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Il silenzio assenso della Lega «blinda» la democrazia diretta del M5s

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Il referendum propositivo

Il silenzio assenso della Lega «blinda» la democrazia diretta del M5s

(Ansa)
(Ansa)

Con il silenzio assenso della Lega di Matteo Salvini, la commissione Affari costituzionali della Camera si accinge la prossima settimana a dare il via libera al Ddl costituzionale che introduce nel nostro ordinamento il referendum propositivo con l’obiettivo di arrivare in Aula per un primo sì già il 17 dicembre. Obiettivo che difficilmente potrà essere rispettato, con la sessione di bilancio nel pieno della trattativa con Bruxelles per evitare la procedura di infrazione, ma che dà plasticamente l’idea di come il M5S e il suo ministro per le Riforme Riccardo Fraccaro puntino a piantare una prima bandierina – in un momento di difficoltà – sul tema storico della democrazia diretta.

Le perplessità emerse nella due giorni di audizioni in commissione
Eppure nella due giorni di audizioni in commissione (sono stati auditi 14 costituzionalisti, tra cui Valerio Onida, Gaetano Azzariti, Massimo Luciani e l'esperto di referendum Giovanni Guzzetta) le perplessità non sono mancate. Soprattutto sulla questione della mancanza di quorum prevista dalla riforma: una proposta di legge è approvata direttamente dagli elettori indipendentemente dall'affluenza alle urne. Anche Onida, tra i costituzionalisti auditi il più favorevole all’introduzione dello strumento di democrazia diretta e al metodo scelto dal M5S (iniziativa parlamentare e non governativa), ha messo l'accento sui pericoli di una “dittatura delle minoranze” raccomandando l'introduzione di un quorum fisso (altri preferiscono un quorum variabile come quello che era stato previsto dalla riforma costituzionale poi bocciata dagli italiani due anni fa: la metà dei partecipanti alle ultime elezioni politiche).

Nel mirino l’assenza di precisi limiti per le materie oggetto di referendum
Altro punto nel mirino di quasi tutti i costituzionalisti è l'assenza di precisi limiti per le materie oggetto di referendum: anche le leggi di spesa sono esplicitamente ammesse nel testo Fraccaro purché siano indicate le coperture. Oggetto di critiche, infine, il fatto che il testo preveda la possibilità della doppia consultazione referendaria: se nel frattempo il Parlamento decide di intervenire sulla materia oggetto di referendum e i promotori decidono di non ritirarlo, gli elettori di troveranno a scegliere tra i due testi, quello della proposta refendaria e quello approvato dal Parlamento. Per Azzaniti c'è il serio rischio che il voto su testi contrapposti alimenti pulsioni antiparlamentari e svuoti il Parlamento delle sue funzioni. Preoccupazioni condivise dalle opposizioni, Pd e anche Fi («un paio di referendum così e il Parlaneto lo chiudiamo», si sfoga l'azzurro Francesco Paolo Sisto). Nell'ottica dei pentastellati, invece, lo strumento del referendum propositivo serve proprio a rimpinguare una democrazia rappresentativa che – come ha ribadito in queste ore il ministro Fraccaro in una intervista - «da sola non basta più».

Assenti i membri della Lega della commissione Affari costituzionali
E la Lega? Molte delle criticità avanzate dai costituzionalisti sono condivise dai parlamentari leghisti a taccuini chiusi, e il fatto che i membri della Lega della commissione Affari costituzionali della Camera non hanno partecipato alla due giorni di audizioni la dice lunga sul loro atteggiamento. Eppure nessuno di loro darà battaglia sui punti controversi o presenterà emendamenti migliorativi, come ci fa capire il capogruppo della Lega in commissione Giancarlo Iezzi: «Da parte nostra non ci sono perplessità insormontabili - dice -. La questione del quorum ha qualche fondamento, ma è anche vero che la presenza del quorum nei referendum abrogativi è stata spesso usata in passato dai partiti per far fallire le consultazioni. Se non c'è più questo alibi i partiti dovranno prendere posizione e impegnarsi, e l'affluenza se ne gioverà».

Silenzio assenso, dunque, come si diceva all'inizio. D'altra parte l'introduzione del referendum propositivo è nel contratto di governo, e sulla questione centrale del quorum il M5S non è disposto a cedere. Il Ddl sicurezza alla Lega, la democrazia diretta ai pentastellati.

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