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Dalla morte di Leonardo allo sbarco sulla Luna, gli anniversari del 2019

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Passato e presente

Dalla morte di Leonardo allo sbarco sulla Luna, gli anniversari del 2019

Luglio 1969. Lo sbarco del primo uomo sulla Luna (Reuters)
Luglio 1969. Lo sbarco del primo uomo sulla Luna (Reuters)

Gli eventi della storia ci aiutano a capire il nostro tempo: chi ignora il proprio passato, diceva Indro Montanelli, non può comprendere il proprio presente. Cominciamo con un salto all'indietro di cinque secoli per ricordare l'uomo simbolo del Rinascimento, Leonardo da Vinci, scomparso il 2 maggio 1519 ad Amboise (in Francia). Cento anni fa, dopo la fine della Prima guerra mondiale, si apriva il 18 gennaio 1919 la Conferenza di Versailles, destinata purtroppo a dare solo un'illusione di pace. Cinquant'anni fa, il 21 luglio 1969, la conquista della Luna seguita in tv in tutto il mondo. Pochi mesi dopo, il 12 dicembre, con la strage alla Banca Nazionale dell'Agricoltura a Milano comincia il Italia la “strategia della tensione” dei gruppi neofascisti. Dieci anni fa, il 6 aprile 2009, il sisma dell'Aquila che causa più di 300 morti.

500 anni fa
2 maggio 1519 – La morte di Leonardo. Nel castello di Cloux, presso la residenza reale di Amboise sulle rive della Loira, muore all'età di 67 anni Leonardo da Vinci. Da un paio d'anni aveva accettato i ripetuti inviti del re di Francia Francesco I, che gli aveva conferito il titolo di «Premier peintre, architecte et mécanicien du Roi». Il fascino di Leonardo, uomo simbolo del Cinquecento italiano e dello spirito del Rinascimento, resta indiscusso. Citiamo alcuni appuntamenti del 2019: a Parigi il Louvre prepara una grande mostra in settembre, a Milano sono previsti eventi al Castello Sforzesco, al Museo della Scienza e Tecnologia, oltre che (ovviamente) al Cenacolo Vinciano.

Autoritratto di Leonardo (Marka)

100 anni fa
15 gennaio 1919 – Insurrezione spartachista a Berlino. Soffocata nel sangue la rivolta della Lega Spartaco (dal nome del capo degli schiavi nella Roma antica), movimento della sinistra marxista. I capi rivoluzionari Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht vengono catturati e brutalmente uccisi da ex ufficiali prussiani, con il benestare del governo socialdemocratico di Friedrich Ebert.
18 gennaio – Apertura della Conferenza di pace. Dopo poco più di due mesi dalla fine della Prima guerra mondiale, si apre a Parigi la Conferenza per la pace, chiamata a ridisegnare la carta politica dell’Europa, dopo il crollo dei quattro imperi artefici della storia continentale dalla caduta di Napoleone fino al 1914: austro-ungarico, tedesco, russo e ottomano. Dal 25 marzo le trattative saranno affidate al Consiglio dei Quattro: il francese George Clemenceau, il britannico David Lloyd George, l'americano Woodrow Wilson e l'italiano Vittorio Emanuele Orlando. Ma, con il pretesto che l’Italia aveva i suoi interessi essenzialmente nei confronti dell'Austria, il nostro presidente del Consiglio Orlando e il ministro degli Esteri Giorgio Sidney Sonnino si ritroveranno ben presto ai margini del negoziato più importante, quello con la Germania. Il Consiglio delle potenze, di fatto, da quadripartito diventa tripartito.
28 aprile – Nasce la Società delle Nazioni. L'assemblea plenaria della Conferenza di pace approva lo Statuto della Società delle Nazioni. Benché auspicata nel gennaio 1918 dai “Quattordici punti” del presidente americano Woodrow Wilson, al fine di accrescere il benessere dell'umanità e prevenire le guerre, alla Società delle Nazioni non aderiranno gli Stati Uniti, per l'opposizione dei repubblicani al Senato.

