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Ferrovie, Trenord taglia 50 corse. Proteste dei pendolari

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trasporti in lombardia

Ferrovie, Trenord taglia 50 corse. Proteste dei pendolari

La società dei treni lombardi Trenord, partecipata da Fnm (holding della Regione Lombardia) e Trenitalia, presenta il suo piano di razionalizzazione dei treni, che porta la firma del nuovo ad Marco Piuri. Mercoledì 7 novembre è previsto un incontro tecnico con la Regione Lombardia; poi giovedì 8 novembre la nuova organizzazione sarà presentata alla 5° commissione del consiglio regionale, dedicata ai trasporti e al territorio.

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Si parla già ufficiosamente di tagli, con la riduzione di circa 50 corse, che però verranno sostituite da autobus che non dovrebbero creare grossi impatti visto che vanno a sostituire tragitti poco frequentati, in fasce orarie con bassa richiesta. Le tratte razionalizzate sono 4 o 5 (come Cremona-Mantova o Bornato-Rovato, o altri percorsi in Valtellina), per le quali risulta troppo dispendioso usare tanti operatori e macchinari.

I vertici di Trenord non rilasciano ancora dichiarazioni ufficiali prima dell’incontro in commissione, ma non attribuiscono grande peso alla scelta, sottolineando che la società realizza 2.361 corse giornaliere, ovvero una grossa fetta di quei 5mila treni locali che viaggiano ogni giorno nel Nord del paese.
Peraltro, dicono, sono state introdotte 200 corse in più negli ultimi 2 anni. Con una presa d’atto: funzionano meglio, in termini di rapporto fra costi e ricavi, le corse cosiddette “a raggiera”, ovvero da Milano alle altre città (e viceversa) rispetto a quelle “orizzontali” (ovvero i collegamenti fra città diverse da Milano). Anche se qualcuna di queste ultime, come la Lecco-Como, dove viaggiano meno di mille persone al giorno, verranno comunque salvaguardate per scelta politica.

I pendolari sono già sul piede di guerra con manifestazioni iniziate negli scorsi giorni. E ieri anche i sindacati dell’Orsa hanno denunciato la carenza di personale e «una forte disaffezione dei dipendenti». Tuttavia è stato revocato lo sciopero indetto l’11 novembre confidando in «un profondo intervento per risolvere le problematiche, passando anche dalla soppressione dei treni che certamente non possono essere quelli solitamente più usati dai pendolari». Una critica ma anche un’apertura da parte dei rappresentati dei lavoratori.
Più dura invece l’assessore regionale ai Trasporti Claudia Terzi, che denuncia gli scarsi investimenti dell’azionista nazionale Trenitalia (del gruppo Fs), fatto che non renderebbe del tutto efficiente il servizio. La colpa per Regione Lombardia sarebbe, dunque, del co-azionista Trenitalia, che da una parte metterebbe sì a disposizione i suoi treni, ma pur sempre macchinari meno nuovi che Trenitalia non usa più.

Trenitalia punta a maggioranza Trenord in cambio di investimenti

Trenitalia (e Ferrovie dello Stato) esce dalla polemica più o meno esplicita ricordando i numeri dei treni messi a disposizione recentemente per la Lombardia: 9 treni entro fine anno, di cui 5 già consegnati; altri 25 entro il 2019 e poi ulteriori 9 nel 2020, a cui si aggiungono 20 persone che lavorano in service, distaccati cioè da Trenitalia e impiegati per Trenord (anche se Trenord precisa: non persone distaccate, ma alcuni turni concessi alla società regionale).
Insomma è facile intuire che la convivenza fra i due azionisti non è sempre facile dentro Trenord. Ma nessuno sembra intenzionato davvero a divorziare.

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