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Licenziamenti, sui risarcimenti torna la discrezionalità dei giudici

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L'Analisi|Licenziamenti

Licenziamenti, sui risarcimenti torna la discrezionalità dei giudici

Il giudice, d’ora in avanti, potrà decidere, in base alla sua discrezionalità, l’entità del ristoro monetario, minimo 6 mensilità, massimo 36, da riconoscere al lavoratore nei casi di licenziamento illegittimo.

Le motivazioni della Consulta
La Corte costituzionale rende note le motivazioni in base alle quali ha dichiarato incostituzionale il criterio di determinazione dell’indennità spettante al lavoratore ingiustamente licenziato - ancorato solo all'anzianità di servizio - previsto dal decreto legislativo n. 23/2015 e confermato dal cosiddetto “decreto dignità” del 2018. Il meccanismo di quantificazione - un “importo pari a due mensilità dell'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio” - ha reso infatti, secondo la Consulta, l'indennità “rigida” e “uniforme” per tutti i lavoratori con la stessa anzianità, così da farle assumere i connotati di una liquidazione “forfetizzata e standardizzata” del danno derivante al lavoratore dall'ingiustificata estromissione dal posto di lavoro a tempo indeterminato.

Più discrezionalità ai giudici
La novità della sentenza della Corte costituzionale è quindi quella di “tornare” indietro, e riconoscere ampi margini di discrezionalità ai giudici nel sanzionare un licenziamento illegittimo. Il tema è delicato. Il Jobs act, nell'introdurre dal 7 marzo 2015, il contratto a tutele crescenti ha inteso dare certezze a imprese e lavoratori circa i costi di “separazione”, vincolando l'indennità risarcitoria a un criterio fisso e certo: l'anzianità di servizio.

Ebbene, adesso, secondo i giudici costituzionali, questo criterio, unico, è in contrasto con la Carta fondamentale. Tra i tanti rilievi mossi c'è quello che un ristoro fisso, legato alla sola anzianità, mostrerebbe la sua incongruenza soprattutto nei casi di anzianità di servizio non elevata (perché farebbe prendere un numero basso di mensilità).

Maggiore incertezza
Di qui l’assunto che, il giudice, nello stabilire il ristoro deve tener conto anche di altri criteri «desumibili in chiave sistematica dall’evoluzione della disciplina limitativa dei licenziamenti (numero dei dipendenti occupati, dimensioni dell'attività economica, comportamento e condizioni delle parti)».
L’effetto di questa sentenza sarà il ritorno di un’ampia discrezionalità della magistratura, che sommato al rialzo degli indennizzi (da 4 si è passati a 6, da 24 a 36) operato con il decreto dignità, rischia di riportare incertezza e un minor utilizzo del contratto a tempo indeterminato (quando, ormai, da tutti, si dice di voler rilanciare).

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