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politica della giustizia

Prescrizione, Caiazza (Ucpi): «Riforma devastante, intervenire sui tempi delle indagini»

«Sono cose gravi ma non serie, perché non si interviene su istituti complessi come la prescrizione con un emendamento, e il fatto che la sua entrata in vigore sia posticipata non sposta il problema». A bocciare senza appello l'accordo politico - frutto di un vertice di 20 minuti - che ha permesso alla maggioranza di convergere sulla riforma della prescrizione dei reati (stop alla decorrenza dopo la sentenza di I° grado, al via dal 2020) è Gian Domenico Caiazza, dal 20 ottobre neo presidente dell'Unione delle Camere penali italiane (Ucpi).

Tutto sbagliato? «È un accordo neanche politico, ma politicistico. Al ministro avevamo posto un problema di merito e soprattutto di metodo: è impensabile che si intervenga su un istituto che tiene in piedi una serie complessa di equilibri senza sentire nessuno, senza interpellare l'accademia. Sul tema non è stato sentito né un docente universitario né un avvocato né un magistrato. L'intervento è devastante: in un sistema come il nostro, in cui i processi durano lustri, eliminare l'unico elemento che spinge a fissare il processo diciamo il più presto possibile o, nel caso italiano, il meno tardi possibile, è il rischio della prescrizione del reato».

Per reagire avete annunciato uno sciopero dal 20 al 23 novembre, contro quella che definite «la controriforma autoritaria della giustizia penale»... «Abbiamo deciso quattro giorni di astensione per promuovere dibattiti e incontri con le Camere penali territoriali, e una grande manifestazione nazionale a Roma in cui dare voce e spazio alla comunità dei giuristi, che su questi interventi mirabolanti di riforma, addirittura ora del Codice di procedura penale nel suo complesso, sono tenuti totalmente all'oscuro. Abbiamo un Governo che ritiene di poter parlare di queste cose senza misurarsi con chi queste cose le studia. Si ha l'obiettivo del titolo di giornale il giorno dopo e del numero dei like sui social».

Siete tra i primi a mobilitarvi contro il Governo Conte, insediatosi a giugno... «Noi non siamo un'associazione forense, non ci occupiamo di avvocati, ma dei diritti delle persone che assistiamo; se dovessimo ragionare sull'interesse degli avvocati noi cinicamente dovremmo avere interesse a una società in cui si arresta molto, si sta molto in carcere, le pene sono durissime….non dovremmo avere interesse a processi brevi. Ma noi parliamo di diritti, qui non c'è niente che riguardi noi avvocati, parliamo dei vostri diritti, che sono anche i nostri ma in quanto cittadini non in quanto avvocati».

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A preoccuparvi non è solo la prescrizione: negli ultimi mesi si è aperto anche il cantiere per la riforma della legittima difesa e del giudizio abbreviato. E il Senato ha approvato in prima lettura il Dl sicurezza. Cosa sta succedendo alla giustizia in Italia? «Si va verso interventi sulla giustizia penale tutti di segno populista e giustizialista, tutti contrari all'idea costituzionale del processo penale. Si interviene sull'abbreviato per i reati da ergastolo in modo contraddittorio: si vuole accelerare i processi e poi si limita l'efficacia dell'abbreviato. In tutti i Paesi con riti accusatori l'80% dei processi si definisce con i riti alternativi, da noi invece vengono disincentivati in nome di un'astratta severità, dell'idea che non si possa patteggiare una pena. E quindi c'è una contraddittorietà e un'idea vendicativa del processo: tu hai commesso un reato molto grave e io non faccio l'abbreviato con te. Ma quale è il senso? Invece di far impiegare a te Stato 10 anni per fare il processo nei tre gradi di giudizio tu mi giudichi con sentenza definitiva in un anno: è ovvio che in una logica pattizia lo Stato deve dare una convenienza all'imputato che accede all’abbreviato. Sulla legittima difesa si racconta la favola che con questa riforma il giudice non potrà più valutare la proporzionalità che sarà automatica. Ma questo è impossibile, perché un giudice dovrà pur sempre valutare se la persona che ho ammazzato in casa mia sia entrata di soppiatto o no. Si legifera sulla vulgata, e il populismo in fondo è questo».

In Italia la maggior parte delle prescrizioni si verifica nella fase delle indagini preliminari. «Di tutto si parla tranne che delle cause dei processi interminabili: se le prescrizioni maturano nella fase Gip-Gup e poi per l'80% entro il giudizio di I° grado significa che non è vero che sono gli avvocati ad allungare i processi. Adesso qualunque forma di dilazione determinata da un'istanza del difensore e dell'avvocato - compresa la nostra astensione - sospende il corso della prescrizione. Invece si dovrebbe intervenire sui tempi di indagine: perché nessuno fa una riflessione sui 4-5-6 anni, a volte di più, in cui un fascicolo staziona tra le indagini preliminari e la fissazione del dibattimento? I termini sono previsti da Codice di procedura penale, ordinariamente non più di due anni complessivamente, comprese tutte le proroghe, ma non vengono mai rispetti perché manca una sanzione. Perché non cominciamo a lavorare su questo?».

Solo pochi giorni fa il Guardasigilli Bonafede ha definito gli avvocati “azzeccagarbugli”. Non proprio i toni adatti a portare avanti riforme di grande portata... «Certo non aiutano. Il ministro si è voluto scusare pubblicamente, e io gli ho spiegato che non è un problema di educazione ma dell'idea che sta prendendo piede del ruolo del difensore e del diritto di difesa. Questi signori che stanno al governo, ma anche alcuni magistrati che esprimono la loro cultura, ragionano affermando che il processo penale è un luogo popolato di presunti colpevoli. Se si ragiona così è ovvio che qualunque diritto è un intralcio all'affermazione della giustizia. Ma per la nostra Costituzione è popolato di presunti innocenti, non presunti colpevoli, e quindi il protagonista del processo deve essere il difensore e i diritti che rappresenta. Definire le tecniche difensive “arzigogoli da azzeccagarbugli” non è un problema di offesa a noi ma, purtroppo, dell'idea del diritto di difesa e del processo penale che hanno questi signori».

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