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Salvini ruba la piazza (e il consenso) a M5S

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la lega a roma l’8 dicembre

Salvini ruba la piazza (e il consenso) a M5S

La “Roma ladrona” dei tempi di Bossi è un ricordo lontanissimo. Da Roma, adesso, la Lega di Salvini governa. A Roma scenderà in piazza l’8 dicembre, il giorno del tradizionale omaggio del Papa all’Immacolata, ma anche il giorno in cui nel 2013 il Pd tenne le primarie e l’assemblea che incoronò Matteo Renzi segretario con il 67% dei voti. Cinque anni fa: una vita politica fa.

«Alle 12 in piazza del Popolo a Roma, l’Immacolata, col sorriso», è la convocazione di Salvini ieri in diretta Facebook. «Abbiamo scelto di esserci in prima persona, fisicamente, non online», precisa il segretario del Carroccio. E come non pensare a una stoccata nei confronti dell’alleato di governo che della rete e della partecipazione via web ha fatto il suo cavallo di battaglia?

Si tingerà dunque di verde la più grande città gialla d’Italia, quella che nel 2016, esasperata, ha dato fiducia a Virginia Raggi ma oggi, tra continue emergenze rifiuti e trasporti al collasso, chissà se lo rifarebbe. Salvini ha già cominciato la sua marcia, promettendo sicurezza a San Lorenzo dopo il brutale omicidio di Desirée e cercando l’asse con Giorgia Meloni. L’assalto al fortilizio romano è aperto. Si vedrà se il resto del centrodestra si unirà.

L’8 dicembre non è una data casuale. Sarà a neanche un mese dalla sentenza di primo grado, attesa il 10 novembre, del processo che vede Raggi imputata per falso. La Lega scalda i motori, nel caso in cui la sindaca fosse condannata e si andasse a nuove elezioni. D’altronde, col Pd ridotto in cenere, è il Carroccio l’unico partito in grado di sfilare la Capitale ai Cinque Stelle. In un’altalena continua tra idillio e rivalità che sta sfibrando soprattutto i pentastellati.

Ma l’8 dicembre sarà anche un nuovo attacco all’Europa, nel pieno delle votazioni sulla manovra. Quando Salvini conterà di aver incassato il via libera al decreto sicurezza (altri mal di pancia per il M5S), ma anche i passi avanti sulla legittima difesa, i tagli ai costi dell’accoglienza e le assunzioni nelle forze dell’ordine. Senza parlare delle grandi opere: il “sì” al Tap è già all’attivo, mancano le Pedemontane, il Terzo Valico e la Tav. Ma è indubbio che la Lega si stia intestando le battaglie per le infrastrutture chieste da tanta parte del ceto produttivo del Nord, sempre a scapito del Movimento.

Gli ultimi sondaggi confermano il vento in poppa del numero uno della Lega: quello di Demos per l’Atlante politico di Repubblica vede Salvini volare in vetta al gradimento (60%) superando il premier Conte (59%) e Luigi Di Maio (53%), scavalcato in popolarità da Mario Draghi. Il Carroccio mantiene nelle stime elettorali il 30% mentre il M5S scivola al 27,6. Il Governo continua a mantenere un consenso molto alto (58%) anche se in calo di 4 punti nell’ultimo mese. Ma è nei rapporti di forza tra i due partiti di maggioranza la vera rivoluzione rispetto al 4 marzo.

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