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Anticorruzione e global compact, percorso a ostacoli per la maggioranza

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Anticorruzione e global compact, percorso a ostacoli per la maggioranza

L’attenzione in queste ore è tutta concentrata sulla manovra, sulla conclusione del confronto con la commissione Ue. Di Maio e Salvini si mostrano compatti. Ripetono che è stato fatto il massimo quanto al taglio del deficit e allo stesso tempo garantiscono ai loro elettori che quei 7 miliardi in meno non incideranno negativamente né sul reddito di cittadinanza né su quota 100.

Si tratta tuttavia di una compattezza apparente, dettata dalla necessità di difendersi e destinata ad esaurirsi non appena la manovra avrà tagliato il traguardo. La liaison gialloverde mostra crepe sempre più profonde. Al punto che il ricorso alla fiducia più che un’eccezione è diventato quasi la regola per superare i contrasti nella maggioranza. E quando questo non è possibile, l’escamotage diventa il rinvio. Come sta per avvenire sul global compact, il patto sull’immigrazione benedetto dall’Onu e sostenuto pubblicamente al Palazzo di vetro dal premier Giuseppe Conte. Peccato però che poco dopo sia stato bocciato dal suo vice leghista e ministro dell’Interno pronto a schierare l’esecutivo italiano sulle posizioni di Trump è Orban. Di qui la decisione di posticipare il verdetto.

Tra i pentastellati serpeggia il malumore per l’ennesimo diktat del leader della Lega a cui si è opposto pubblicamente il presidente della Camera Roberto Fico. Per evitare di andare in ordine sparso il governo presenterà questa sera una mozione in cui in sostanza si rinvia la decisione. Addirittura c’è chi sostiene che potrebbe slittare - proprio per i dissapori interni - lo stesso voto sulla mozione di rinvio. Molto dipenderà anche da quanto accadrà nelle prossime ore sul Ddl anticorruzione. Di Maio ha ordinato ai suoi deputati di essere tutti presenti in aula per evitare quanto accadde il 20 novembre scorso, quando grazie al voto segreto una parte della maggioranza votò con l’opposizione l’emendamento dell’ex pentastellato Catello Vitiello che alleggeriva il reato di peculato e abuso d’ufficio. Allora il M5s accusò di tradimento i leghisti. Il testo è stato poi corretto al Senato ma per evitare sorprese il governo si è messo al riparo chiedendo la fiducia. Alla Camera per ora sembra si proceda senza. Ma non è detto. Anche perché Vitiello l’emendamento l’ha ripresentato...

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