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Il dialogo fra sordi che porta dritto allo scontro

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Il dialogo fra sordi che porta dritto allo scontro

A Bruxelles non si parla l’italiano. Né a Roma si parla la lingua della commissione. I vocabolari sono diversi anche nei numeri. Si crea così il più classico dei dialoghi fra sordi, che porta dritto allo scontro.
La distanza fra il deficit 2019 stimato nelle stanze del ministero dell’Economia, quel 2,4% che già da solo aveva incendiato il dibattito, e quello calcolato dalla commissione, che «sfiora» il 3% (come da promessa di Salvini) nel 2019 per superarlo nel 2020, non si può coprire con argomenti di tecnica contabile. Non c’è «retroazione» né «moltiplicatore» che tenga.

Lo scontro con la commissione è complessivo, e quindi materia da politici più che da tecnici. E lo stesso ministro dell’Economia se ne fa portavoce, oggi in modo più deciso di ieri. Non usa mezzi termini il titolare dell’Economia nel primo commento a caldo dei numeri Ue. «Ci dispiace constatare la défaillance tecnica della Commissione», mette subito a verbale Tria: défaillance figlia di «un'analisi non attenta e parziale» della manovra italiana, portata avanti «nonostante le informazioni e i chiarimenti forniti dall'Italia».
«La qualità del lavoro della Commissione e la sua imparzialità non possono essere messe in discussione», ribatte a stretto giro il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici.

Nel mezzo di una polemica così incendiaria, suona un po’ straniante l’aggiunta italiana secondo cui la battaglia sulle cifre di oggi «non influenzerà la continuazione del dialogo costruttivo» con la stessa commissione accusata di non capire i conti italiani. «Voglio un dialogo con l’Italia», assicura in modo speculare Moscovici, dicendo di continuare a sperare in una «soluzione comune». Ma per dialogare bisognerebbe parlare la stessa lingua.

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