Italia

Prescrizione, intesa con rinvio al 2020 Di Maio esulta ma è ancora…

  • Abbonati
  • Accedi
Servizio |giustizia

Prescrizione, intesa con rinvio al 2020 Di Maio esulta ma è ancora Salvini a vincere

Dopo giorni ad alta tensione, è arrivata la fumata bianca sulla prescrizione dal vertice mattutino tra il premier Conte, i vice Di Maio e Salvini e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. La riforma che blocca la prescrizione dopo il primo grado ci sarà, come chiesto da Di Maio e dal M5S, ma entrerà in vigore soltanto da gennaio 2020 e soltanto se nel frattempo sarà entrata in vigore la riforma del processo penale, come preteso da Salvini.

L'ennesimo compromesso è stato raggiunto dopo neanche mezzora, ratificando la trama che gli sherpa andavano tessendo da ieri. È stato Bonafede a esultare fuori da Palazzo Chigi: “Basta impuniti! La norma sulla prescrizione sarà nel disegno di legge anticorruzione. Ed entro l'anno faremo anche la riforma del processo penale. Processi brevi con tempi certi. Finalmente le cose cambiano davvero”.

Ma è di tutta evidenza come politicamente l'abbia spuntata ancora una volta Salvini, frenando con decisione quella che era stata letta dai leghisti come una fuga in avanti dei pentastellati, non concordata. È infatti lui (e non Di Maio) a fornire i dettagli sui tempi e a parlare di “mediazione positiva”: “La norma sulla prescrizione sarà nel Ddl ma entra in vigore da gennaio del 2020 quando sarà approvata la riforma del processo penale. La legge delega, che scadrà a dicembre del 2019, sarà all'esame del Senato la prossima settimana”.

La sproporzione tra i due leader della maggioranza si fa plastica ogni giorno di più, al di là dei sondaggi che vedono svettare il segretario della Lega. Salvini ha appena incassato il primo via libera a Palazzo Madama al suo provvedimento bandiera: il decreto sicurezza. Ha sventato le norme più indigeste e reagito con compostezza agli attacchi più scomposti, come l'evocazione della “manina” sul decreto fiscale. Di Maio è costretto ad aspettare. Ha dovuto far digerire alla sua base la soluzione per l'Ilva, il sì al Tap, il condono fiscale, le sanatorie edilizie per Genova e il Centro Italia. Ha cinque dissidenti usciti allo scoperto in Senato (proprio sul Dl sicurezza). È impantanato sulle grandi opere assieme al suo ministro Danilo Toninelli, in attesa del responso dell'analisi costi-benefici. E teme che, dopo la giustizia, anche il reddito di cittadinanza sia alla fine costretto a slittare a data da destinarsi. Ma il Movimento non può aspettare Godot. Le europee di maggio sono dietro l'angolo.

© Riproduzione riservata