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Il segnale sulla Ue atteso da Quirinale e Parlamento

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politica 2.0

Il segnale sulla Ue atteso da Quirinale e Parlamento

Tutti appesi a una trattativa che per molti versi è ancora virtuale. Innanzitutto resta al “buio” il Parlamento dove l’iter della manovra è cominciato in Commissione Bilancio ma dove l’incertezza sul negoziato e i suoi esiti non consente una navigazione guidata ma piuttosto a vista. Come muoversi nella nebbia. Con il risultato che alla Camera manca una regia politica su come orientare la discussione, o le modifiche, se prepararsi a riscrivere almeno in parte il bilancio oppure blindarsi. E questo influirà sui tempi che sono già tirati: l’ha confermato ieri pure Salvini che ha previsto l’approvazione per «capodanno». Comunque tra oggi e i botti del 31 dicembre, c’è la data del 19 quando la Commissione farà un altro passo deciso sulla procedura d’infrazione ed è in questo spazio di circa 20 giorni che Conte e Tria tenteranno la mediazione. Forse non per evitare la procedura ma almeno moderarne l’impatto. Ieri però si era ancora molto indietro. Raccontano che il vertice a Palazzo Chigi non abbia dato una sterzata decisa verso il negoziato: si discute ancora di togliere 3 miliardi e c’è chi vuole siano spostati sugli investimenti chi alla riduzione del deficit. Comunque sembra sia insufficiente per chiudere un accordo con Bruxelles anche se sia Salvini che Di Maio lanciano segnali distensivi.

Segnali che erano stati dati in anteprima al Quirinale dove la scorsa settimana c’è stata una lunga fila di incontri per preparare la cena di sabato Conte-Juncker. Non c’è stato solo Di Maio ma anche Salvini, che la scorsa settimana ha dato il bis al Colle prima partecipando alla cena ufficiale con l’emiro del Qatar e poi incontrando privatamente Sergio Mattarella per parlare della trattativa con l’Europa. Segno che, a differenza di quello che dicono nei 5 Stelle, non ci sarebbe un grande gelo sul ministro dell’Interno. Così come non c’è più con Paolo Savona, ricevuto anche lui dal capo dello Stato per un colloquio privato che è stato apprezzato da entrambi. Si sa che il ministro per gli Affari europei si è schierato dalla parte di chi chiede di cambiare la manovra perché troppo timida sul fronte degli investimenti – e quindi di scarso impatto per la crescita – e allo stesso tempo controproducente a causa dello strappo con l’Europa. Argomenti di cui si sarà discusso con Mattarella che ha voluto incontrare anche Tria e Moavero oltre Conte. Ma dopo i colloqui, adesso al Colle si aspettano passi concreti.

E in effetti il premier sta facendo di tutto per intestarsi un accordo con la Commissione, Tria e Moavero sono dalla sua parte, Salvini e Di Maio sono preoccupati per mercati e spread e vogliono disinnescare la procedura ma nei fatti trovano una via troppo stretta per tornare indietro. La sovraesposizione è stata tanta su reddito di cittadinanza e quota 100 e sono ancora in cerca di un modo per attenuare le promesse. Ieri per esempio Salvini ha buttato la palla nel campo del Parlamento che è «sovrano e la parola fine sul bilancio non la dà il Governo ma le Camere». Una torsione dialettica che mostra come l’intenzione a trattare ci sia ma non abbia ancora trovato una traduzione politica.

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