La firma del Trattato di Versailles. ©Photo Josse/Leemage / Afp

28 giugno – Firma del Trattato di Versailles. Nel Salone degli Specchi della reggia di Versailles, dove nel 1871 i Prussiani avevano proclamato l'Impero germanico, viene firmato il Trattato di pace con la Germania. Tornano alla Francia Alsazia e Lorena, alcune regioni orientali tedesche passano alla Polonia, Danzica viene dichiarata Città libera. I tedeschi si impegnano a ripagare i danni di guerra e a smilitarizzare la valle del Reno. Francia e Gran Bretagna, tramite il sistema dei mandati, ottengono il controllo delle colonie tedesche in Africa. Il Trattato con l’Austria sarà invece firmato il 10 settembre a Saint-Germain-en-Laye: l’Italia ottiene il Trentino fino al Brennero e Trieste con la Venezia Giulia, ma non Fiume (rivendicata dal nostro governo, seppure non prevista dal Patto di Londra del 1915). Sulla Questione adriatica c'era stato un aspro contrasto con gli alleati in aprile: la delegazione italiana aveva respinto il memorandum dei confini con la Jugoslavia, stilato dal presidente americano Wilson, ed era rientrata a Roma, accolta trionfalmente. Ma la sera del 5 maggio Orlando e Sonnino, constatato l’isolamento diplomatico dell'Italia, risalgono sul treno per Parigi, dove vengono accolti quasi come fastidiosi postulanti, mentre le potenze vincitrici della guerra decidono la nuova carta dell'Europa e del mondo.
12 settembre – I “legionari” di D'Annunzio occupano Fiume. Al comando di Gabriele D'Annunzio un gruppo di volontari armati e un battaglione di granatieri dell'esercito, partiti da Ronchi presso Monfalcone (poi Ronchi dei Legionari), occupano Fiume e proclamano la “reggenza del Quarnaro” in vista dell'annessione all'Italia, mettendo in forte imbarazzo il governo di Francesco Saverio Nitti (subentrato a Orlando dal 23 giugno). A Fiume (oggi Rijeka, in Croazia) D'Annunzio resterà fino agli ultimi giorni del 1920, venendone poi allontanato dall'esercito italiano nel cosiddetto “Natale di sangue”. Dal 1924 al 1945 la città adriatica sarà comunque annessa ufficialmente all’Italia.
28 ottobre – Gli Stati Uniti approvano il “proibizionismo”. Con l'approvazione del XVIII emendamento della Costituzione e del Volstead Act, che entreranno in vigore nel gennaio 1920, gli Stati Uniti vietano la fabbricazione, la vendita, l'importazione e il trasporto degli alcolici. Comincia il “proibizionismo” che resterà in vigore fino al 1933, quando sarà abolito dal nuovo presidente democratico Franklin D. Roosevelt. Pur apprezzabile nelle intenzioni dei promotori, il divieto federale sugli alcolici (“The Noble Experiment”) non avrà esito felice: i “ruggenti anni Venti” si associano infatti negli Stati Uniti al contrabbando e al gangsterismo.
16 novembre – Italia alle urne: avanti socialisti e popolari. Le elezioni politiche a suffragio universale (maschile) e con il nuovo sistema proporzionale, che riduce l’importanza dei singoli candidati e accresce il peso dei partiti organizzati, vedono il successo dei socialisti e dei popolari di don Luigi Sturzo, che conquistano – sommati - circa metà dei seggi. I fascisti di Benito Mussolini, presentatisi solo a Milano con una lista da lui capeggiata, non ottengono seggi.
19 novembre – Il Senato Usa boccia il Trattato di Versailles. Il Senato americano respinge il Trattato di Versailles; gli Stati Uniti non entrano a far parte della Società delle Nazioni, proposta dallo stesso Woodrow Wilson. Il presidente, che aveva fatto un giro di propaganda nel Paese tenendo numerosi comizi, per lo stress fisico e psicologico, viene colpito da paralisi. Nel 1920 Wilson sarà insignito del premio Nobel per la pace, ma negli Stati Uniti soffia ormai il vento dell'isolazionismo.

