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Corte Ue: Italia recuperi Ici non versata da Chiesa ed enti non profit.…

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UNA PARTITA DA ALMENO 4 MILIARDI

Corte Ue: Italia recuperi Ici non versata da Chiesa ed enti non profit. Sono almeno 4 miliardi

I giudici della Corte di giustizia Ue hanno stabilito che lo Stato italiano deve recuperare l’Ici non pagata dalla Chiesa
I giudici della Corte di giustizia Ue hanno stabilito che lo Stato italiano deve recuperare l’Ici non pagata dalla Chiesa

Lo Stato italiano deve recuperare l’Ici non pagata dalla Chiesa: è quanto hanno stabilito i giudici della Corte di giustizia dell’Unione europea, annullando la decisione della Commissione del 2012 e la sentenza del Tribunale Ue del 2016 che avevano sancito «l’impossibilità di recupero dell’aiuto a causa di difficoltà organizzative» nei confronti degli enti non commerciali, come scuole, cliniche e alberghi. I giudici hanno ritenuto che tali circostanze costituiscano mere «difficoltà interne» all’Italia». Respinto invece ricorso sull’Imu.

Spetterà ora alla Commissione europea recepire la sentenza. Saranno i funzionari della commissaria europea alla Concorrenza Margrethe Vestager, in particolare la Direzione generale della Concorrenza, a dover emanare una nuova decisione valutando, insieme allo stato italiano, le modalità di recupero delle imposte non riscosse dal 2006, anno in cui è entrata in vigore l'esenzione anche per le attività di natura commerciale, fino al 2012, anno di entrata in vigore dell'Imu. Lo stato dovrà quindi attivarsi con i Comuni per stabilire l'entità degli importi da recuperare. Nel caso questo non accadesse, la Commissione può deferire lo stato italiano alla Corte di giustizia per mancato adempimento all'obbligo di recupero con una procedura d'infrazione accelerata.

Il ricorso accolto dalla Corte di giustizia è stato promosso dalla scuola elementare Montessori di Roma contro la sentenza del Tribunale Ue del 15 settembre 2016 che in primo grado aveva ritenuto legittima la decisione di non recupero della Commissione europea nei confronti di tutti gli enti non commerciali, sia religiosi sia no profit, di una cifra che, secondo stime dell’Anci, si aggira intorno ai 4-5 miliardi.

Tutti gli enti non commerciali, sia quelli appartenenti a confessioni religiose riconosciute dallo stato italiano sia quelli legati al mondo no profit, dai partiti alle associazione sportive, subiranno gli effetti della sentenza.

Legale Montessori: sentenza storica
È «una sentenza storica» e ora, «se l'Italia non dovesse recuperare gli aiuti, si aprirebbe la via della procedura di infrazione, con altri costi a carico dei
cittadini italiani»: è questa la prima reazione dell'avvocato Edoardo Gambaro che, assieme all'avvocato Francesco Mazzocchi, ha presentato alla Corte di giustizia dell'Ue il ricorso della scuola Montessori. «La Commissione sarà obbligata a dare seguito alla sentenza della Corte di giustizia, emanando una nuova decisione e valutando, insieme allo Stato italiano, le modalità di recupero delle imposte non riscosse per lo meno dal 2006», aggiunge l'avvocato Gambaro. La Montessori, sostenuta dai Radicali, nell’aprile 2013 fece ricorso contro la Commissione, ma nel 2016 il Tribunale Ue confermò appunto l’impossibilità di recuperare quanto dovuto.

«Non abbiamo nulla contro la chiesa - dice Carlo Pontesilli, esponente del Partito Radicale che assieme a Maurizio Turco ha presentato 12 anni fa il primo ricorso contro l'esenzione dall'Ici per gli enti non commercialie - non è una
battaglia ideologica. Il nostro interesse è quello della collettività, della parità di trattamento per tutti: tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, anche quella tributaria».

La Commissione Ue aveva riconosciuto all’Italia l’«assoluta impossibilità» di recuperare le tasse non versate nel periodo 2006-2011 dato che sarebbe stato «oggettivamente» impossibile sulla base dei dati catastali e delle banche fiscali, calcolare retroattivamente il tipo d’attività (economica o non economica) svolta negli immobili di proprietà degli enti non commerciali, e calcolare l’importo da recuperare.

La Corte di giustizia, pronunciatasi in Grande Chambre, ha invece annullato (sentenza cause riunite C-622/16 P e a.) sia la decisione della Commissione europea che la sentenza del Tribunale Ue, spiegando che tali circostanze costituiscono mere «difficoltà interne» all’Italia, «esclusivamente ad essa imputabili», non idonee a giustificare l’emanazione di una decisione di non recupero. La Commissione europea, si legge nella sentenza, «avrebbe dovuto esaminare nel dettaglio l’esistenza di modalità alternative volte a consentire il recupero, anche soltanto parziale, delle somme». Inoltre, ha ricordato che i ricorrenti erano situati «in prossimità immediata di enti ecclesiastici o religiosi che esercitavano attività analoghe» e dunque l’esenzione Ici li poneva «in una situazione concorrenziale sfavorevole (..) e falsata».

La Corte di giustizia ha ritenuto invece legittime le esenzioni dall’Imu, l’imposta succeduta all’Ici, introdotte dal governo Monti, anch’esse oggetto di contestazione da parte dei ricorrenti.

Corte Ue: Cei, commercio paghi, ma non danni a servizi
«Chi svolge un’attività in forma commerciale, ad esempio, di tipo alberghiero, è tenuto, come tutti, a pagare i tributi. Senza eccezione e senza sconti. Detto questo, è necessario distinguere la natura e le modalità con cui le attività sono condotte. Una diversa interpretazione, oltre che essere sbagliata, comprometterebbe tutta una serie di servizi, che vanno a favore dell’intera collettività». Così il segretario generale Cei, mons. Stefano Russo, ha commentato la decisione della Corte Ue sull’Ici. «Le attività sociali svolte dalla Chiesa cattolica - ha aggiunto -trovano anche in questa sentenza un adeguato riconoscimento da parte della Corte di Giustizia Europea. La Corte, infatti, conferma la legittimità dell’Imu, introdotta nel 2012, che prevede l’esenzione dell’imposta, quando le attività sono svolte in modalità non commerciale, quindi senza lucro».

Anci: la sentenza non consente recupero gettito
«La sentenza della Corte di Giustizia dell’Ue - ha messo in evidenza Guido Castelli, delegato Anci per il Fisco locale - non consente direttamente ai comuni di recuperare gettito e soldi per l’Ici non versata, piuttosto sanziona l’Italia per una norma del 2012 per aiuti di Stato». Secondo Castelli, «questa sentenza riguarda esenzioni che hanno operato tra il 2007 e il 2011 e non interferisce su ciò che è accaduto dopo il 2012».

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