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Giovane, donna, entusiasta: il profilo del cooperante italiano nel…

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un «esercito di pace» in crescita dagli anni ’70

Giovane, donna, entusiasta: il profilo del cooperante italiano nel mondo

Giovane, donna, appassionata. Il profilo della cooperante italiana rapita in Kenya, Silvia Costanza Romano, 23 anni, assomiglia a quello della maggior parte dei cooperanti italiani nel mondo. Silvia è stata rapita sulla costa sud orientale del Kenya, nella contea di Kilifi, dove si trovava per partecipare a progetti di cooperazione internazionale. Ad agosto era in un orfanotrofio a Likoni con una onlus, la Orphan's dreams, poi era tornata in Italia e, da poco, era ripartita con un'altra organizzazione, Africa Milele, e lì era fino a ieri sera, quando è stata sequestrata in un attacco in cui cinque persone sono rimaste ferite.

Il ritratto di Silvia assomiglia molto al profilo della maggior parte dei cooperanti che partono dal nostro Paese. Sono 6400, armati di molto entusiasmo e buona volontà, operano all’incirca in 116 Paesi, anche se la maggioranza lavora in Africa e in America meridionale. Altrettanti lavorano in Italia. È un mondo sempre più al femminile. Le donne sono maggiormente presenti in qualità di operatori con un bel 54%, mentre la presenza maschile si attesta intorno al 46 per cento. Fra le donne cooperanti l’86% lavora all’estero, mentre soltanto il 14% sceglie di rimanere in Italia; gli operatori maschili invece sono impegnati per l'81% in Italia e per il 19% all’estero.

Rapita in Kenya giovane volontaria italiana

Il settore è lievitato negli anni: se negli anni Settanta le ong italiane non arrivavano a una ventina, quelle oggi riconosciute (ufficialmente eleggibili per il finanziamento pubblico) sono 248. Si interessano di migliaia di progetti e gestiscono cifre importanti. Le prime dieci ong in Italia muovono mezzo miliardo di euro (è la somma dei bilanci) per realizzare oltre 2.200 progetti. Di tutti i fondi raccolti, oltre la metà sono rappresentati da fondi pubblici nazionali, europei e internazionali, la restante parte arriva da donatori individuali, fondazioni, aziende e chiese. Come peso specifico la più grande ong a operare in Italia è Save the Children, che ha un bilancio di 101 milioni di euro (2016), segue l’agenzia dell’Onu Unicef, con 60 milioni di euro, Medici senza Frontiere (56 milioni), Intersos (49 milioni), Emergency, ActionAid (entrambe 48 milioni di euro), Avsi (46) Cisp (35), Coopi (30), Medici con L'Africa (23 milioni). Fra i Paesi dove lavorano di più le ong italiane in testa il Mozambico con 43 progetti seguiti nel 2016, segue il Kenya (42) e il Senegal (38).

Sebbene i cooperanti siano indicati come volontari, il loro ruolo prevede un inquadramento professionale all’interno delle ong di riferimento. In Italia, ad esempio circa il 38,5%, è assunto con contratti a progetto, il 28,8% invece è inquadrato con contratti a tempo determinato, e solo il 2,3% ha stipulato contratti a tempo indeterminato (dati di Open Cooperazioni). Per quel che riguarda, invece, la situazione all’estero il 93% dei cooperanti ha un contratto locale e il restante 7% collabora a progetto. Nonostante alcuni ruoli apicali permettano stipendi importanti (che talvolta hanno dato scandalo, come il caso dell'ex segretario generale di Amnesty International, Irene Khan) in realtà a fare i semplici cooperanti ricchi non si diventa, basti pensare che stando ai dati i cooperanti, a seconda della posizione ricoperta, percepiscono uno stipendio annuo lordo compreso tra 12 mila e i 60 mila euro.

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