Italia

La bocciatura Ue e i primi scenari di crisi nel governo

  • Abbonati
  • Accedi
L'Editoriale|politica 2.0

La bocciatura Ue e i primi scenari di crisi nel governo

Non c'è solo lo scivolone di martedì 20 novembre alla Camera, con la maggioranza battuta al voto segreto sul peculato, a evocare primi scenari di crisi. C’è soprattutto una questione di cifre che fa pensare a un prossimo “cedimento” politico. Stiamo infatti entrando nel tunnel di una procedura d’infrazione Ue che vuol dire aggiustamenti dei conti nell'ordine di 18-20 miliardi all’anno, se andrà bene. Non solo.

Il meccanismo europeo prevede anche una stretta sorveglianza della Commissione sulla finanza pubblica con tanti saluti allo sventolato sovranismo di questa maggioranza. La domanda è come il patto Di Maio-Salvini riuscirà a reggere a tutto questo. È vero che c’è la campagna elettorale di maggio e l’Ue è il nemico perfetto ma il punto è come l’Italia arriverà a maggio. In quali condizioni economiche?

Questa è la domanda che serpeggia a Palazzo Chigi e terrorizza gli alleati di Governo. E qualcuno comincia a pensare a qualche ritocco in corsa sulla manovra per ammorbidire una procedura ormai scontata. Dicono per esempio che Matteo Salvini – spinto da Giancarlo Giorgetti – stia ragionando su qualche passo indietro sulle pensioni. E al Ministero dell’Economia ricordano come il ministro dell’Interno - nella stesura iniziale del bilancio - fosse molto più accomodante su un deficit all’1,9% mentre Di Maio s’impuntò sul 2,4. Insomma, il clima di questi giorni racconta di una Lega più moderata e sembra che anche per questa ragione Salvini si sarebbe avvicinato a Tajani e Berlusconi. Non è un caso che proprio dalle parti del Cavaliere siano state fatte circolare ad arte alcune notizie su un incontro al Quirinale tra l'ex premier e Mattarella in cui, secondo fonti azzurre, si sarebbe parlato di scenari di crisi e della disponibilità a proseguire la legislatura ma con una maggioranza di centro-destra.

Al Colle smentiscono questa ricostruzione in cui – peraltro - risulta piuttosto “scoperto” l'interesse di Berlusconi. Per Forza Italia infatti sarebbe l’esito ideale: crisi ma senza un nuovo voto – in cui rischierebbero molti parlamentari azzurri – e “ritorno” al Governo ai danni dei 5 Stelle.

Al netto dei “desiderata” del Cavaliere, il fatto è che oggi una ragione per la crisi c’è. E non è l'inciampo sul peculato o la lite sui termovalorizzatori che non hanno una rilevanza politica tale da creare lo strappo ma è il tunnel della bocciatura Ue. Con tutte le conseguenze finanziarie mentre quella crescita prevista all’1,5% sembra sfuggire di mano. Insomma, anti-corruzione o termovalorizzatori possono essere pretesti per la fine ma non la ragione. La ragione è in quella dichiarazione di Giorgetti sul divieto di vendite allo scoperto per fermare lo spread. Per i mercati è il segnale che la crisi, quella finanziaria, è in atto.

© Riproduzione riservata