Italia

Investimenti in formazione, Italia sotto la media europea

  • Abbonati
  • Accedi
IL RAPPORTO CENSIS

Investimenti in formazione, Italia sotto la media europea

Italia indietro in Europa per investimenti in formazione. E la spesa pubblica in ricerca e sviluppo cala. Se a rendere competitiva un’economia sono gli investimenti in ricerca e, più in generale, nella formazione dei lavoratori, così da ridurre la forbice tra le esigenze del mondo produttivo e le competenze sul mercato, il quadro che viene fuori dalla fotografia scattata dal Censis sulla situazione sociale del paese denuncia più di un punto debole.

Nel capitolo quinto su “I soggetti economici per lo sviluppo”, con riferimento alla strategia del governo giallo verde in tema di conti pubblici, il report ricorda che «indebitarsi per crescere vuol dire fare investimenti pubblici e attrarre investimenti privati, vuol dire sburocratizzare e favorire la libera intrapresa, vuol dire individuare nuovi occasioni di crescita e incentivarle adeguatamente laddove ce n'è bisogno, vuol dire aumentare la partecipazione al lavoro e la sua produttività».

Italia al di sotto della media europea per investimenti in formazione
In primo luogo, l’Italia investe in istruzione e formazione il 3,9% del Pil, mentre la media europea è del 4,7%. Investono meno di noi solo Slovacchia (3,8%), Romania (3,7%), Bulgaria (3,4%) e Irlanda (3,3%). Ben 13 punti percentuali di distanza ci separano dal resto d’Europa in relazione alla quota di popolazione giovane laureata. Tra il 2014 e il 2017 i laureati italiani tra i 30 e i 34 anni passano dal 23,9% al 26,9%, ma nello stesso periodo la media Ue sale dal 37,9% al 39,9% (sfiorando tra l’altro l’obiettivo del 40% fissato per il 2020). Ancora: sono addirittura 25 - sottolinea il report - i punti percentuali di distacco in merito al tasso di occupazione dei giovani 20-34enni almeno diplomati che hanno conseguito il titolo più elevato tra 1 e 3 anni prima. Anche in questo caso il miglioramento della performance italiana è evidente, in quanto si passa dal 45% del 2014 al 55,2% del 2017, ma nello stesso periodo la media Ue sale dal 76% all’80,2%.

Nel 2017 il 14%dei giovani 18-24anni hanno abbandonato gli studi
Gli abbandoni precoci dei percorsi di istruzione nel 2017 riguardano il 14% dei giovani 18-24enni, contro una media Ue del 10,6%. A parità di potere d’acquisto, la spesa per allievo risulta inferiore alla media europea di 230 dollari nella scuola primaria, di 917 dollari nella secondaria di I grado, di 1.261 dollari nella scuola secondaria di II grado. Il divario più ampio è relativo all’educazione terziaria: in Italia si spendono 11.257 dollari per studente (7.352 dollari se si escludono le spese per ricerca e sviluppo), mentre la media europea è pari a 15.998 dollari (11.132 dollari senza la R&S), con una differenza dunque di ben 4.741 dollari (il 42% in più).

Cala la spesa pubblica destinata la ricerca
La spesa pubblica destinata in Italia alla ricerca è scesa da poco meno di 10 miliardi di euro nel 2008 a poco più di 8,5 miliardi nel 2017. Nel periodo è passata da 157,5 euro per abitante a 119,3 euro. Per poter competere nella dimensione dell’innovazione, osservano i ricercatori del Censis, l’unica chance per l’Italia è una maggiore integrazione nei processi che si realizzano a livello comunitario. Per beneficiare del traino che l’Ue esercita attraverso programmi e fondi destinati ai singoli Paesi, come Horizon 2020. Dei quasi 77 miliardi di euro previsti nel budget del programma 2014-2020 ne sono già stati assegnati oltre 33 miliardi, di cui 2,8 all’Italia. Il nostro Paese - si legge nell’indagine - è il quinto per finanziamenti ricevuti, dopo Germania, Regno Unito, Francia e Spagna. E il quarto per numero di progetti finanziati: il 9,5% dei quasi 92.000 progetti che hanno ricevuto il contributo.

Tav: costo previsto per la Torino-Lione si è dimezzato
Un passaggio dell’indagine si sofferma su un’altra leva per la crescita, gli investimenti in infrastrutture. Un tema di attualità, dopo la presa di posizione dei rappresentanti del mondo imprenditoriale a favore della realizzazione della Torino Lione. In un capitolo del report dedicato alla revisione e rimodulazione dei grandi progetti, il Censis fa riferimento alla Tav, caso «significativo»: il costo complessivo previsto per questa opera «si è dimezzato, passando da 8,9 a 4,3 miliardi». Con la riduzione da 84 a 25 chilometri della nuova linea ferroviaria che porta al tunnel e il rinvio di altre opere a valutazioni successive all’entrata in esercizio si è scesi «per la tratta nazionale italiana da 4,4 a 1,7 miliardi» e per quella complessiva da 8,9 a 4,3 miliardi. Il Rapporto segnala che «si conferma la riduzione dei tempi di percorrenza tra Torino e Lione da 3 ore e 43 minuti a 1 ora e 56 minuti».

© Riproduzione riservata