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Raggi, ripreso il processo con la difesa. Oggi la sentenza

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Inchiesta sulle nomine

Raggi, ripreso il processo con la difesa. Oggi la sentenza

(ANSA)
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Arriverà nel pomeriggio la sentenza del Tribunale di Roma su Virigina Raggi a cui sono appese le sue sorti politiche alla guida della Capitale. È in corso da metà mattinata l'udienza finale del processo che vede imputata la sindaca pentastellata per falso in relazione alla nomina di Renato Marra alla direzione Turismo del Campidoglio. Un’inchiesta controversa durata circa otto mesi e
un processo concluso in sei. Con rito immediato chiesto dalla stessa Raggi, per il dibattimento sulla vicenda che potrebbe portare alla fine della giunta.

Dinanzi al giudice monocratico a parlare è la difesa della Raggi composta dagli avvocati Pier Francesco Bruno, Emiliano Fasulo e Alessandro Mancori. Non mancano in aula, acconto ai tanti giornalisti, la sindaca stessa accompagnata dal marito Andrea Severini più alcuni consiglieri del Movimento fino in fondo fedeli alla causa. L’attesa cresce di ora in ora perché la scelta del giudice potrebbe essere determinante: il codice etico «si è sempre applicato nel M5S», ha ribadito il vicepremier Luigi Di Maio escludendo che si stia provando a modificare le regole («non c'è nessuna volontà di fare alcuna cosa del genere. È una questione di coerenza»).

Nella nomina di Renato Marra a capo della direzione Turismo, il fratello Raffaele «ci ha messo una manina ma la sindaca sapeva». Questa la sintesi dell'impianto accusatorio con cui la Procura di Roma chiede una condanna a dieci mesi per l’esponente di punta dei Cinque Stelle. Ieri la requisitoria del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del sostituto Francesco Dall'Olio durante la quale hanno ricostruito il rapporto tra la Raggi e il suo ex capo del personale e, a sorpresa, depositato il codice etico degli M5S che era in vigore nel dicembre del 2016. Secondo la Procura, nella comunicazione alla rappresentante dell'Anticorruzione in Campidoglio Maria Rosa Turchi, in merito ai rilievi Anac sulla nomina di Marra senior, Raggi «mentì» perché se avesse detto che quella promozione era stata gestita dal fratello Raffaele, sarebbe incorsa in un'inchiesta e «in base al codice etico allora vigente negli M5S, avrebbe dovuto dimettersi».

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Ma stamani il blog delle Stelle prova a smentire questa tesi con un post nel quale si precisa che «il Codice di comportamento per i candidati eletti del Movimento 5 Stelle alle elezioni amministrative di Roma del 2016 prevedeva per il sindaco l'impegno etico di dimettersi laddove, in seguito a fatti penalmente rilevanti, venisse iscritto nel registro degli indagati e la maggioranza degli iscritti, mediante consultazione in rete, ovvero i garanti del Movimento, decidano per tale soluzione. Non esisteva alcun automatismo ma un meccanismo che comportava una valutazione caso per caso».

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