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Il «caso Fazio» in Rai, storia di un rapporto sempre più tormentato

(Ansa)
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La freddezza fra partner, nei matrimoni, difficilmente porta a buoni esiti. Che in Rai ci sia “freddezza” fra Fabio Fazio e l’amministratore delegato Fabrizio Salini non è certamente un buon segnale per la continuazione di un rapporto che negli ultimi due anni è stato molto tormentato. E se il passaggio da Rai 1 a Rai 3 appare onestamente molto difficile, non è altrettanto difficile pensare che il matrimonio stia andando verso una naturale consunzione. Ancora per la fine della stagione c’è tempo, ma - penali a parte - è arduo pensare che si vada avanti così.

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A riportare Fabio Fazio al centro dell’attenzione – un ritorno visto che un anno e mezzo fa sul contratto del conduttore ligure si è dibattuto a lungo, con strascichi di ricorsi e carte bollate – è stato il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio in audizione davanti alla Commissione di Vigilanza Rai, qualche giorno fa. Lì il titolare M5s del Mise ha risposto senza giri di parole a un’apposita domanda dicendo che esiste «un caso Fazio in Rai», auspicando che sia affrontato «presto per quanto riguarda il tema della retribuzione e delle ingegnerie delle case di produzione». A stretto giro è arrivata la risposta del conduttore ligure, manifestando immediata «disponibilità» a parlare di «televisione, costi, ricavi» e soprattutto «di prodotto e di contenuto».

Replica polite e di buonsenso. Ma muoversi in un’azienda significa anche parlarne con il capoazienda. Cosa che non sarebbe avvenuta. Da qui l’irritazione di Salini. E difficilmente si può considerare inadeguata una presa di posizione così, in un’azienda normale. In un’azienda come la Rai poi, in cui la vicinanza della politica rende sostanza anche la forma, scivoloni così non sono proprio il massimo della vita. Poi magari se qualcosa dovrà succedere non sarà per questo. Ma il precedente non aiuta.

Quel che è certo è che il rinnovo del contratto di Fazio nell’estate 2017 con passaggio da Rai 3 a Rai 1 è stato fin troppo tribolato. E le scorie a un anno e mezzo di distanza dicono tutto. Del resto, l’attuale presidente pentastellato della Camera, Roberto Fico, nella sua veste di presidente della Commissione di Vigilanza Rai allora lo etichettò come «classico comunista col cuore a sinistra e portafogli a destra». Ma bordate arrivarono anche dal Pd Michele Anzaldi. Che però anche ora in piena bagarre e per un Pd schierato a difesa di Fazio dagli attacchi gialloverdi, in un’intervista al sito di Leggo, non arretra: «Il passaggio di Fazio da Rai3 a Rai1 è avvenuto con una lunga serie di profili di illegalità, che ho denunciato con dettagliati esposti a Corte dei Conti e Anac», rilievi «confermati anche dall'Autorità Anticorruzione».

Il resto del Pd però, come detto, cavalca l’allarme partito dai rumors sullo spostamento di Fazio da Rai 1 a Rai 3, a testimonianza del fatto che il conduttore, che in Rai ha iniziato nel lontano ’82, sarebbe finito nel mirino del governo M5s-Lega. A Fazio era stata giurata già dai tempi dell’approvazione del tetto ai compensi, con deroga per prestazioni di natura artistica, da 240mila euro lordi introdotto dalla legge sull'editoria del 2016. Il conduttore criticò platealmente questa legge minacciando di lasciare la Rai. Contatti con Discovery ci sono poi anche stati. Ma alla fine Fazio è rimasto in Rai. Risultato: un fuoco di fila mai veramente sopito, ma che ora è ripreso in grande stile dopo l’audizione di Di Maio.

Tutto questo anche se i detrattori non ci stanno a etichettare la bagarre come “politica”. Questione di costi e ascolti replicano. Sul primo punto c’è un compenso annuo garantito di 2,2 milioni, per 4 stagioni, per realizzare “Che tempo che fa” su Rai1 cui si aggiungono i costi per la produzione sostenuti da una società – L’Officina – di cui lui stesso è socio. Su questo versante dalla Rai, il precedente dg Mario Orfeo lo ha fatto più volte, puntualmente si replica che ogni singola puntata di “Che tempo che fa” costa alla Rai la metà rispetto a una prima serata di intrattenimento sulla rete ammiraglia: sui 400mila euro contro 800mila. C’è poi il tema ascolti. Anche qui però le cose non sembrano andare male per Fazio, anzi. Solo per citare l’ultimo dato di domenica 17 dicembre “Che tempo che fa” ha registrato il 17,26% di share, pari a 4.274.000 spettatori.

Numeri, quelli di questa stagione, fatti anche con puntate che hanno generato discussione. Come quella in cui Fabio Fazio ha invitato Mimmo Lucano, il sindaco di Riace conosciuto per il modello di accoglienza dei richiedenti asilo, ma proprio per questo finito alle prese con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Solo un esempio. Ma il conto alla rovescia per il redde rationem sembra essere iniziato.

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