50 anni fa
21 luglio 1969 – Il primo uomo sulla Luna. Si avvera il sogno impossibile di generazioni di poeti, di scienziati e della gente comune: raggiungere la Luna. Nella notte fra domenica 20 e lunedì 21 luglio 1969 l'astronauta americano Neil Amstrong posa il piede sul suolo lunare e pronuncia la storica frase: «È un piccolo passo per l'uomo, ma un balzo gigantesco per l'umanità». Con Amstrong, capo della missione “Apollo 11”, ci sono Michael Collins, pilota del veicolo di comando (rimasto in orbita lunare), ed Edwin Aldrin, pilota del modulo lunare e secondo uomo a scendere sulla Luna. Centinaia di milioni di persone in tutto il mondo seguono l'impresa in diretta tv (con le immagini in bianco e nero). La Rai manda in onda uno “Speciale Luna” che dura oltre 28 ore, dove succede anche un (simpatico) qui pro quo fra Tito Stagno (che conduceva la trasmissione in studio con Andrea Barbato) e Ruggero Orlando (corrispondente Rai dagli Usa e inviato a Houston) sul momento preciso dell'allunaggio.
1° settembre – Gheddafi al potere in Libia. A Tripoli il “Consiglio della rivoluzione” con a capo il colonnello Muammar Gheddafi destituisce re Idris-al-Senussi e assume il potere proclamando la Repubblica araba di Libia. Il nuovo governo adotta una politica di tipo nasseriano, basata sui principi dell'ortodossia islamica, nazionalizza banche e proprietà straniere. Nel luglio 1970 Gheddafi preannuncia la confisca di immobili e terreni degli italiani residenti in Libia; l’estate passa tra altisonanti dichiarazioni pubbliche e accomodanti segnali privati, ma il 7 ottobre arriva l’ordine di espulsione: circa 20 mila nostri connazionali rientrano e vengono smistati nei campi profughi in Campania, Puglia e Lombardia. Alla Farnesina è Aldo Moro a gestire la crisi diplomatica, ma l'improvvisa morte del leader egiziano Nasser, il 28 settembre, su cui contava il nostro ministro degli Esteri per una mediazione, fa precipitare gli eventi.

La strage di Piazza Fontana (Photo by AFP)

12 dicembre – La strage di Piazza Fontana a Milano. Poco dopo le 16.30 di venerdì 12 dicembre 1969 un tremendo boato scuote l'edificio della Banca Nazionale dell'Agricoltura (allora aperta alla clientela anche di pomeriggio) in Piazza Fontana a Milano, a poche decine di passi dal Duomo e dalla sede dell’Università Statale: l’attentato dinamitardo fa 17 morti e quasi novanta feriti. Nello stesso giorno una seconda bomba viene ritrovata inesplosa in piazza della Scala, mentre altri tre attentati, con una quindicina di feriti, avvengono a Roma. In una prima fase gli inquirenti seguono soprattutto la pista anarchica, con il fermo di Giuseppe Pinelli - che il 15 dicembre muore “precipitando” dalla finestra al quarto piano della questura di Milano - e l’arresto di Pietro Valpreda, che sconterà tre anni di carcere, prima di essere assolto. Le successive inchieste e i diversi processi rivelano invece che la strage è da attribuire a terroristi dell'estrema destra, collegati con apparati deviati dello Stato, in quella che fu chiamata «strategia della tensione», volta a destabilizzare le istituzioni democratiche e incutere paura nei cittadini. Nel 2005 la Cassazione ha affermato che la strage fu ideata dalla cellula eversiva di “Ordine Nuovo” capitanata da Franco Freda e Giovanni Ventura (non più processabili perché già assolti con sentenza definitiva), mentre non è mai stata pronunciata una sentenza per gli esecutori materiali, che portarono nella banca la valigia con la bomba.

Il terremoto dell’Aquila, 6 aprile 2009 (Marka)

10 anni fa
6 aprile 2009 – Il terremoto dell'Aquila. Alle ore 3.32 della notte una scossa tellurica di intensità 5.8 della scala Richter colpisce L'Aquila e i paesi limitrofi, provocando più di 300 morti e 1.600 feriti, con 65mila sfollati e oltre 10 miliardi di euro di danni stimati. In luglio il vertice del G8, a guida italiana, già programmato sull'isola della Maddalena, in Sardegna, per decisione del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, si svolge nella caserma della Guardia di Finanza di Coppito, poco fuori L'Aquila. Barack Obama e gli altri leader visitano la città devastata dal terremoto e promettono aiuti. Nel dicembre 2017 si sono finalmente conclusi i lavori di ricostruzione della basilica di Santa Maria di Collemaggio, il monumento religioso simbolo della città, che è stata riaperta al pubblico ed è tornata ad ospitare le spoglie di papa Celestino V (che lì era stato incoronato nell'estate 1294 e dopo pochi mesi rinunciò alla carica). A distanza di dieci anni dal terremoto però - tra ritardi burocratici, fondi bloccati e inchieste penali -L'Aquila resta in buona parte quasi una città fantasma, con le case delle “New Town”, volute da Berlusconi e dal capo della protezione civile di allora Guido Bertolaso, che riscontrano crolli o degrado e molte famiglie che ancora vivono nei Map, i moduli abitativi provvisori.

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