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Strage viadotto Acqualonga, la difesa di Aspi prova a smontare le accuse

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processo ad avellino

Strage viadotto Acqualonga, la difesa di Aspi prova a smontare le accuse

Le «barriere del viadotto dell'Acqualonga rispondono ai più elevati standard di contenimento a livello internazionale». Entra nel vivo il processo sulla strage avvenuta il 28 agosto 2013 a Monteforte Irpino in cui persero la vita 40 persone. Gli avvocati di Autostrade per l'Italia (Aspi) hanno provato a smontare le accuse della Procura di Avellino, che alla scorsa udienza ha formalizzato le richieste di condanna per dodici persone, tra le quali anche l'amministratore delegato di Aspi Giovanni Castellucci e il dirigente di Aspi Paolo Berti. Il top manager - assieme a Castellucci - è presente anche nella lista dei 21 indagati dell'inchiesta sul crollo del ponte Morandi della Procura di Genova, accusati di non aver pianificato una adeguata ristrutturazione del viadotto Polcevera.

Nessuna manutenzione delle barriere
Ma andiamo con ordine. Il 28 luglio 2013, sul viadotto Acqualonga dell'A16, in direzione Napoli, un autobus della Volvo, privo di revisione, perde il controllo, sfonda una barriera di tipo New Jersey e precipita per 30 metri, provocando la morte di 40 persone e il ferimento di altre 29. Per i consulenti dei Pm «la barriera non ha funzionato come avrebbe dovuto e come avrebbe potuto in condizioni di corretta manutenzione, a causa dell'elevato stato di corrosione dei tirafondi». Per i magistrati, dunque, tra le cause del grave incidente ci sarebbe anche la mancata manutenzione delle barriere, al punto che gli inquirenti hanno aperto un nuovo filone d'indagine che riguarda i guard rail dell'intera rete autostradale.

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Dispositivi con standard di alto livello
Secondo la difesa, invece, «le barriere dell'Acqualonga rispondono ai più elevati standard di contenimento - hanno detto gli avvocati in udienza - a livello internazionale: dall'istruttoria dibattimentale è emerso infatti modo chiaro che la barriera New Jersey dell'Acqualonga era la più performante disponibile (ora come allora) in commercio, atteso che possedeva una capacità di contenimento pari all'H4, ossia quella massima prevista dalla normativa». Anche sul fronte manutenzione la difesa ritiene di aver «confutato» le accuse dei magistrati. I consulenti della società avrebbero dimostrato che «il grave fenomeno di degrado riscontrato a seguito dell'incidente non era stato previsto né era prevedibile prima del 2013 e che, in ogni caso, non è stato determinante rispetto a quanto accaduto». La colpa, secondo i legali di Aspi, sarebbe delle «gravissime condizioni dell'autobus (...) e della condotta imprevedibile del conducente».

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