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Roma punta alla procedura soft

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il confronto con l’europa

Roma punta alla procedura soft

Ancora ieri la Commissione europea ha esortato l’Italia a presentare una nuova Finanziaria per il 2019 che sia in linea con le regole del Patto di Stabilità e con gli stessi impegni del governo Conte. A Roma, invece, si ribadisce che l’impianto del bilancio programmatico non verrà modificato. Ormai le autorità italiane toccano con mano i rischi dell’apertura di una procedura per debito eccessivo. Lo sguardo corre all’eventualità di negoziare condizioni le più morbide possibili.

Alla fine di una due-giorni di incontri tra i ministri delle Finanze, il vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis ha definito «notevole» lo scarto tra gli impegni di bilancio dell’Italia e gli obiettivi che si è dato il governo Conte. L’Italia ha tempo fino al 13 novembre per presentare modifiche. Per ora, il governo Conte non intende cambiare l’impianto del bilancio. Ma il tema dovrebbe tornare oggi in un vertice a Palazzo Chigi chiamato a sciogliere anche gli altri nodi che agitano la maggioranza, dalla prescrizione alle norme sulla sicurezza. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria è poi atteso in audizione alla Camera venerdì 9. Il termine per la presentazione degli emendamenti in commissione è stato fissato al 14, il giorno successivo alle risposte alla Ue.

Sul tavolo del governo non c’è la modifica degli obiettivi ufficiali di deficit e crescita indicati nel programma di bilancio. Ma all’Economia si lavora alla costruzione di una risposta il più possibile solida. Restano da valutare le possibilità di intervento per sottolineare i livelli di deficit «effettivo» che sarebbero ottenuti calcolando le ricadute fiscali della crescita e rafforzando il controllo sulle misure di spesa. Se una crescita sotto le previsioni avesse effetti sul deficit, spiega il premier Conte, «adotteremo misure per contenere la spesa». «Sulla crescita ci sono ancora segnali di grande debolezza - aggiunge il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia - e si deve lavorare su quel fronte. Non bisogna costruire una campagna elettorale sulla procedura d’infrazione»

La procedura resta infatti a dominare l’orizzonte. «È qualcosa che stiamo valutando - ha spiegato il vice presidente Dombrovskis – e per questo prepariamo un rapporto sul debito. Se il piano di bilancio per il 2019 non verrà modificato, si tratterebbe di un cambiamento oggettivo rispetto al momento in cui avevamo valutato che l’Italia era largamente rispettosa dei requisiti della supervisione preventiva, sulla base di fattori rilevanti che giustificavano una deviazione dei conti pubblici». A Roma è forte la consapevolezza del rischio di una procedura e, se sarà necessario, si vuole negoziare per quanto possibile la tempistica, le misure e lo scadenziario che l’accompagnerebbero. Si cercherà nel caso un iter morbido, che contribuisca a ridurre le tensioni finanziarie. In ogni caso non sembra possibile che una raccomandazione in tal senso da parte dell’esecutivo comunitario possa giungere ai ministri delle Finanze prima di gennaio, tenuto conto dell’iter politico-amministrativo.

L’apertura di una procedura non sarebbe priva di significato politico neppure a Bruxelles. Confermerebbe una applicazione delle regole, così come chiesto dai partner Ue, ma rivelerebbe anche l’incapacità di imporre con il dialogo il rispetto del Patto da parte di un paese membro: prematuro dunque discutere concretamente questa opzione. Si preferisce agire gradualmente, rispettando i passaggi formali previsti dal Patto. Non per altro la Commissione insiste su una revisione della Finanziaria.

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