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Dossier Le grandi icone del motore a scoppio ora sono elettriche

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    Dossier | N. 22 articoliLa sfida della mobilità sostenibile

    Le grandi icone del motore a scoppio ora sono elettriche

    «Ogni giorno è una sfilata e il mondo è la tua passerella». Moda o auto? Ma cosa cambia? La celebra frase di Coco Chanel riferita al mondo del fashion ben si adatta anche ai motori, soprattutto quando si parla di modelli iconici, con un grande passato e che si aggiornano continuando a riscuotere successi.

    Dalle due alle quattro ruote sono numerosi gli esempi che arrivano da tutto il mondo. E tutti accomunati da un grande entusiasmo nella progettazione e creazione. Basti ricordare che un noto marchio americano come Harley-Davidson nacque dal genio creativo di due amici che decisero di motorizzare una bicicletta con un monocilindrico da 117 cc. Ma sono stati gli anni del dopoguerra a dare slancio alla creatività di ingegneri e progettisti. Nel 1946 dalla mano dell’italiano Corradino D’Ascanio nacque la Piaggio Vespa, la 98. Un uomo che non aveva nulla a che vedere con le due ruote: era progettista di elicotteri e non gli piacevano le moto. Il suo estro lo portò quindi a progettare un mezzo per chi non era mai salito su una motocicletta e voleva una guida comoda.

    Nello stesso periodo anche in Germania si stavano vivendo gli anni della ricostruzione post-bellica e lo stabilimento produttivo di Wolfsburg (Volkswagen) era stato seriamente danneggiato. Ma la forza di volontà e la voglia di rialzarsi dagli anni bui appena trascorsi permisero nel 1946, a un anno dalla fine della guerra, di rimettere in costruzione l’edificio e di avviare la produzione del progetto della Typ1, più comunemente conosciuto come Maggiolino. E per caso, durante una visita di Ben Pon, importatore olandese di Volkswagen, venne l’idea di costruire un veicolo commerciale basato sullo stesso pianale del Maggiolino. Pensate che l’illuminazione di un nuovo modello venne a seguito della visione di un carrello allestito. Questo mezzo arriverà nel 1949 prendendo il nome di Typ2, o più noto come Bulli.

    La risposta dell’Italia arrivò nel 1957 a seguito della necessità di un’auto superutilitaria i cui costi di acquisto, uso e manutenzione potessero essere compatibili con il potere d’acquisto della società dell’epoca. Bauhof, impiegato tedesco della Deutche-Fiat inviò a Torino dei disegni ispirati alle forme del Maggiolino e con un motore posteriore a due tempi. Fu Dante Giacosa, ingegnere Fiat, che studiò il nuovo modello. L’estetica funzionava, ma sotto al cofano optò per un motore longitudinale due cilindri paralleli da 479 cm³ e in grado di erogante 13 cv. Nacque così, nel 1957, la «Nuova 500» soprannominata poi «Cinquino».

    E da non dimenticare che in quegli anni c’era un altro problema: la crisi di Suez (1956) che aveva portato alla scarsità di benzina e all’aumento dei prezzi. Questa fu causa della progettazione di un’auto in grado di competere contro le minicar che spopolavano in Gran Bretagna (Bmw Isetta in primis) e che poi divenne un’icona mondiale: Mini. La British Motor Corporation affidò il progetto all’ingegner Alec Issigonis, il quale realizzò un modello compatto (soli 305 cm) con motore anteriore-trasversale, trazione anteriore e in grado di ospitare fino a quattro persone.

    Negli anni ’60 e ’70, quando la ripresa economica era ormai completata e la voglia di divertirsi tornata, ecco l’idea di vetture ispirate all’allegria. Tra queste ricordiamo la Citroën Mehari, o Spiaggina. In sostanza una Furgonetta 2cv a cui erano stati tolti i pannelli e gli interni aggiungendo materiale plastico.

    E con gli anni sono aumentate le auto in strada e i parcheggi sono diventati sempre più una rarità. Nata per la città è smart, modello che fa dell’agilità e dalle dimensioni ridotte un mantra. A vent’anni dal suo lancio, avvenuto nel 1998, e ora sotto il controllo di Daimler (gruppo a cui appartiene anche Mercedes) giunge un’importante notizia: dal 2020 sarà il primo marchio ad avere solo modelli elettrici.

    Sono passati gli anni e le necessità della persone. Così come anche i ritmi e i gusti. Ma certi mezzi sono rimasti nella mente delle persone. Per questo, anche quando le istituzioni richiedono la diminuzione di emissioni e il conseguente passaggio ad alimentazioni alternative (elettrico in primis), le icone restano dei punti di riferimento.

    Partendo dalle eccellenze italiane, Piaggio commercilizza la Vespa elettrica, Fiat cinque anni fa ha avviato le vendite negli Stati Uniti della 500e (elettrica) e ora prepara anche una nuova edizione Eco per l’Europa entro il 2020 dapprima con il mild hybrid e poi 100% alla spina. Più rapide al cambiamento sono state Citroën (Gruppo Psa) e Mini (Gruppo Bmw), la prima ha già presentato la versione elettrica di Mehari e la seconda arriverà nel 2019 con la versione 100% elettrica, anche se abbiamo già potuto provare l’elettrificata Mini Countruyman plug-in.

    Volkswagen fa ancora una volta delle piattaforme il suo scettro. Grazie al pianale Meb per modelli elettrici, sarà possibile costruire la famiglia I.D. che include I.D. Buzz (il Bulli moderno) che arriverà nel 2022 nonché il Maggiolino elettrico (forse a trazione posteriore come all’epoca), quest’ultimo non prima del 2025.

    E gli anni sono passati, ma sempre loro, le moto di Milwaukee sono riconoscibili dal sound. Non sarà esattamente così con l’arrivo di Livewire, la Harley-Davidson elettrica che arriverà sul mercato il prossimo anno. Quindi attenzione perché non è l’apparenza, ma è l’essenza a fare la differenza.

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