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La manovra, un atto di fede nella buona sorte

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Servizio |tra promesse e realtà

La manovra, un atto di fede nella buona sorte

Si confida, dalle parti del governo gialloverde, nella crescita del Pil con la forza di un atto di fede, in quanto tale inspiegabile. Inutile perderci tempo nelle camere, sempre più parcheggi per deputati e senatori nominati dai partiti e sconosciuti agli elettori. Inutile spiegarle al popolo, la trasparenza promessa è una fatica inutile. Si fidi, il popolo, si lavora per lui. Questo è il clima, almeno dentro i Cinquestelle. Ci si crede, e basta. Il primo a non crederci è il socio leghista, reso tranquillo dall’intrasferibilità dei migranti, una carta di gioco senza scadenza, dal piccolo tassello”smontato” della riforma Fornero, dai sondaggi generosi. Tanto basta, nella speranza di entrambi i contraenti, per arrivare a maggio, alle elezioni europee, senza avversari esterni.

Dove la fede più cieca si ferma, è nell’unica carta dei Cinquestelle, il reddito di cittadinanza, e più precisamente nei misteriosi centri per l’impiego, che ne sono la necessaria, basica premessa, la precondizione. Qui si entra in un campo dove la buona sorte e l’improvvisazione lasciano il posto alla conoscenza, alla capacità, alla competenza, all’organizzazione. L’efficienza burocratica, il grande problema italiano, che la politica vede alla stregua delle calamità naturali, e non come il riflesso della propria impotenza. Si tratta di studiare, progettare degli uffici di elevata professionalità e specialità, oggi inesistenti; di reclutare e formare, dal nulla, qualche migliaio di persone. In pochi mesi. Reclutamento e formazione sono le basi per una buona amministrazione, e presuppongono a propria volta competenze complesse e organizzazione. Chi formerà i formatori?

In Italia è allo studio l’ennesima riforma burocratica – una per ogni governo, da trent’anni - un po’ come le leggi elettorali- : e prende pigramente le mosse dal problema dei fannulloni, e non con riguardo all’efficienza, ma più modestamente alla presenza in ufficio. Ora, è il momento delle impronte digitali degli impiegati: dei dirigenti, ancora una volta, sembra interessare la affidabilità politica. Siamo alla preistoria della scienza e della pratica di una buona amministrazione.

Ci si impantana qui , prima di affrontare i veri nodi del reddito di cittadinanza. A chi spetti, a quanti, con quali requisiti, di quale fascia di età: e siamo ancora alle premesse. Le difficoltà ambientali, il grado di disoccupazione reale, il rapporto con chi a quel reddito stenta ad arrivare con un regolare rapporto di lavoro. I controlli, i contenziosi, le proposte di un lavoro che non c’è, specie al sud. Le interferenze di una criminalità tutt’altro che incompetente e disorganizzata. Tutto è potenzialmente dirompente. E tanto d’altro. Problemi di tale complessità da richiedere non una generica competenza , che pure latita. Gira e gira , si finisce con lo sbattere sempre lì , la competenza e la complessità del governare. Altro che la fede, la magia, l’onestà presunta (qualche scricchiolio), la sincerità (un bel pezzo dell’onestà ,e qui scricchiola tutto): la buona sorte , invece che il governo,protegga gli italiani.

montesquieu.tn@gmail.com

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