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Il nuovo piano di Cdp: così crescerà il supporto alle imprese

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L’anticipazione

Il nuovo piano di Cdp: così crescerà il supporto alle imprese

La sede della Cassa depositi e prestiti a Roma
La sede della Cassa depositi e prestiti a Roma

Tre linee di intervento (sostegno all’innovazione, sviluppo della crescita e facilitazione dell’accesso al credito) nell’ottica di avvicinare ancor di più, come chiede peraltro a gran voce il mondo imprenditoriale, la complessa macchina di Cassa depositi e prestiti alle imprese, in particolare alle pmi che rappresentano il tessuto nervoso del sistema produttivo italiano. Il nuovo piano industriale 2019-2021 di Cdp da oltre 100 miliardi di risorse proprie, che oggi sarà illustrato dai vertici della spa di Via Goito, l’ad Fabrizio Palermo e il presidente Massimo Tononi, alla presenza del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, e del presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, contiene un consistente capitolo dedicato al supporto alle imprese che il Sole24Ore.com è in grado di anticipare e che si affianca agli altri tre pilastri (Pa e Infrastrutture, cooperazione allo sviluppo e riorganizzazione del portafoglio di gruppo).

Imprese azzoppate da bassi investimenti in R&S e difficoltà di accesso al credito
Il punto di partenza è la disamina delle principali criticità che affliggono il sistema e sul quale la nuova Cassa del tandem Palermo-Tononi è decisa a imprimere una svolta. I numeri, che oggi il management ribadirà nel corso della presentazione, sono eloquenti e indicano tre diversi gap da colmare: i bassi investimenti in innovazione e sviluppo delle imprese italiane - che pesano in percentuale sul Pil per l’1,3% a fronte di una media Ue ben superiore (2%) - con conseguente perdita di produttività; la riduzione della quota di esportazioni italiane sulla domanda internazionale di beni, passata dal 3,5% del 2007 al 2,8% dello scorso anno, non solo evidentemente per via della crisi e dell’emergere sullo scenario internazionale dell’agguerrita concorrenza degli emergenti (Cina e India su tutti); e, infine, la difficoltà delle imprese di accedere al credito con uno stock di finanziamenti declinato, va da sé, dagli 869 miliardi del 2010 ai 727 del 2017.

La spinta all’innovazione
Da qui, dunque, la necessità di rafforzare strumenti già esistenti e di approntare però nuove modalità di intervento che ridiano slancio al sistema delle imprese. Il primo asse, come detto, è rappresentato dalla spinta all’innovazione che sarà assicurata lavorando sia all’ampliamento delle soluzioni di finanziamento a medio lungo-termine dedicate - attraverso un gioco di squadra con le banche -, sia alla mobilitazione di agevolazioni pubbliche e risorse europee. Che spesso, è il ragionamento di fondo, non mancano, ma restano bloccate ai nastri di partenza per l’incapacità delle aziende di ottenerne l’attivazione. La Cdp, dunque, intende agire come una sorta di «facilitatore», anche rispetto al tema spinoso del venture capital con l’obiettivo di attrarre risorse non solo, e non tanto, per le grandi aziende, ma soprattutto per le piccole e medie realtà che scontano la difficoltà di reperire provvista non bancaria. Mentre, con riferimento alle start-up, l’idea è quella di creare una Sgr dedicata per sbloccare finalmente il settore che, in Italia, è rimasto praticamente al palo.

Il rafforzamento delle misure per l’export e l’internazionalizzazione
Il secondo filone è rappresentato dall'export e qui la parola d’ordine sarà appunto il rafforzamento dei fondi di private equity dedicati alle pmi privilegiando un focus settoriale e un approccio più complessivo rispetto al rischio di iniziative spot e disorganiche. Quanto al supporto all’internazionalizzazione, il cui pivot resta il Polo Sace-Simest, la strada da battere è quella di ampliare soprattutto il sostegno alle piccole e medie che sono la stragrande maggioranza, come detto, del tessuto imprenditoriale, ma troppo spesso concentrate sul mercato locale. Ecco perché la direzione è semplificare l’accesso agli strumenti per affrontare i mercati oltreconfine (più prodotti digitali, dunque, snelli e facilmente accessibili), ma anche implementare le iniziative di educazione all’export, come quella lanciata giusto ieri dal polo targato Cdp, oltre che introdurre nuovi finanziamenti e garanzie.

Provvista bancaria più facile per le pmi
Infine, il nodo dell’accesso al credito sempre con un focus sulle pmi. Perché la lettura è chiara: è soprattutto questo segmento ad avere maggiore difficoltà di approvvigionamento ed è per questo che si lavorerà in tandem con le banche anche attraverso meccanismi di condivisione del rischio (sharing risk). Il tutto cercando di assicurare, a monte, un’interlocuzione più chiara e diretta tra le imprese e la Cassa. Lo stesso approccio che peraltro i vertici della spa di Via Goito intendono replicare anche nel confronto con la Pa, seguendo in buona sostanza un modello già avviato e rodato, quello della “Banque des Territoires”, che la “sorella” francese della Cassa ha messo in pista a maggio per offrire una struttura unica ai suoi clienti sul territorio, divisa per filoni d’attività .

Partecipate e controllate riorganizzate per filiere e settori d’attività
Una logica, quest’ultima, che Cdp punta ad applicare anche al capitolo della riassetto delle partecipazioni. ll responsabile ancora non c’è (mentre, a capo degli altri tre tasselli, sono stati già designati Luca D’Agnese per Infrastrutture e Pa, Nunzio Tartaglia per Imprese e Antonella Baldino per la Cooperazione allo sviluppo), ma la direzione è tracciata: rimettere ordine nella giungla di partecipate e controllate secondo una logica di fiera industriale e di settori d’attività. Per ora, insomma, non ci saranno rivoluzioni né trasferimenti di quote dal Mef a Cdp. Ma, su questo fronte, il prosieguo della storia è ancora tutto da scrivere.

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