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Il senso di Salvini candidato alla guida della Commissione Ue

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L'Analisi|sovranisti d’europa

Il senso di Salvini candidato alla guida della Commissione Ue

Mentre a Roma il capo dello Stato Sergio Mattarella sta per incontrare il commissario Pierre Moscovici e il premier Giuseppe Conte è in “missione” a Bruxelles per tentare di rabbonire i partner europei sulla manovra italiana, Matteo Salvini fa sapere da Mosca di essere pronto a guidare alle prossime elezioni europee l’esercito dei partiti sovranisti, candidandosi per la presidenza della futura Commissione Ue.

Un obiettivo a cui il leader della Lega lavora da mesi e di cui ha già parlato con alcuni suoi interlocutori privilegiati come Marine Le Pen -che Salvini vuole entri a tutti i costi nel futuro gruppo essendo il principale partito di opposizione nella Francia di Emmanuel Macron - ma anche il premier ungherese Viktor Orban, il ponte tra sovranisti e Ppe, la nuova alleanza che nei piani speranzosi del vicepremier italiano governerà l’Europa dalla prossima estate.

La candidatura alla guida della Commissione offrirebbe a Salvini l’opportunità di una via d’uscita dal braccio di ferro attuale con Bruxelles sulla manovra italiana. Abbastanza probabile che il leader della Lega, anche se candidato, avrebbe pochissime chance di guidare il governo europeo che probabilmente resterà nelle mani del Ppe. Ma da candidato-presidente del principale gruppo alleato (i sovranisti) avrà certamente un peso specifico rilevante nella composizione della Commissione e soprattutto nel negoziare la partita italiana.

Almeno queste sono le prospettive e soprattutto le aspettative del ministro dell’Interno. Di qui la costante e quotidiana delegittimazione degli attuali interlocutori, a partire dal presidente della Commissione, il lussemburghese Jean Claude Juncker.

È però davvero singolare che in queste ore nessuno dei suoi alleati presenti e futuri - dallo stesso Orban al premier austriaco Sebastian Kurtz - abbia levato la sua voce in difesa della manovra italiana ma si siano invece allineati al resto delle rappresentanze europe per il mancato rispetto dell’Italia delle regole europee.

Non è una novità, del resto. È esattamente quello che hanno già fatto sul fronte migranti: nessuno degli amici del ministro dell’Interno si è fatto avanti, anzi sono stati i principali avversari della posizione del premier Conte e dello stesso Salvini sul rispetto della ripartizione ripartizione delle quote.

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