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Per Roma deficit strutturale tagliato dello 0,2%

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L'Analisi|La manovra

Per Roma deficit strutturale tagliato dello 0,2%

Con la revisione al ribasso della stima di crescita per il 2019, che si dirige intorno allo 0,9-1% rispetto all’1,5% stimato a settembre, il Governo punta sul conseguente incremento dell’output gap. Indicatore prezioso che misura il potenziale di crescita su cui si basa il calcolo del deficit strutturale. In tal modo, con la correzione del deficit nominale dal 2,4% al 2,04%, sarebbe garantita una riduzione tra lo 0,1 e lo 0,2% del deficit strutturale, soddisfacendo in tal modo – almeno questa l’aspettativa di Palazzo Chigi e del Mef – una delle richieste aggiuntive avanzate dalla Commissione Ue. Sostiene il nuovo quadro l’ulteriore limatura al ribasso delle dotazioni per reddito di cittadinanza e “quota 100”, che scenderebbero (ma solo per il prossimo anno) nei dintorni dei 5 miliardi per ciascuno dei due fondi. Si partiva da 9 miliardi per il reddito di cittadinanza, poi scesi a 7,1 miliardi ma che al netto dei 2 miliardi appostati per il Reddito di inclusione si collocano ora appunto attorno ai 5 miliardi. Per quota 100 i nuovi calcoli tengono conto del meccanismo delle “finestre”, e in ogni caso le due misure non entreranno effettivamente in vigore prima di aprile. Basteranno questi ritocchi a evitare la procedura d'infrazione? Stando alle indiscrezioni che si rincorrevano ieri, il giudizio finale sulla manovra slitterebbe direttamente al nuovo anno. Una prassi del resto già seguita in più occasioni, anche nel corso della passata legislatura. In questo caso, a rafforzare l’ipotesi del rinvio, sarebbe anche l’inedita circostanza che il Parlamento, a una manciata di giorni dalla pausa natalizia, deve ancora esprimersi sui contenuti più rilevanti della legge di Bilancio. L’ultima riunione dell’anno della Commissione Ue, fissata appunto per domani, cade proprio nel bel mezzo del perfezionamento dell’iter di approvazione della manovra che nell’attuale configurazione si attesterebbe attorno ai 30-32 miliardi. Occorre considerare anche le maggiori spese (e relative coperture) da inserire in manovra che in base all’accordo raggiunto due sere fa a palazzo Chigi ammontano a circa 1 miliardo. Se questo sarà effettivamente il punto di caduta di un braccio di ferro che prosegue di fatto da due mesi, restano però irrisolti alcuni nodi, da dipanare già nei primi mesi del 2019. Con il nuovo quadro macroeconomico sarà arduo garantire una sia pur modesta riduzione del rapporto debito/pil. L’altra questione aperta riguarda le misure una tantum, che non concorrono a ridurre il deficit strutturale. Infine solo con una notevole dose di ottimismo si può ipotizzare che si riesca a incassare dalle dismissioni 18 miliardi nel 2019, di cui circa 3 miliardi dalla vendita degli immobili pubblici.

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