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Il MANN di Napoli esempio di gestione sostenibile

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Il MANN di Napoli esempio di gestione sostenibile

Lo scorso 1° dicembre è stata lanciata “OpenMANN”, la campagna abbonamenti del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN), che consentirà di accedere liberamente al museo e alle sue mostre temporanee per 365 giorni.

Si tratta di un unicum nel panorama nazionale e nelle esperienze di gestione dei musei autonomi, che nasce dal desiderio di dialogare in modo sempre più stretto e dinamico con il territorio. La card, che è declinata in diverse tipologie in base alla fascia di età (young, ordinaria e family), è acquistabile a un prezzo di lancio scontato fino al 7 gennaio (per tutte le informazioni relative si rimanda al linkdi riferimento).

“OpenMANN” è solo l'ultima operazione promossa dal museo che, con oltre 12.600 metri quadri di spazi espositivi e una collezione che racchiude testimonianze elleniche ed egizie passando, naturalmente, per la ricchissima collezione di epoca romana, è una delle istituzioni archeologiche più importanti al mondo. Dal 2015, il museo è sotto la guida di Paolo Giulierini, uno dei super direttori nominati da Dario Franceschini nell'ambito della riforma del sistema museale nazionale. Da allora, la crescita del MANN sembra inarrestabile. Grazie a un cambiamento dello stile comunicativo, all'utilizzo delle nuove tecnologie e all'ampliamento di oltre il 60% degli spazi messi a disposizione del pubblico, il museo è riuscito in soli tre anni a raddoppiare il numero di visitatori ( circa 600.000 nel 2018 ) e a diventare un modello di gestione esemplare a cui guardare nelle pratiche museali.

Al direttore Paolo Giulierini abbiamo chiesto cosa è cambiato dalla sua nomina ed in che modo è stato innescato questo cambio di marcia?

La prima cosa che ho fatto, e che la riforma dei musei autonomi mi ha permesso di fare, è stato pubblicare un piano strategico per il periodo 2016-2019. Questo, oltre a definire l'identità dell'istituto, ha fissato le linee guida delle politiche del museo principalmente volte ad intercettare nuovi pubblici in un'ottica di audience engagement, cioè di coinvolgimento attivo del visitatore.

Contestualmente siamo intervenuti sulla comunicazione, sia sul piano dello stile che su quello dei contenuti, con la finalità di creare l'immagine di un museo nuovo e che non fosse legato al solo immaginario canonizzato dal Grand Tour. Tanti gli interventi messi in campo per promuovere il brand museale; da ricordare, ad esempio, “Inspired by MaNN”, il brano donato al museo dal celebre compositore e pianista inglese Michael Nyman, immaginato come una colonna sonora per un percorso di visita. C'è stata, poi, l'incredibile esperienza di “Father and son”, il primo videogioco archeologico, gratuito e adatto a tutte le età distribuito da un museo. In questo lavoro, si è voluto mettere in contatto due mondi apparentemente distanti come l'archeologia ed il gaming al fine di sensibilizzare il pubblico sul delicato rapporto tra passato e presente. Il progetto in questione, pubblicato a marzo del 2017, è stato ideato insieme a Ludovico Solima, professore all'Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, ed è stato sviluppato dall'AssociazioneTuoMuseo capeggiata da Fabio Viola. La storia è quella di Michael, un ragazzo che riceve una lettera dal padre archeologo ormai scomparso e intraprende un viaggio alla volta del Museo Archeologico e della città partenopea. Esplorando le strade di Napoli e le sale del museo, il giocatore viene catapultato in epoche e luoghi differenti. “Father and son” ha svariate possibilità di fruizione, ma solo recandosi fisicamente al museo e pagando il biglietto si ha l'opportunità di sbloccare contenuti e spazi di gioco aggiuntivi. Questo espediente, ideato per accrescere la fruizione delle collezioni museali, ha dato ottimi risultati numerici e ha contribuito notevolmente a promuovere il brand internazionale ed innovativo del MANN. Il videogioco ha avuto a oggi circa 4 milioni di download ed è in cantiere l'ipotesi di realizzare una traduzione in napoletano. In questo momento stiamo anche pensando a una seconda puntata del videogame che, se fruito a pagamento, può rappresentare un reddito aggiuntivo molto interessante.

