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Dal Lisippo alle opere trafugate dai nazisti: ecco i beni di cui…

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dopo l’appello degli uffizi

Dal Lisippo alle opere trafugate dai nazisti: ecco i beni di cui l’Italia chiede la restituzione

Il recente appello alla Germania del direttore degli Uffizi Eike Schmidt per la restituzione di 'Vaso di Fiori' di Jan van Huysum, quadro rubato dai nazisti che manca da Firenze dalla seconda guerra mondiale, ha acceso i riflettori su una vicenda più complessa. Salvatore Giannella nel libro “Operazione Salvataggio” (edizioni Chiarelettere) restando solo ai beni trafugati in Italia durante il fascismo e la seconda guerra mondiale cita un elenco lunghissimo. Non sono mai tornati almeno 1653 pezzi: 800 dipinti, decine di sculture, arazzi, tappeti, mobili, strumenti musicali, tra cui violini Stradivari, e centinaia di manoscritti.

E la questione ha anche risvolti giudiziari. Il Gup del Tribunale di Bologna ha disposto a novembre la confisca degli otto quadri, dipinti da artisti come Tiziano, Tintoretto e Caropaccio, che dopo la Seconda guerra mondiale furono sottratti dai nazisti, per conto del maresciallo del Reich Hermann Goering, e finite al museo di Belgrado. L'inchiesta della Procura di Bologna punta ad ottenere la restituzione delle opere d’arte, ma sarà complicato, visto che le autorità di Belgrado hanno già respinto le rogatorie dei pm italiani. La situazione rimane quindi in stallo e per sbloccarla dovrebbe entrare in campo la diplomazia.

Diverso, ma ugualmente celebre, il caso del Lisippo. La giustizia italiana ha detto «l’ultima parola» sul destino dell’Atleta Vittorioso, il bronzo (ripescato casualmente al largo di Fano nel 1964, ndr) alto circa un metro e mezzo, risalente al IV sec. e attribuito a Lisippo, conteso da anni tra l’Italia e il Museo Getty di Malibu che lo acquistò nel 1977 per 3,7 milioni di dollari. La Cassazione ha respinto integralmente lo scorso dicembre il ricorso presentato dai legali del museo contro l’ordinanza immediatamente esecutiva per la confisca del bene «ovunque esso si trovi» emessa dal gip di Pesaro Giacomo Gasperini a giugno. E ha parlato nelle motivazioni di acquisto connotato da «inspiegabile e ingiustificabile leggerezza». Ma il Getty ha annunciato battaglia: «continueremo a difendere il nostro diritto al Lisippo. La legge e i fatti non giustificano la restituzione al governo italiano di una scultura che è stata esposta al pubblico a Los Angeles per quasi messo secolo» ha detto Lisa Lapin, vice presidente delle comunicazioni del Getty.

C’è poi il capitolo francese. Napoleone con il suo progetto di conquista dell’Europa varò anche un colossale piano di razzia di oggetti artistici. Dopo la sua sconfitta gli Stati italiani cercarono di di rientrare in possesso delle opere d'arte sequestrate. Ma a quanto pare su 506 dipinti di provenienza italiana, ben 248 ossia circa la metà restarono in Francia. Fanno mostra di sé al Louvre e non solo.

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