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La “maionese impazzita” del federalismo sanitario pesa…

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REPORT CITTADINANZATTIVA-TRIBUNALE DIRITTI MALATO

La “maionese impazzita” del federalismo sanitario pesa sull’accesso alle cure

Il federalismo sanitario, inaugurato in Italia con la riforma del Titolo V della Costituzione nel 2001, si sta sviluppando nella direzione di un'autonomia differenziata, con conseguente quadro frastagliato della sanità (fotogramma)
Il federalismo sanitario, inaugurato in Italia con la riforma del Titolo V della Costituzione nel 2001, si sta sviluppando nella direzione di un'autonomia differenziata, con conseguente quadro frastagliato della sanità (fotogramma)

I ticket pro capite che triplicano da quota 32,8 euro della Sardegna ai 95 euro della Valle d’Aosta. La spesa sanitaria annua a carico delle famiglie quasi dimezzata, dai 159 euro in media della Lombardia ai 64 euro della Campania. Le attese per un intervento per tumore al polmone che variano dai tredici giorni in Basilicata e Valle d’Aosta agli oltre 43 in Veneto fino a superare i due mesi in Calabria. Le protesi d’anca che registrano tempi fino a 107 giorni nel Veneto. E ancora, le attese - generalmente contenute - per le chemioterapie che “schizzano” a venti giorni in regioni come l’Umbria.

E così via: dall’attuazione col contagocce del Piano nazionale cronicità ai comportamenti vaccinali ancora “disordinati”, dai consumi differenziati di farmaci equivalenti e di innovativi agli screening oncologici, per cui sei Regioni continuano a non raggiungere un punteggio ritenuto accettabile. Due capitoli, questi ultimi, in cui il gradiente Nord-Sud continua a pesare. L’ultima istantanea arriva dal VI Rapporto dell’Osservatorio civico sul federalismo in Sanità, presentato oggi a Roma da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato.

La maionese impazzita del federalismo sanitario - inaugurato in Italia con la riforma del Titolo V della Costituzione nel 2001 - non fa sconti. Impera al Nord come al Sud del Paese, nelle Regioni con le performance migliori così come in quelle storicamente più “indietro”. E sempre impatta sulla pelle dei cittadini, chiamati a subire tempi d’accesso al Ssn decisamente “strabici” tra regime ordinario e intramoenia - i cento giorni di “coda” in Campania per una visita oculistica diventano magicamente cinque, se si va in intramuraria - così come una disponibilità di accesso a servizi e continuità delle cure decisamente altalenante.

Il «rischio» autonomia differenziata

Il Report di Tdm-Cittadinanzattiva arriva in una fase storica in cui sta accelerando il processo verso l’autonomia differenziata: Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna hanno già siglato la pre intesa, mentre Campania, Piemonte, Puglia e Liguria hanno avviato le trattative. Ma è proprio il quadro frastagliato della sanità a motivare l’appello che le associazioni dei cittadini lanciano in occasione della presentazione del Rapporto: «Le proposte di autonomia differenziata - afferma il coordinatore, Tonino Aceti - finiranno per differenziare ancora di più l’esigibilità dei diritti dei pazienti. Ad essere fortemente compresse saranno le funzioni del livello centrale, di indirizzo, coordinamento e controllo delle politiche sanitarie e dell’erogazione dei servizi. L’unica vera forma di controllo che continuerà ad essere nelle mani del livello centrale sarà quella sui conti delle Regioni».

«Serve un tavolo di confronto sulle proposte di autonomia differenziata»

Da qui la richiesta al ministro della Salute, Giulia Grillo: l’attivazione «immediata» di un tavolo di confronto sulle proposte di autonomia differenziata, prima che il Consiglio dei ministri le approvi, aperto alle associazioni di cittadini-pazienti e alle organizzazioni rappresentative dei professionisti della salute. «Il tavolo - afferma Aceti - dovrebbe valutare la sostenibilità dal punto di vista dei cittadini della proposta, valutarne gli effetti rispetto ai principi fondanti del Ssn e al diritto alla salute delle persone, definire i requisiti che le Regioni devono soddisfare per poter avanzare una proposta di autonomia, individuare i giusti contrappesi in termini di controllo e intervento da parte dello Stato centrale. Servono azioni per contrastare e non per aumentare le disuguaglianze in sanità».

Le richieste dei cittadini

«Chiediamo che sia approvata la nostra proposta di riforma costituzionale che intende ridurre le disuguaglianze in sanità restituendo centralità alla tutela del diritto alla salute nel rispetto del diritto dell’individuo, la revisione dei criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale, la riforma del sistema di monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza per garantire veramente un controllo sui servizi e che sia prevista la partecipazione delle organizzazioni dei cittadini all’interno del Comitato Lea», afferma Aceti. Ancora: sono «urgenti» l’approvazione degli standard dell’assistenza sanitaria territoriale, come annunciato dal ministero della Salute, e l’attuazione uniforme in tutte le Regioni del Piano nazionale cronicità (fino a oggi solo sei governatori lo hanno recepito) oltre che un piano straordinario sugli screening oncologici organizzati. Infine, ma non certo in ordine d’importanza, più risorse per il Fondo sanitario nazionale in manovra, al di là del miliardo già preventivato dalla scorsa legge di Bilancio. «Solo così si potranno garantire i Lea e l'abolizione del superticket, impegni assunti da questo Governo», conclude Aceti.

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