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Le élites e la competenza nemici mortali del popolo

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L'Analisi|i contrasti sulla manovra

Le élites e la competenza nemici mortali del popolo

I contrasti sulla manovra - praticamente un “uno contro tutti” senza precedenti - hanno lunghi e tenaci tentacoli istituzionali, non solo ovvie ragioni economiche. Quell’uno-noi, è solo e orgogliosamente isolato, salvo un paio di potenze intruse e senza titolo, che stanno sul fiume, in attesa di una piccola Italia. Gli altri sono davvero tutti, e tutti con qualche buon titolo. I tentacoli istituzionali conducono direttamente al movimento degli eredi di Beppe Grillo, a bilanciare la guida politica tutta salviniana del tandem gialloverde. La Lega, il più antico partito politico nazionale, ha sviluppato una pragmatica cultura di gestione dentro una cornice di sostanziale indifferenza e insensibilità istituzionale.

Basta pensare allo spettacolino messo in atto ad ogni atto giudiziario rivolto al leader, di apertura o archiviazione, che fa temere il vuoto di conoscenza delle dinamiche costituzionali di quel potere.

Da questa ripartizione di ruoli deriva una costruzione costituzionale fantasiosa, istintiva, purtroppo estranea al nostro impianto costituzionale. Una costruzione figlia ed evoluzione dello sconquasso dei primi anni ’90 , che ha visto dissolversi partiti ispirati alla nostra costituzione ( partiti di uguali spontaneamente associati), e nascere start up politiche a gerarchia ferrea. La democrazia interna dei partiti lascia il posto alla più rigida delle gerarchie. Nascono velleità di potere incondizionato, basate sui rapporti di forza del momento: contenute solo grazie alla fortunata sintesi costituzionale dei poteri del capo dello Stato, garante della Costituzione, e alla fortunosa coincidenza di ben quattro consecutivi presidenti solidamente legati alla stessa costituzione. Settant’anni di Repubblica e di democrazia conoscono tre fasi, impropriamente chiamate “repubbliche“ (prima, seconda e ora terza), ognuna con un diverso soggetto dominante: il parlamento, fino ai primi anni novanta; il governo, “eletto” senza mai esserlo, fino al 4 marzo di quest’anno; ora, la mistica virtuale del “popolo sovrano“, come semplice proiezione, istintiva, di un movimento e della propria identità morale e ”incontestabile” onestà. Lunghi passi verso l’uscita da un modello di democrazia conosciuta, verso la suggestione di una forma di democrazia istintiva e narcisistica: il volere di questo pezzo di popolo, una parte per il tutto, nel senso appena accennato, che non accetta, non riconosce ostacoli, controlli, interferenze, controinteressi, altri diritti . Non da parte delle opposizioni , giustamente titolate a proporsi quale alternativa futura. Non dai titolari dei poteri di controllo, di vigilanza, di equilibrio. Nemmeno, quasi un delirio, dalle norme della Costituzione: nel caso di specie, la millantata vittoria elettorale travolge lo stesso vincolo della copertura finanziaria, e giustifica, santifica qualsiasi promessa elettorale. Non il contrario. Da qui l’ “uno contro tutti”, quasi uno spirito di crociata contro gli infedeli.
Quel ”popolo” ha un nemico mortale, le “élites”, usurpatrici. In sintesi, il conflitto tra popolo ed èlites, ne nasconde un altro, tragico: tra competenza, un disvalore addirittura etico, e verginità culturale, come purezza e trasparenza; tra professionalità politica e istituzionale, veicolo di sopraffazione, e la catarsi dell’inesperienza assoluta, dell’inettitudine. Come paradosso, la forma di responsabilità più alta e complessa, la cura degli altri, viene svilita e messa all'asta, quasi una lotteria. Alla lotteria, le entità collettive perdono sempre. Chi a quella responsabilità viene chiamato, quasi in un sinistro sorteggio, scivola dal livello alto della rappresentanza istituzionale a quello mediocre della rappresentanza di tipo commerciale. Deve sfigurare, come prestigio, come condizione sociale ed economica, a fronte dei rappresentati; e, assieme, devono sfigurare le istituzioni, perdere il loro originario splendore. Nascessero oggi, sarebbero confinate in qualche palazzone di periferia . Un insulto agli elettori , una caricatura del popolo sovrano. Quasi che gli elettori avessero chiesto di governare, non di essere ben governati. Nella realtà, mai hanno contato così poco.
montesquieu.tn@gmail.com

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