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Salvini e l’obiettivo impossibile del cento per cento

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IL Piano DEL LEADER

Salvini e l’obiettivo impossibile del cento per cento

Gli italiani, soprattutto quelli che gli sono più lontani –allo stato una decisa maggioranza-, sono avvertiti: Matteo Salvini ha come prossimo obiettivo il sostegno di sessanta milioni di italiani. Con qualche minima approssimazione (uno zero virgola, per stare nell’ambiente), il cento per cento: da raggiungersi non nei sondaggi, che non danno mandato esigibile, ma nelle urne. Un obiettivo mai tentato, e comunque mai riuscito, in un paese dove si voti liberamente.

L’ambizioso progetto trascina alcune riflessioni e altrettante conseguenze. Tra le prime, la difficoltà di conciliarlo con la promessa di lunga amorosa convivenza con l’alleato, o socio contraente, Luigi Di Maio, e il variopinto movimento cinquestelle. Che difetta di esperienza e di conoscenze, non di astuzia e intelligenza, e sa fare di conto quel tanto che serve. A lui, con la declaratoria pubblica e tronfia di questo obiettivo leghista, resta ben poco, forse quella minima approssimazione di cui sopra.

Problema di Di Maio, quello di indagare tra le due opzioni; problema degli elettori non leghisti, e soprattutto non salviniani (almeno del Salvini preecumenico), fare i debiti scongiuri. Ma problema soprattutto del ministro dell’Interno, quello di provare a convincere tutti. Nell’adunanza oceanica nata sulla volontà di espugnare la capitale, per poi scendere più a sud, si è potuto intravedere qualche spiraglio di questa strategia di conquista: sono comparse, nell'accurato registro, aperture ecumeniche del tutto inedite; modelli politici inimmaginabili fino a un minuto prima (De Gasperi, il principale riferimento di generazioni di “ quelli di prima”, l’uomo della politica come armonia, del governare in compagnia anche quando non è necessario; della politica per il futuro, non per l'oggi); ammiccamenti religiosi, non proprio inediti, questi.

Ma manca ancora molto, di apparentemente incolmabile: dalla grande difficoltà di depurare una legittima strategia di contenimento dell’immigrazione, degli aspetti oggi marcatamente xenofobici, e conciliarla con qualche barlume di rispetto e tolleranza, di umana “colleganza”, per migranti che siano sul territorio nazionale o in mare; a quella di conciliare disprezzo e rispetto per gli avversari politici, e non solo per gli elettori non ancora leghisti; e, ancora, non solo nei toni di un giorno; al disarmo verso con altri soggetti istituzionali e non, tipo magistrati, autorità indipendenti, nazionali e sovranazionali, a momenti il capo dello Stato, professoroni, soggetti diversamente pensanti; infine, a un minimo di attenzione nella scelta di amici o alleati oltre i confini , in Europa e nel mondo .

L'elenco è approssimativo, per largo difetto. Come si vede, un'impresa titanica, quella di superare in sostanza gran parte di sé, e delle ragioni del suo successo con i seguaci oggi adoranti per come è. Solo nel caso in cui l'impresa del cento per cento riesca, sarà accettabile vedere un leader di partito, ministro part time, indossare i suoi oggetti del desiderio, le felpe dei vari corpi dell'ordine. Fino a quel momento, quelle felpe sono simboli di protezione di tutti i cittadini, compresi gli avversari di Matteo Salvini. Suscita collera, e forse paura, vederli trasformati in simboli di parte. È contrario allo spirito della nostra Costituzione.

montesquieu.tn@gmail.com

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