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Enria, il fondista alla guida della Vigilanza Bce con un «miracolo…

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supervisione bancaria

Enria, il fondista alla guida della Vigilanza Bce con un «miracolo diplomatico»

Alla distanza, come un vero fondista, Andrea Enria si è affermato nella gara per arrivare a dirigere il Single supervisory Mechanism, battendo sul filo di lana l’irlandese Sharon Donnery.Sarà lui a sedere sulla poltrona occupata fino alla fine di dicembre da Daniele Nouy, quella che consente la guida della supervisione su 118 primari istituti creditizi europei, un’industria da 21mila miliardi di euro ancora in convalescenza rispetto alla grande crisi.

Enria, che appassionato di corsa lo è per davvero, è nato a La Spezia il 3 luglio del 1961 e non ha esordito come esperto di diritto, perché dispone di una solida formazione da economista. Una laurea in Bocconi, ottenuta nel 1987 con una tesi in politica monetaria e un M.Phil. in economia conseguito a Cambridge.
La sua vita professionale, però, è trascorsa in modo pressoché completo nelle istituzioni che si occupano di regole finanziarie: entrò in Banca d'Italia nel 1988, quando si cominciava a discutere la seconda direttiva europea di coordinamento bancario, dunque agli albori dell’integrazione in campo creditizio; mentre a via Nazionale si volle fare un esperimento inserendo un nucleo di economisti all’interno della funzione di produzione normativa, nell’ambito della Vigilanza.

Nel 1999, alla nascita della Bce, Enria si trasferisce a Francoforte dove lavora a stretto contatto con Tommaso Padoa-Schioppa e già nel 2004 è a Londra dove svolge il compito di segretario generale del comitato dei supervisori (l’organismo che rappresenta il nucleo originario dell'Eba, l’European banking authority). Tornato a via Nazionale, tra il 2008 e il 2010 dirige il dipartimento di produzione normativa in Vigilanza per poi approdare, all'inizio del 2011, alla presidenza della neonata EBA, organismo alla guida del quale è stato riconfermato all’unanimità per un altro mandato quadriennale nel 2015.
Non è certo la competenza, quindi, a far difetto all’uomo che è stato indicato per la presidenza dell'Ssm.

La decisione dei governatori della Bce ha permesso il “miracolo” dell’affidamento del prestigioso incarico a un esponente italiano, nonostante sia in corso un duro confronto fra il governo di Roma e i suoi partner europei sulle regole di finanza pubblica. Non solo: a Enria viene accordata la supervisione su un settore per il quale il nostro paese è ancora considerato vulnerabile, se non altro perché l’incertezza politica e il forte rialzo dello spread hanno rimesso sotto i riflettori il legame fra debito sovrano e performance delle banche.

Ciò dipende anche dal fatto che Enria viene considerato neutrale e davvero super partes dai nostri partner; un po' meno dal sistema creditizio italiano, che non ha dimenticato alcune scelte particolarmente severe con il nostro paese realizzate dall’EBA. Come, ad esempio, le regole per l’asset quality review del 2013, dalla quale le aziende di credito italiane, che invano avevano chiesto di tenere in debito conto le operazioni di aumento di capitale già varate, uscirono con le ossa rotte. O gli scenari dell’economia reale molto avversi per l'Italia, costruiti, soprattutto negli anni passati, per gli stress test europei.

Come si sa, inoltre, al momento della definizione della short list dei due candidati da parte del Parlamento europeo, Enria non ha potuto contare sul sostegno della Lega. È anche vero, però, che la signora Donnery vantava una fama hawkish ancora maggiore, per essersi distinta per severità alla guida della task force sui crediti deteriorati della Bce. E forse è per questo che il sostegno (e il buon senso) dei governatori dei paesi dell’Europa del sud ha fatto il miracolo diplomatico.

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