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Casamonica spa, dalle palestre ai ristoranti: così il clan investe…

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I documenti giudiziari

Casamonica spa, dalle palestre ai ristoranti: così il clan investe a Roma

Una «rete» di interessi patrimoniali. Dalle palestre ai centri estetici e ristoranti. L’impero del clan Casamonica è sotto l’attenta analisi della Direzione distrettuale antimafia di Roma, che ne sta valutando la ramificazione. La famiglia sinti è accusata di aver creato un’associazione per delinquere di tipo mafioso, con importanti propaggini nell’area sud-est della Capitale. I loro interessi riguardano anche la costruzioni di abitazioni abusive, come gli edifici fatti abbattere a Roma in questi giorni. Immobili in alcuni casi affittati anche a cittadini extracomunitari.

Le costruzioni abusive affittate a extracomunitari
Stando alle verifiche della magistratura, i Casamonica avrebbero creato un impero basato sull’usura e sull’estorsione, regolarmente perpetrate ai danni di imprese con sede nell’area sud est di Roma. Gli inquirenti sono riusciti a scoprire che i giri di usura ed estorsione sono abilmente «schermati» attraverso società di vendita di automobili. Delle sostanziali «scatole vuote» senza neanche una sede fisica ma con centinaia di contratti anomali relativi alla vendita di macchine. Operazioni «opache» che si riscontrano anche nella gestione di una serie di beni immobili – abusivi – sparsi nella Capitale e affittati a extracomunitari. Ieri c’è stato un ulteriore abbattimento, in zona Romanina, cui hanno partecipato anche il ministro dell’Interno Matteo Salvini, il governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti (Pd), il prefetto di Roma Paola Basilone e il direttore dell’Agenzia per i beni confiscati alla mafia Ennio Sodano. «Se il ministro vuole, gli offro un caffè», ha detto Guerino Casamonica, detto Pelè. «Noi – ha aggiunto - siamo come la famiglia Rossi, come tante altre famiglie, non controlliamo nessun territorio». La demolizione dei mille metri quadrati in via Roccabernarda è un altro colpo all’immagine dei Casamonica ma non basta ancora per cancellare il controllo che la famiglia continua ad avere su parte di Roma est, come confermano le parole di Pelè.

La rete di società e prestanome
Il tema delle intestazioni fittizie è ampiamente analizzato nelle informative investigative. Negli atti si legge che «non si possono dimenticare l’acquisizione del controllo della discoteca Om Club di via Libetta in Roma, già ex Marylin, azienda appartenente alla Triss Srl, e la cui quota di maggioranza del 66% risultava intestata fittiziamente per il 33% alla Di Marzo Giuseppina, detta Pina, mentre in realtà era di proprietà di fatto del Casamonica Giuseppe (il presunto boss), che la gestiva mediante il figlio Casamonica Guerino, detto Chicco».

INTESTAZIONI FITTIZIE DI BENI A ROMA
La ricostruzione investigativa ha dimostrato il ramificato investimento
del clan in diverse società. Aziende e quote sono state sequestrate
dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma

La cassa comune gestita dalla «reggente» del clan, Liliana Casamonica
Stando agli accertamenti «un dato rilevante – si legge negli atti giudiziari – è che il denaro utilizzato negli investimenti era di logica conseguente derivazione dai traffici criminale del clan Casamonica e da una cassa comune gestita da Liliana Casamonica, con diversi depositi di denaro occultati (…) nelle mura degli appartamenti del Vicolo di Porta Furba». Secondo le indagini Liliana Casamonica è la «reggente» dell’organizzazione e «costituisce in vicolo di Porta Furba un punto di riferimento per i sodali, fornendo un costante contributo per l’operatività del clan». In sostanza, si tratta della «contabile dell’organizzazione».

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