvini a Mosca incontra gli imprenditori italiani attivi in quel mercato (foto Ansa)
Matteo Salvini a Mosca incontra gli imprenditori italiani attivi in quel mercato (foto Ansa)

Cancellare le sanzioni alla Russia, promosse da Stati Uniti ed Europa, perché hanno colpito soprattutto gli interessi delle aziende italiane, che hanno perso quote di mercato. Spazi velocemente occupati da concorrenti stranieri: cinesi, ma anche francesi e tedeschi. Dopo tre anni di costante diminuzione dell’interscambio italo-russo il trend ha ricominciato a crescere, a ritmi contenuti, ma i valori pre-crisi sono ancora lontani, soprattutto per le piccole e medie imprese.

Matteo Salvini è a Mosca, dove ha partecipato all’Assemblea Generale di Confindustria Russia e incontrato gli imprenditori italiani attivi in quel mercato. La Lega, che ha un accordo di collaborazione col partito di Putin Russia Unita, sostiene la necessità di cancellarle. Per il Carroccio e il suo leader è un cavallo di battaglia. È la seconda visita ufficiale a Mosca da quando Salvini è al governo e avviene ad appena tre mesi di distanza dall'ultima: il ministro dell'Interno, il 15 luglio, era in Russia ad assistere alla finale del campionato del mondo di calcio e, in quell'occasione, ha avuto serie di incontri, tra cui quello col suo omologo, Vladimir Kolokoltsev.

Salvini: qui mi sento a casa, in alcuni paesi europei no
«Vengo qui gratis perché penso che le sanzioni contro la Russia siano una follia economica, sociale e culturale», ha affermato il vice premier italiano, nell’intervento all’assemblea di Confindustria Russia all’Hotel Lotte di Mosca. Salvini ha definito le sanzioni «un’assurdità». In Russia - ha continuato - «mi sento a casa mia mentre in alcuni paesi europei no. I problemi nel 2018 si risolvono sedendoci al tavolo non coi carri armati ai confini». «Mi prendo l’impegno come vice presidente del Consiglio: se qualcuno giocherà a riportare fumi di guerra in questo continente e inimicizia tra Italia e Russia, in me e nel governo italiano avrà il maggiore avversario».

Il contratto di governo: «La Russia va riabilitata, interlocutore strategico »
In un passaggio del contratto di governo che è alla base della nascita dell’esecutivo M5s-Lega si legge: «È opportuno il ritiro delle sanzioni imposte alla Russia, da riabilitarsi come interlocutore strategico al fine della risoluzione delle crisi regionali (Siria, Libia, Yemen)».

«Veto a sanzioni Ue? Gioco jolly una volta sola»
In passato l’Italia, e Salvini in particolare, ha ventilato l’ipotesi di porre il veto in sede di rinnovo delle sanzioni da parte del Consiglio europeo. In concreto le occasioni ci sono state, l’ultima a giugno, ma lo stop non è arrivato. Anche perché, se il no fosse arrivato, sarebbe stata una scelta forte, considerato che il mantenimento di queste misure richiede l’unanimità. «Il jolly del veto in Europa ce lo possiamo giocare una volta sola», ha spiegato il ministro dell’Interno, rispondendo a una domanda sul possibile veto italiano al rinnovo delle sanzioni Ue alla Russia. «C’è la questione del bilancio Ue, la questione delle migrazioni e la manovra, che se ce la bocciano non so cosa giocarmi ma andremo avanti lo stesso...». Secondo Salvini si farà una valutazione di cosa più va nella direzione degli «interessi italiani». «Contiamo che a Bruxelles siano abbastanza intelligenti da capire che hanno esagerato e che fra Ue, Italia e Russia bisogna tornare ad avere buoni rapporti».

Il pressing in Europa per una nuova stretta
Il tema sanzioni alla Federazione potrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio europeo. Regno Unito, Olanda, Finlandia, Danimarca, Lituania, Estonia, Lettonia e Romania premono per adottare ulteriori misure restrrittive nei confronti della Russia, accusata di essere dietro atti di pirateria informatica e di ingerenza per via elettronica negli affari interni di diversi paesi occidentali.

L’embargo scattato nel 2014 come ritorsione alle sanzioni europee
Alle misure restrittive promosse da Ue e Usa quattro anni fa 2014 hanno fatto seguito l’adozione di contromisure da parte di Mosca. L’embargo, previsto da un decreto del Presidente della Federazione Russa del 2014 (allora era Dmitrij Medvedev), più volte rinnovato, come ritorsione alle sanzioni europee.

Russia mercato di riferimento per imprese italiane
L’interesse delle aziende italiane per il mercato russo è sempre stato elevato. Con quasi 8 miliardi di importazioni di made in Italy nel 2017, la Russia si conferma l’economia di riferimento per le aziende italiane in Eurasia. L’Italia è leader in alcuni settori merceologici: dalle calzature di alta qualità alla ceramica, dall’arredamento alle attrezzature per la trasformazione alimentare e macchine per imballaggio.

Persi sette milioni al giorno
Le aziende italiane sono rimaste colpite dall’embargo. In un’intervista al quotidiano Izvestia, Ernesto Ferlenghi, presidente di Confindustria Russia, ha chiarito che «dall’introduzione delle sanzioni, le esportazioni italiane in Russia, che nel 2014 avevano raggiunto i 14,5 miliardi di euro, sono diminuite di un terzo. Nei primi tre anni, il calo in generale è stato del 45%. Gli esportatori italiani - ha aggiunto Ferlenghi - hanno perso 7 milioni di euro al giorno».

Per il cibo made in Italy un miliardo di perdite
Secondo Coldiretti, le esportazioni agroalimentari made in Italy hanno perso oltre un miliardo di euro a causa del blocco che ha colpito una importante lista di prodotti agroalimentari con il divieto all’ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi ma anche pesce, provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia ed Australia. All’azzeramento della spedizione di questi prodotti agroalimentari Made in Italy in Russia e alle perdite dirette subite dalle mancate esportazioni, ha aggiunto la Coldiretti, si sommano quelle indirette dovute al danno di immagine e di mercato provocato dalla diffusione sul mercato russo di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il Made in Italy. Si tratta di un costo insostenibile per l’Italia e l’Unione Europea e, ha fatto notare la Coldiretti, è importante che si riprenda la via del dialogo, perchè ancora una volta il settore agroalimentare è stato merce di scambio nelle trattative internazionali.

La scelta di produrre in loco
Di fronte all’embargo, le aziende italiane hanno scelto di produrre in loco, secondo la logica “Made with Italy”, al posto di quella più classica di “Made in Italy”. Una soluzione che ha consentito loro di beneficiare delle agevolazioni offerte a livello federale e regionale. La Federazione Russa ha avviato un programma di sostituzione delle importazioni, volto allo sviluppo e all’ammodernamento dell’industria nazionale in numerosi settori: agroalimentare, meccanico e manifatturiero. Il piano stanzia ingenti risorse finanziarie attraverso prestiti agevolati alle imprese di diritto russo - anche controllate da soggetti esteri - che aprono stabilimenti produttivi nei settori.

Le prospettive legate alla crescita del Pil russo (e dei consumi)
Il ritorno alla crescita del Pil russo, e il relativo aumento dei consumi, potrebbe avere un riflesso positivo anche sul fronte delle esportazioni italiane verso questo mercato. Di qui l’impegno di Salvini per convincere gli altri paesi europei a cancellare le sanzioni.

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