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Nomine Campidoglio, i pm chiedono 10 mesi per la Raggi. M5S: se…

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sabato la sentenza

Nomine Campidoglio, i pm chiedono 10 mesi per la Raggi. M5S: se condannata è fuori

Dieci mesi di reclusione. Questa è la richiesta della Procura per la sindaca Virginia Raggi, imputata per falso nell’ambito del processo sulle nomina di Renato Marra alla direzione del dipartimento Turismo del Campidoglio. La Procura di Roma la ritiene responsabile del reato di falso. Stando al capo d’imputazione del procuratore aggiunto Paolo Ielo, Raggi (assieme a Raffaele Marra, che ne risponde in altro procedimento) «in violazione degli articoli 6 bis legge 241 del 1990 (conflitto di interessi), 7 del Dpr 62 del 2013 (obbligo di astensione) e 10 del Codice di comportamento dei dipendenti di Roma Capitale (conflitto di interessi e obbligo di astensione)», con «ordinanza sindacale numero 95 del 9 novembre 2016 procedeva alla nomina di Renato Marra, fratello di Raffaele Marra, a direttore della direzione Turismo di Roma Capitale, così procurando intenzionalmente al medesimo un ingiusto vantaggio patrimoniale».

La retribuzione di Marra
Secondo i riscontri, infatti, Renato Marra (la cui nomina è stata poi revocata in autotutela) passa da una retribuzione di circa 95mila euro annui a 115mila. Per i magistrati la sindaca avrebbe fornito false informazioni al Comune. In particolare con «nota 38506 del 6 dicembre 2016 indirizzata al responsabile della Prevenzione corruzione e della trasparenza (Mariarosa Turchi, ndr) affermava, contrariamente al vero, che il ruolo di Raffaele Marra, in relazione alla procedura per la nomina del fratello Renato, era stato di mera e pedissequa esecuzione delle determinazioni da lei assunte senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie e decisione e con compiti di mero carattere compilativo».

Il M5s è ottimista sull'esito della sentenza ma, nel caso in cui ci dovesse essere un verdetto di condanna, la giunta sarebbe arrivata al capolinea. La conseguenza dovrebbe quindi essere solo quella di tornare alle urne dopo le dimissioni. E' questa la linea netta dei vertici M5s sulla vicenda Campidoglio in base al nuovo codice etico. Luigi Di Maio ha ricordato il codice di comportamento che prevede l'incompatibilità tra una carica e una condanna, anche solo in primo grado per qualsiasi reato commesso con dolo. La sindaca potrebbe teoricamente restare in carica ma senza il simbolo del M5s: una eventualità che tuttavia si esclude in ambienti del Movimento perché, viene fatto notare, questo comporterebbe che gli stessi consiglieri dovrebbero sostenere una giunta non più targata 5s.

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