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Reddito e quota 100, la saga dei vertici di maggioranza tra smentite e…

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Reddito e quota 100, la saga dei vertici di maggioranza tra smentite e controsmentite

Una vera e propria saga di vertici, almeno due a settimana. Con un profluvio di smentite e controsmentite. Questo ha prodotto finora il lunghissimo dibattito-trattativa su reddito di cittadinanza e quota 100. Una trattativa a tre Lega-M5s-Ue che ha contribuito a far lievitare incontri, conferenze stampa, vertici e relative dichiarazioni, poi seguite da smentite, giravolte e dietrofront.

La cena per blindare i capisaldi della manovra
Gli incontri si infittiscono subito dopo il varo della legge di bilancio a metà ottobre in consiglio dei ministri. Il 22 ottobre una cena a tre Conte-Salvini-Di Maio serve a blindare i capisaldi della manovra. «Non cambiamo quota 100 e reddito di cittadinanza. La bocciatura della manovra è pressocché certa, ma se uno è convinto di quello che fa, come noi, va avanti» chiosa Salvini al termine della cena.

Spunta il tema banche
Altro vertice il 28 ottobre, nel quale spunta anche il tema delle banche, nei giorni in cui lo spread veleggia intorno ai 300 punti base . «Andiamo avanti compatti e senza incertezze per realizzare tutti i punti che sono contenuti nel contratto di Governo. Contratto che resta la pietra angolare della nostra azione politica» assicura Di Maio, che aggiunge: «Abbiamo parlato di economia, manovra, conti pubblici. Nessuna banca sarà in difficoltà».

Le aperture sul deficit
Sullo sfondo si delinea la necessità di aprire a una riduzione del deficit. «Come abbiamo detto -spiega Di Maio il 26 novembre - il tema non sono i numeri ma i cittadini, gli obiettivi che ci siamo dati: quota 100 e il reddito di cittadinanza e i rimborsi ai truffati per le banche e il pacchetto imprese, sono misure da cui non possiamo prescindere». «Se poi all'interno della contrattazione deve diminuire il deficit - aggiunge il vicepremier - non è importante, l’importante è che non si abbassi la platea che riceve quelle misure». Cambia il vicepremier, ma il messaggio suona analogo. «Noi applichiamo il buonsenso e la concretezza, che non si attacca allo 0,1 in più o in meno» chiosa Salvini.

GUARDA IL VIDEO - Manovra, Di Maio: ok compromessi con Ue ma non tradiremo italiani

La moltiplicazione dei vertici
«La misura come è partita così arriva» proclama il primo dicembre Luigi Di Maio riferendosi ovviamente al reddito di cittadinanza. Siamo alla vigilia di un vertice, da tenersi al ritorno del premier Conte dal G20 di Buenos Aires. Un vertice che - come tutti quelli che lo hanno preceduto - dovrebbe mettere ordine sulle due misure bandiera della maggioranza. Ma sul tavolo non ci sono solo reddito e pensioni. C’è anche il sì o no alla trattativa con la Ue. Di ritorno dal G20 la svolta aperturista di Conte verso Bruxelles apre la prospettiva di nuovi vertici , questa volta su un nuovo tema: “Quanto aprire alla Ue”. È Di Maio ad aprire le danze prima del vertice poi fissato per l’ennesimo lunedì: «Non fermiamoci ai numerini - incalza il leader M5s -. Se l’economia rischia di fermarsi noi dobbiamo fare una manovra che mette soldi nell’economia». È iniziato ufficialmente il tormentone del «due per cento».

Quando il vertice diventa una bufala
Il giorno dopo, due dicembre, è la dichiarazione di Salvini ad alimentare la saga dei vertici. «Ennesima bufala - si inalbera il capo della Lega - nessun nuovo vertice, stanno dando qualche numero al lotto». Perché tanta veemenza? Perché questa volta si affaccia l’eventualità di ridurre le pensioni d’oro, cosa che il Carroccio avversa fermamente.

Il vertice sui “numerini”
Il 3 dicembre, a essere sotto i riflettori è il “numerino magico”, quel 2% che potrebbe fornire l’accordo con la Ue. Conte dice che «sotto il 2% non vado» facendo prefigurare un’intesa possibile su quel target di deficit. Ma questo comporta ritocchi a reddito e pensioni che a loro volta comportano fibrillazioni tra i due azionisti di maggioranza. Risultato? Il vertice di Conte con i vicepremier slitta. Ma il presidente del Consiglio, con il suo proverbiale ottimismo preannuncia un altro vertice, questa volta in quel di Bruxelles: «Nel volgere di qualche giorno - preannuncia - faremo un nuovo passaggio con le istituzioni Ue», confidando «di pervenire ad una soluzione condivisa che ci possa evitare l'infrazione». Si dice “passaggio”, si intende sempre lui: un nuovo vertice....

Il vertice sulla “rimodulazione” delle misure
Ancora un passo avanti e siamo a ieri, 5 dicembre. Conte fa trapelare la data del suo nuovo tete a tete con Juncker: sarà l’11 dicembre. Ma prima urge un vertice con i suoi co-inquilini. È così che arriva la convocazione del vertice di oggi. Sul tavolo l’ormai famigerata “rimodulazione” di reddito e quota 100, con tanto di platee e tempi di attuazione da definire. «Spostare la data delle riforme non vuol dire tradirle» fa un passo in avanti Conte. Subito dopo il premier e subito prima del vertice, Salvini riporta indietro il negoziato: «L’obiettivo è che le misure entrino in vigore all’inizio dell’anno» dichiara. Un vertice dietro l’altro, una dichiarazione dopo l’altra, la posizione torna a essere sempre quella di partenza.

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