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Hamilton senza pietà: primo anche ad Abu Dhabi davanti a Vettel e…

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FORMULA UNO

Hamilton senza pietà: primo anche ad Abu Dhabi davanti a Vettel e Verstappen

(Epa)
(Epa)

Si chiude con amarezza il mondiale 2018 di Formula 1 ad Abu Dhabi, una pista senza una lunga storia o tradizione perché voluta di recente (esattamente dieci i GP disputati) da grandi partner economici di team e organizzatori del circus per soddisfare il desiderio degli emiri di avere una gara e un “parco giochi” tematico finalizzato a rilanciare il turismo della capitale e la passione sfrenata per i motori in questa parte del Medio Oriente. La mancanza di “cuore” si è quindi tradotta spesso in gare deludenti o quantomeno non positive o utili per la stagione, anche perché a causa delle condizioni climatiche (ed economiche) è stata sempre posizionato all'estremo della stagione: e il suo debutto, che invece di azione ne ha avuta eccome, è ancora indigesto a molti.

POCO SPETTACOLO NELLE ZONE PREGIATE - Per questo si è trattato di un'ennesima gara con poco sale o, almeno, senza significato vero sportivo, perchè i giochi si erano chiusi da tempo: Hamilton aveva vinto il mondiale piloti con due gare d'anticipo e quello costruttori due settimane fa. A parte un cambio di leader “tecnico”, come nel caso di Ricciardo, che aveva posticipato moltissimo il primo cambio gomme, la regia tv non ha dato molta attenzione in questa giornata a cosa succedeva là davanti, perchè nonostante distacchi non abissali, era meglio seguire qualche duello più ravvicinato che, in qualche caso, è stato anche abbastanza agguerrito. Fra tutti, bello veder lottare Stroll, Vandoorne e Ocon, giovani non tutti con grande talento e futuro in questo sport.

UN UNICO IMPREVISTO - Ad animare l'ultima gara del 2018 c'è stato un incidente importante nelle prime fasi, con Hulkemberg che è stato indotto in un “avvitamento” dopo un contatto di un avversario al posteriore. Una bella botta che sul momento ha spaventato, perchè si sono anche viste le fiamme e comunque l'impatto non è stato dei più lievi. Ma l'aiuto della tecnologia, grazie al contatto radio con il pilota ancora nelle fasi di soccorso, ha aiutato a capire velocemente anche il pubblico di casa che non si trattava di un incidente grave, pertanto la safety car ha potuto riaccompagnare i concorrenti in sicurezza e con solo pochi giri di attesa, senza nemmeno la necessità di bloccare la corsa.

LE RAGIONI DI UN'ENNESIMA VITTORIA - Oggi s'è visto Hamilton primo perché andava semplicemente e davvero bene, perché era partito da un'ennesima pole e aveva un'auto settata come si deve. In generale, Hamilton ha tenuto bene le gomme, Bottas invece ha avuto problemi e si è fermato a cambiarle troppo presto. Per l'inglese undicesimo sigillo stagionale, settantatreesimo in carriera. Per fortuna Vettel ce l'ha fatta ad arrivargli dietro, non senza la fortuna indotta delle noie tecniche di Bottas. E meno male che è riuscito a non farsi passare da Verstappen: sembrava una domenica più favorevole a Ricciardo invece è andata meglio al giovane olandese. Hamilton a fine gara era talmente tranquillo da preoccuparsi per il vecchio amico Vettel, tuttavia non proprio sostenendo la “linea di difesa” organizzata per il weekend, dove il ferrarista aveva detto che, anche senza i suoi errori, non avrebbe vinto ugualmente il mondiale. Ma Hamilton ha pensato di dire una cosa buona, dichiarando che loro sono molto “sotto pressione” e che gli errori si fanno sopratutto “quando ogni pilota tira fuori il meglio”, riducendo un po' l'impatto e la credibilità della tesi di Maranello, visto che da parte del cinque volte campione, a questo punto, sembra evidente che ritenga l'errore umano più grave delle carenze dell'auto.

SALUTI E ADDI A NON FINIRE, SOPRATUTTO ALONSO - Per il resto non è stato un finale di stagione memorabile. Incidenti, contatti, avarie elettriche e meccaniche si sono viste tutte. Anche momenti di seria tensione. Ma poca gara “vera”; perché, appunto, c'era più poco da dire quest'anno e, almeno, si sperava di vedere almeno emergere qualche giovane o pareggiare qualche conto. Con la speranza che tutti i numerosi “corridori” in “partenza” dalla Formula 1 o in vista di cambiare il team avessero ancora qualche soddisfazione. Invece giovani particolarmente brillanti non se n'è visti, a parte ovviamente Verstappen che, anagrafe a parte, ormai non lascia più alcun dubbio sul fatto che entrerà presto fra i “grandi” di questo sport. E a dire il vero, con le new entry nel 2019, di “giovani” ce ne saranno anche troppi, con meno campioni del mondo e non tutti in condizioni di vincere: Raikkonen alla Sauber farà “immagine”, mentre Vettel difficilmente farà da “coach” a Leclerc. Solo due comunque i cambiamenti di maglia che meritano di essere citati. In primis, appunto, Raikkonen: sfortunato fino all'ultimo, si ritira per un'avaria elettrica e torna ai box a piedi. Ha lasciato Ferrari già una volta, da campione del mondo: questa volta, per ragioni di età, sarà sicuramente l'ultima. E poi Alonso. Anche lui entrato in Formula 1 tanti anni fa, questa volta va via davvero e non è detto che torni. Un campione vero, un pilota completo, un uomo straordinario, intelligente, simpatico. Ha vinto solo due mondiali ma avrebbe potuto vincerne anche più di Schumacher. I suoi errori? Tanti, apparentemente, ma uno su tutti: essere rimasto troppo legato a Briatore. Creatore meritevole della sua ascesa in Formula 1, ha purtroppo per lui continuato a seguirlo anche dopo lo scandalo di Singapore di tanti, troppi anni fa, che aveva “bruciato” la carriera di Piquet jr. Da lì in poi Alonso ha sempre vestito tute di top team, con buoni ingaggi, ma negli anni più sbagliati. Inutile quindi che Flavio in questo weekend venga a dire che “poteva vincere con questa Ferrari”, gli è stato contestato da tutti che parlare alla fine, con il senno di poi, è facile. Il problema è averlo messo nei team sbagliati al momento sbagliato. Poi, è vero, tutti sanno che la storia dell'astigiano è stata in qualche caso culminata da momenti di sfortuna e “gufate” vere: il mondiale perso proprio ad Abu Dhabi nel 2010, quando si è letteralmente “perso” nel traffico per via di un errato richiamo ai box dal muretto, è emblematico. Partiva con 8 punti di vantaggio e non è riuscito a superare per decine di giri i piloti che lo precedevano. Una rabbia simile si era da poco vissuta con Felipe Massa, per questo l'ascesa della Red Bull in un modo così apparentemente “casuale” aveva fatto molto male allo sport e ai tifosi.

L'anno prossimo sarà tutto diverso: dopo Jenson Button nel 2016, Abu Dhabi saluta un altro campione del mondo. Speriamo che prima o poi questa tappa serva anche per incoronare qualche nuovo giovane, magari in rosso o comunque legato alla bandiera tricolore.

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