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Pirateria tv, 5 milioni di italiani vedono sport e film in modo illegale

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Pirateria tv, 5 milioni di italiani vedono sport e film in modo illegale

Circa 5 milioni di italiani fanno pirateria di film e programmi tv con le Iptv illegali (internet protocol television). Ci sono tre pirati su quattro per le trasmissioni sul calcio; poi Formula Uno, moto Gp e tennis. I dati fanno parte di una ricerca Ipsos commissionata da Fapav (Federazione per la tutela dei contenuti audiovisivi e multimediali) presentata oggi nella seconda edizione della giornata #TuteliAmo alla Scuola di perfezionamento delle forze di polizia diretta dal generale di divisione della Guardia di Finanza Gennaro Vecchione.

Ogni anno 21 milioni di eventi sportivi piratati
Il quadro è drammatico: sono 4,6 milioni di italiani oltre i 15 anni a fruire di contenuti sportivi in modo illecito. Gli atti di pirateria di eventi sportivi live sono arrivati secondo Ipsos a 21 milioni l'anno. Le possibilità si sono decuplicate con l’Iptv, un sistema in grado di fornire all'utente contenuti televisivi in digitale, live e on demand, con una connessione internet in banda larga o ultralarga. L'Iptv nella declinazione illegale consente con il costo mensile tra 10 e 15 euro di accedere a tutti i canali delle tv compresi i contenuti a pagamento. Ipsos stima che il 35% dei pirati streaming ha fatto ricorso alle Iptv.

Illeciti pagati con carta di credito
Molti utenti finali, più o meno consapevoli dei fatti illegali, pagano persino il servizio Iptv fraudolento con la carta di credito, con la garanzia della tracciabilità certa in caso di indagini delle forze dell'ordine. «Siamo in presenza di una galassia di Iptv illegali – sottolinea Federico Bagnoli Rossi, segretario generale Fapav – il fenomeno non solo danneggia le industrie e l'economia del nostro Paese ma alimenta il mercato illecito e le organizzazioni criminali». Nota Franco Siddi, presidente di Confindustria Radio Tv: «I ricavi sottratti dalla pirateria sono ingenti, come le stime di impatto sull'industria, sopra il miliardo di euro, con 5.700 posti di lavoro a rischio».

Le indagini più efficaci: «follow-the money»
L’allarme è stato lanciato già in apertura dei lavori da Maria Vittoria De Simone, sostituto procuratore nazionale della Dna (direzione nazionale antimafia e antiterrorismo): «La perdita di Pil a causa della pirateria è pari a 369 milioni. Il fenomeno è stato a lungo sottovalutato, ancora oggi si assiste a un’inspiegabile tolleranza». E aggiunge: «Sotto il profilo della tutela penale la vera criticità è rappresentata dalla normativa, che va ripensata in modo unitario. Per le investigazioni finanziarie e patrimoniali la strategia del “follow-the-money” rappresenta di certo lo strumento più efficace».

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