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Salvini in Israele: Hezbollah? Terroristi. Difesa: così…

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IL vicepremier a favore di gerusalemme capitale

Salvini in Israele: Hezbollah? Terroristi. Difesa: così si mettono in difficoltà nostri soldati in Libano

In un’intervista al Washington Post, a luglio il leader leghista aveva dichiarato di essere favorevole al riconoscimento di Israele come capitale dello Stato d’Israele, “strappando” con la linea di politica estera classica dell’Italia di  paese mediatore super partes (foto Afp)
In un’intervista al Washington Post, a luglio il leader leghista aveva dichiarato di essere favorevole al riconoscimento di Israele come capitale dello Stato d’Israele, “strappando” con la linea di politica estera classica dell’Italia di paese mediatore super partes (foto Afp)

Il tweet di Salvini con cui il vicepremier, in visita in Israele, definisce Hezbollah «terroristi islamici» fa scattare nel pomeriggio la reazione del ministero della Difesa. «Non vogliamo alzare nessuna polemica - sottolineano fonti del ministero - ma tali dichiarazioni mettono in evidente difficoltà i nostri uomini impegnati proprio a Sud nella missione Unifil, lungo la blue line. Questo perché il nostro ruolo super partes, vicini a Israele e al popolo libanese, è sempre stato riconosciuto nell’area».

Ma la due giorni del leader leghista è anche sotto l’occhio della diplomazia. Mercoledì il responsabile del Viminale “indosserà i panni” del capo del governo e incontrerà il premier Benyamin Netanyahu. Tra i temi sul tavolo quello del complicato processo di pace tra israeliani e palestinesi.

Un dossier su cui il responsabile del Viminale ha una linea alternativa a quella che ha caratterizzato la politica estera italiana negli ultimi anni. Il rischio di uno strappo, anche sotto traccia, con quella che professa una maggiore equidistanza, che sostiene la soluzione “dei due Stati”, e con chi quella linea l’ha sostenuta nei consessi internazionali - a cominciare dalla “macchina diplomatica” - c’è.

La nota del 25 agosto sui nuovi insediamenti israeliani nei territori occupati
Nel 2012, durante il governo Monti (ministro degli Esteri Giulio Terzi) l’Italia ha votato a favore della risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite che ha conferito alla Palestina lo status di Stato non membro osservatore dell’Onu. Il 25 agosto di quest’anno, una nota della Farnesina ha commentato l’annuncio del governo Netanyahu di nuovi insediamenti israeliani nei territori occupati palestinesi: «La Farnesina si interroga con preoccupazione sull’avanzamento nei giorni scorsi di alcuni piani per la costruzione di oltre 1.000 nuove unità abitative in diversi insediamenti in Cisgiordania, nonché per la recente pubblicazione di bandi per la costruzione di oltre 1.100 nuove abitazioni incluso a Gerusalemme Est».

Salvini al Washington Post: Gerusalemme capitale dello Stato d’Israele
La linea della Lega, di cui Salvini è segretario federale, si inserisce nella tradizione del centro destra: solidarietà a Gerusalemme, che difende la democrazia in Medio Oriente ed è in prima linea nella lotta al terrorismo. A luglio, in un’intervista al Washington Post, il leader leghista aveva dichiarato di essere favorevole al riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello Stato d’Israele. Con questo “endorsement” il vicepremier si era nella sostanza discostato dalla linea “classica” dell’Italia che, nel tentativo di ritagliarsi un ruolo di mediazione tra le due parti, ha cercato negli ultimi anni di mantenere una posizione il più possibile equidistante, l’unica che le avrebbe consentito di muoversi nel ruolo di arbitro e, conseguentemente, di promotrice del dialogo, soprattutto in una fase, quale quella attuale, in cui permane lo stallo del processo di pace e allo stesso tempo resta alta la tensione con Hamas, che controlla Gaza.

Il faccia a faccia con Netanyahu
Ora la visita di Salvini. L’incontro con il premier israeliano nella sostanza propone un altro punto di vista: più aperturista nei confronti di Tel Aviv, e meno equidistante. Anche se fonti diplomatiche spiegano che la linea non cambia: l’Italia si muove di pari passo con le Nazioni Unite. E, insieme alla comunità internazionale, sostiene lo schema dei due Stati. Ritiene opportuno lavorare per una soluzione politica a Gaza e per risolvere la crisi umanitaria nella Striscia. Il governo italiano, sottolineano le stesse fonti, continua a seguire con la massima attenzione la questione della possibile demolizione da parte israeliana del villaggio di Khan Al Ahmar, e ha più volte rappresentato alle autorità israeliane la contrarierà allo smantellamento del villaggio e al trasferimento forzato della popolazione.

GUARDA IL VIDEO - Operazione di Israele contro i tunnel di Hezbollah

Le recenti tensioni nella Striscia
In assenza di negoziati, la situazione sul terreno negli ultimi mesi è stata caratterizzata da tensioni nella Striscia di Gaza che si sono tradotti in frequenti scontri al confine. Tra l’11 e il 13 novembre, a seguito di un’incursione delle forze speciali israeliane nella Striscia che ha provocato la morte di sette palestinesi (oltre che di un soldato israeliano), si è innescata una grave escalation che ha visto il lancio di oltre 400 razzi dalla Striscia verso Israele, cui l’aviazione israeliana ha risposto colpendo 160 postazioni di Hamas. Grazie all’intermediazione di Egitto e del Coordinatore speciale dell’Onu Mladenov, è stato concordato un cessate-il-fuoco.

La visita da segretario della Lega e il tweet dal valico di Kerem Shalom
Quello di mercoledì sarà il primo faccia a faccia di Salvini con Netanyahu, leader del partito conservatore israeliano Likud. La prima visita nel paese, da segretario della Lega, risale a fine marzo 2016. Nella trasferta di due anni a mezzo fa - in occasione di una missione di partito, insieme ai suoi due vice, Lorenzo Fontana e Giancarlo Giorgetti - Salvini ha incontrato alcuni esponenti della Knesset, come Avigdor Lieberman, ex ministro degli Esteri e fondatore del partito israeliano di destra Israel Beytenu. La delegazione del Carroccio ha raggiunto il valico di Kerem Shalom, passaggio di confine tra la Striscia di Gaza, Israele ed Egitto. Da lì Salvini in un tweet scrisse: «trentamila soldati di Hamas (finanziati da chi?) che tengono in ostaggio milioni di persone».

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