Parlando di reddito, quali sono le cifre del Museo ?

Ad oggi il bilancio del Museo viaggia sui 5 milioni di euro, quando sono arrivato si aggirava tra i 600mila e i 700mila. Un risultato che, ovviamente, va di pari passo all'aumento numerico del pubblico. Se pensiamo che nel 2015 il museo è stato visitato da circa 280.000 unità, in tre anni siamo riusciti praticamente a triplicare i visitatori: dal 1° gennaio al 31 ottobre 2018 abbiamo avuto circa 550mila visitatori, +18% rispetto al medesimo periodo del 2017. Questi numeri fanno sì che il valore del ticketing nel 2018 sia stato di circa 3 milioni di euro al netto sul nostro reddito complessivo.

Dopo lo sbigliettamento, l'altra grande voce di bilancio è rappresentata dalla capacità del museo di internazionalizzare le sue collezioni: oggi i prestiti per mostre all'estero valgono circa 1 milione di euro. Per fare un esempio, la mostra “Pompeii: The Exhibition” ha viaggiato con oltre 120 opere e preziosi reperti durante tutto il 2018 tra Cina, Giappone, Usa e Sud America e questo iter proseguirà nel 2019. L'operazione di internazionalizzazione della collezione non è banale e non è di certo solamente destinata a mostrare le nostre bellezze all'estero. Questa operazione, infatti, parte piuttosto dalla necessità di capitalizzare le ricchezze dei nostri depositi per molti anni rimasti blindati. Anche con il supporto dell'Università siamo riusciti ad attivare un circuito virtuoso, che ci ha permesso da una parte di entrare in dialogo con il mondo accademico, condividendone il percorso di ricerca e modernizzando l'approccio scientifico del museo, dall'altra di monetizzare un bene inutilizzato, creando un'altra forma di introito.

E la collaborazione con i privati?

A questo forme di ricavo poi si dovrebbe aggiungere il supporto del privato, che in Campania risulta particolarmente difficile per una questione di contesto; in compenso, però, stiamo facendo i primi passi nell'ambito dell'applicazione dello strumento giuridico dell'Art Bonus. Il nostro intento, per il prossimo anno, è quello di creare su modello statunitense l'associazione degli amici del MANN, la quale si occuperà proprio di reperire fondi privati a supporto delle attività museali.

Quali sono i prossimi sviluppi?

La direzione è sempre quella: realizzare un grande museo che sia sempre più legato alla città. Entro il 2019 riapriremo il Braccio Nuovo, un settore di circa 4.400 mq di superficie coperta su quattro piani, che ospiterà un ristorante, una caffetteria, un enorme auditorium e l'ala tecnologica pompeiana. Qui troveranno sede anche i quattro nuovi laboratori di restauro aperti lo scorso anno che, aggiungendosi a quelli esistenti, vanno ad arricchire dal punto di vista strumentale un settore estremamente importante e qualificante del nostro museo. Partiranno, inoltre, tra il 2018 e il 2019, sempre grazie ai finanziamenti PON FESR 2014-2020, i cantieri per il riallestimento della Statuaria Campana, il recupero dei tetti e dei sottotetti dove si trovano i Depositi del Museo.

Da un punto di vista progettuale, il prossimo grande obiettivo è l'apertura dell'ala sotterranea che andrà a collegarsi con le stazioni della metropolitana di Napoli. La realizzazione di questa iniziativa sarà supportata dalFondo di Sviluppo e Coesione (FSC) 2014-2020, a cui il CIPE ha assegnato un miliardo di euro suddiviso in annualità per il finanziamento del Piano “Turismo e Cultura”; per questo lavoro al MANN sono stati assegnati 20 milioni di euro. Riteniamo questo intervento di vitale importanza nella costruzione di un distretto culturale unico che colleghi tutte le istituzioni culturali del quartiere - l'Istituto Musicale di San Pietro Maiella, l'Accademia e il Teatro Bellini - e che inneschi un dialogo con i quartieri circostanti di Forcella e Sanità, con cui stiamo già collaborando attraverso l'associazione che gestisce leCatacombe di San Gennaro. In questi progetti radichiamo le nostre prospettive e tutta la nostra visione di sostenibilità che deve essere, innanzitutto, sostenibilità sociale.

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