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La patrimoniale? Piace quella sul patrimonio altrui

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la fiducia nello stato

La patrimoniale? Piace quella sul patrimonio altrui

Un elementare dovere di onestà verso chi legge impone una premessa. Quella di essere percettore di una pensione pubblica alta, nel linguaggio responsabile; un “ pensionato d'oro “, per chi predilige il linguaggio di Luigi Di Maio, rimasto immutato nel brusco passaggio da eccitatore di animi a uomo di governo. Nelle democrazie capita, nei momenti duri della vita degli Stati, delle imprese, delle famiglie, che si discuta dell'imposizione di una tassa sui patrimoni, sulle ricchezze o sui redditi. Si può avere un alto reddito e un modesto patrimonio, o il contrario, anche a seconda delle scelte fatte e degli impegni presi nel corso della vita.

Distinguendo tra l'azzardo o la solidità che sta alla base di certi impegni o certe scelte. Solide, e garantite sono le opzioni di vita dietro le quali vi sia una legge dello Stato, accettando la quale il cittadino sa, negli Stati di diritto, che su quella può modellare le proprie decisioni per il futuro.

Senza sorprese, grazie al principio, improvvidamente oggi contestato, della continuità dello Stato: che nulla ha in comune con la volubilità dei governi, la stessa loro partigianeria, mai esemplare, soprattutto quando si retroflette.

È legittimo, ma più propriamente doveroso, ritenere che i cittadini in grado di farlo debbano essere concretamente solidali con chi non lo è. Tutti, a parità di condizioni. Senza distinzione legata alla provenienza ( pubblica o privata) del proprio reddito, che trasformerebbe in un prestito dai risvolti drammatici le pubbliche retribuzioni.

Senza distinzione legata alla fedeltà fiscale, il cui obbligo concreto è assai differente tra professionisti pubblici e privati. Questa è la base dell'appartenenza responsabile a una comunità. Ma non è un dogma, per cui è altrettanto legittimo negarlo.

Non condivisibile è invece la posizione di chi sposa l'idea di una patrimoniale sui patrimoni degli altri, e la contesta per il proprio. Sia che il motivo dell'avversione sia egoistico o, peggio, politico o elettorale. Nel taglio dei vitalizi degli ex parlamentari, ad esempio, l'obiettivo di solidarietà verso i più deboli appare concretamente irrisorio rispetto a quello, squisitamente politico, di dannare la memoria dei partiti, dei governi, degli eletti di un altro tempo. O a quello di colpire segmenti di popolazione marginali per consenso e destinatari di un'azione politica di delegittimazione.

La perdita di fiducia nello Stato, anche da parte di un solo cittadino, è un patrimonio troppo prezioso per sottometterlo a un interesse politico. Una volta perduta, la fiducia lo è per sempre e per tutti , e non vi è modo e tempo di ricostituirla.
montesquieu.tn@gmail.com

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