Italia

Il decreto sicurezza e l’emergenza migranti in Calabria

  • Abbonati
  • Accedi
gli effetti all’indomani del provvedimento

Il decreto sicurezza e l’emergenza migranti in Calabria

La baracca distrutta dalle fiamme in cui dormiva Surawa Jaith, il diciottenne gambiano morto a San Ferdinando - Ansa
La baracca distrutta dalle fiamme in cui dormiva Surawa Jaith, il diciottenne gambiano morto a San Ferdinando - Ansa

Gli effetti del decreto sicurezza, convertito in legge dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e delle politiche migratorie del Governo lasciano già il segno in Calabria, regione emblematica in fatto di immigrazione e di accoglienza, con 136 comuni inseriti nella rete del sistema nazionale di protezione per richiedenti asilo e rifugiati: 3.726 i beneficiari, il 10% di quelli nazionali. Quasi 4.000 gli ospiti dei Cas (Centri di accoglienza straordinaria), compresi quelli dell'ex Cara di Isola Capo Rizzuto (Crotone), il più grande centro per richiedenti asilo d'Europa.

Nel rogo di San Ferdinando
Mentre in quel che resta dello Sprar di Gioiosa Ionica (50 ospiti di cui entro marzo si prevede l’uscita) si organizza il trasferimento in Gambia della salma di Suruwa Jaithe, 18 anni, morto l'altra notte nel rogo della tendopoli di San Ferdinando (la procura di Palmi valuta l'ipotesi dell'incendio doloso), altrove nella regione si tamponano le emergenze.

Migranti: incendio in tendopoli S.Ferdinando, un morto

Surawa, Becky e Soumayla
Surawa farà ritorno nel suo paese. Così ha chiesto il fratello arrivato da Catania per il riconoscimento del corpo. Le fiamme non gli hanno dato scampo. Come a Becky Moses, la giovane donna nigeriana che aveva lasciato Riace perché non ammessa allo Sprar, morta carbonizzata nella baraccopoli di San Ferdinando meno di un anno fa. Stessa zona in cui è stato ucciso a colpi di fucile il sindacalista maliano Soumayla Sacko. Era giugno di quest'anno.

Le espulsioni dal Cara di Isola Capo Rizzuto
Dal Cara di Isola Capo Rizzuto sono state espulsi 24 stranieri con permesso di soggiorno umanitario che però non possono più beneficiare del diritto d'accoglienza nel sistema Sprar. Per una giovane coppia (lei nigeriana, lui ghanese) con una bambina di cinque mesi, si sono aperte provvisoriamente le porte della Croce Rossa: la famiglia dorme in una parrocchia. Per gli altri si sono attivate la Caritas e le associazioni del territorio. Si calcola che nel giro di pochi giorni gli espulsi possano diventare 200. Almeno mille da tutti gli Sprar della Calabria.

I trasferimenti da Riace

Riace torna un paese fantasma: il trasferimento degli ospiti del borgo dell'accoglienza è cominciato da settimane, prima ancora che si potessero toccare con mano gli esiti del decreto sicurezza. Lo ha disposto il Viminale per “palesi irregolarità” nella gestione dello Sprar. Una vicenda che è costata al sindaco Mimmo Lucano, accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti, la sospensione dall'incarico e il divieto di dimora a Riace. Si attendono gli sviluppi dell'inchiesta. I residenti sono spaventati dal vuoto che lasciano le famiglie e i bambini che giocavano nella piazzetta del “villaggio globale”. Chiuso l'asilo, la scuola elementare, le botteghe artigiane. Nella fattoria didattica restano solo gli asinelli utilizzati per la raccolta differenziata nel centro storico (ora affidata a una cooperativa di Lamezia).

Mimmo Lucano: Riace può accogliere gli espulsi
Sono andati via in 70, è rimasto chi non aveva prospettive. E chi ancora crede nel progetto Riace. «Il Comune aspetta il saldo per i servizi erogati e mai contestati nel 2017 e nel 2018 da Prefettura e Ministero», spiega l'assessora ai Lavori Pubblici Maria Spanò che segue da vicino l'evolversi della situazione.
Mimmo Lucano non trova pace. E dai suoi mille esili, dal Nord al Sud dell'Italia, dove riempie le piazze, riceve premi e cittadinanze onorarie (a Roma il 20 parteciperà alla cerimonia per la candidatura di Riace a premio Nobel per la Pace) si tormenta per la sorte di Surawa. E pensa a come risolvere il problema degli espulsi dal Cara di Isola Capo Rizzuto: «A Riace sono disponibili più di 60 immobili. Riace ha bisogno della presenza degli esseri umani. Ok, non posso prendere decisioni io, ma le associazioni che operano sul territorio, sanno che a Riace c'è posto e che si può ripartire. Senza Sprar né altri programmi del ministero».

Oliverio: Smantellare la tendopoli
Il presidente della Regione Calabria Mario Oliverio chiede al ministro dell'Interno Matteo Salvini che «si assumano immediate iniziative degne di un paese civile. A cominciare dallo smantellamento della tendopoli della morte che semina vittime innocenti mentre viene assurdamente sancita la fine dei progetti Sprar e liquidata una esperienza come quella di Riace». Giovanni Maiolo, presidente di Recosol, la Rete dei comuni solidali che in Calabria gestisce lo Sprar di Gioiosa Jonica e di Cinquefrondi in provincia di Reggio Calabria, guarda in prospettiva e dice: «Il decreto sicurezza distrugge il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati per favorire solo la prima accoglienza, i grandi centri, quelli che sull'immigrazione potranno lucrare, creando forti tensioni sociali. Altro che sicurezza!».

© Riproduzione riservata